Sveliamo la leggenda che nasconde la realtà. Sul campo ecco come deve cambiare l'atteggiamento della squadra
Quanto sarebbe bello tornare a parlare di calcio in questi editoriali, e, nel finale giuro che lo farò perché mi sta molto a cuore differenziare le potenzialità reali di questa Juventus rispetto a quelle espresse in campo per forza e necessità, ma sento il dovere di cominciare, ancora una volta, dalle vicende extra campo.
Stiamo assistendo da troppo tempo ormai a due realtà: una vera e l'altra artefatta. Quella artefatta nasce dalle leggende metropolitane, quelle figlie del passato e di una pagina in particolare, quella di Calciopoli, fatta passare per Juventusopoli, dimenticandosi chi e cosa ha riguardato quella famosa cupola, meccanismi che abbiamo raccontato molto meglio noi su BianconeraNews portando alla luce intercettazioni che avrebbero dovuto azzerare tutti i vertici delle istituzioni, e portare alla saggia decisione di una ricostruzione dalle fondamenta. E invece si scelse di punire la Juventus e, complice la stessa passività difensiva del club, i bianconeri vennero identificati come i responsabili unici. Scontata la pena non si è più colpevoli. Questo lo dice la legge, ma non il tribunale popolare per cui una volta colpevole, lo sei per sempre. Soprattutto se ti chiami Juventus.
Questa storia la conosce bene chi di voi si trova costantemente in un dibattito sul calcio italiano che, puntualmente, si trascina alla solita pappardella imparata a memoria dagl odiatori: "Vogliamo parlare di Calciopoli? Avete pure il coraggio di parlare? E su.. siete ladri". E potete giurare che coloro i quali vi pronunciano queste esatte parole non hanno letto una sola pagina del processo e che dello stesso non conoscono nulla se non il finale. Anzi, una parte del finale, quello che vede la Juventus retrocessa in B e che li autorizza a dire "Neanche vi siete difesi, dovevate sparire". Sulla base di cosa? Di loro populistiche supposizioni, non certamente sulla verità dei fatti quelli che andrebbero ricercati e che chiarirebbero tante cose. Ma fin quando ci sarà la Juventus, ci sarà l'alibi per chi non riesce ad avere la continuità di vittoria e la storia del club bianconero.
Poi esiste la realtà vera. Quella in cui la Juventus ha pagato a caro prezzo le colpe di tutti del passato, si è rimboccata le maniche e si è costruita: stadio, Next Gen., Women, Continassa, JHotel, JMedical e altre strutture collaterali, aumentando le spese e quindi le perdite in tempo Covid quando non ha potuto sfruttare al meglio l'acquisto del secolo: Cristiano Ronaldo. Ma intanto ha inanellato 9 scudetti di fila. Un dominio che ha indispettito il sistema calcio che si ha "deciso" di fare la guerra alla Juventus, appoggiato dall'Uefa di Ceferin a cui Andrea Agnelli, con la creazione della SuperLega insieme a Real e Barça, ha lanciato una sfida. E da qui sono cominciati i guai e il doppiopesismo: un'inchiesta sulle legali plusvalenze diventate sentenza soltanto per il club bianconero, manco si potessero fare da sole, con tanto di 15 punti di penalità prima che il club potesse difendersi; squalifiche di allenatori che cominciavano dopo le partite contro la Juventus (il caso Mourinho), perfino il razzismo usato per colpire la Juventus, unica a cui è stata chiusa la curva nonostante i soli 2 individui tacciati di razzismo erano stati identificati e puniti in 24 ore; video di ululati razzisti di La Spezia nei confronti di Kean cancellati dal profilo ufficiale tweet della Lega Calcio; squalifiche a giocatori con proporzione 1 a 3. Tutto in una sola stagione. La domanda è legittima: se la Juventus, come vuole la leggenda popolare, è al comando del palazzo, non è che ha sbagliato palazzo?
Domanda retorica cui i bastano i fatti elencati a dare una risposta. Ma veniamo, ora, al campo.
Cominciamo col dire che questa stagione, per i motivi di cui sopra, va considerata con tanti alibi per un allenatore che ha salvato il salvabile facendosi, in parte, perdonare per la prima sciagurata parte di stagione in cui, senza che fosse cominciata la guerra, si è fatto buttare fuori dal girone Champions collezionando 5 sconfitte, risultato tristemente storico. Detto questo, sul campo, questa squadra e questi giocatori devono poter dare di più e per dare di più deve essere anche l'allenatore ad alzare il baricentro, a trasformare un 3-5-1-1 almeno in un 3-5-2 o in un 4-3-3. E prima ancora dei numeri, qualsiasi essi siano, deve cambiare l'interpretazione che la squadra ne deve dare: quest'anno bisogna alzare gli scudi, ma dall'anno prossimo, con o senza Allegri, serve un cambio di passo che questo allenatore non ha e allora, anche qui la soluzione è già scritta. Ma per adesso: tutti con Allegri e con la squadra per combattere le avversarie in campo e fuori. Nella realtà vera e non in quella romanzata dai replicanti di pensiero...
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