Il solito canovaccio, i soliti limiti
Bisogna essere molto onesti: al momento, per quanto abbiamo visto in queste prime tre partite della stagione, aver avuto Spalletti dall’inizio della preparazione, come qualcuno chiedeva a gran voce per poter dare una valutazione, non ha cambiato nulla alla Juventus. Così come non ha cambiato nulla aver schierato contro il Milan ben 8 nuovi giocatori rispetto alla passata stagione, 7 dei quali dall’inizio.
La gara dell’Allianz Stadium tra i bianconeri e i rossoneri è stata una brutta partita, povera di contenuti tecnici e tattici, soprattutto perché in campo di campioni ce n’erano molto pochi. Ai punti indubbiamente la squadra di Spalletti ha fatto qualcosa in più rispetto a quella di Amorim, ma se si pensa che i rispettivi attaccanti, ovvero Kolo Muani e Goncalo Ramos abbiano fatto quasi da spettatori non paganti, si è già detto abbastanza di questa gara.
Il canovaccio della Juve è sempre lo stesso, monotematico, privo di spunti se non arrivano dalle giocate di qualche singolo. È per questo che nella mediocrità tecnica generale è spiccato ancora una volta Conceicao. Nella prima frazione di gioco la circolazione palla della Signora ha avuto ritmo solo per i minuti iniziali (anche questa una costante della maggior parte dei match da quando c’è Spalletti), poi tanti passaggi privi di senso, poca verticalità, nessuno che si prende una responsabilità.
I principali pericoli per la porta rossonera sono arrivati con due iniziative dei soliti noti: una di Gonzalez (conclusione centrale) e una del 7 lusitano, che sceglie il primo palo con l’esterno sinistro al volo, ma Maignan avrebbe dovuto farsi completamente da parte per subire una rete del genere.
Nella ripresa le cose non sono cambiate ed è stato ancora il portoghese a rendersi pericoloso con un tiro dalla distanza che si è infranto sul palo anche con una deviazione. L’impressione che la frittata fosse dietro l’angolo, esattamente come avveniva lo scorso anno in partite così gestite, si è purtroppo tramutata in triste realtà con una transizione negativa gestita male (l’azione è viziata da un fallo su Kolo Muani, ma ci dicono che con il nuovo modo di arbitrare non si torna più così indietro per annullare le resti, vedremo per episodi analoghi in futuro).
La marcatura nell’occasione è molto blanda e Cisse, proveniente dalla Serie B, ha trovato la sua seconda rete in 3 gare di Serie A. A quel punto, con poco più di 20 minuti, ci sarebbe aspettati una reazione arrembante da parte della Juventus, invece il ritmo non è cambiato nemmeno dopo le diverse sostituzioni. Nel post gara Spalletti ha parlato di identità mantenuta per tutta la gara e che ha portato al pareggio. In realtà, la rete dell’1-1, arrivata al 92’, è stata solo frutto della disperazione: cross messo in mezzo per le torri e gol di un difensore, Gatti, schierato come attaccante per provare il tutto per tutto.
Dopo il pari il segnale più scoraggiante: ci sarebbero stati ancora 3 minuti da giocare, ma nessuno ha preso il pallone per portarlo a centrocampo e puntare a vincere. Tutti hanno festeggiato, in campo e in tribuna d’onore dove c’è la proprietà. Va benissimo così. E se va bene a loro, parafrasando un vecchio spot pubblicitario, buona stagione a tutti.
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