Situazione deprimente: urgono contromisure immediate
Un disastro vero e proprio. La Juve affonda, colando a picco in casa con la Lazio con tre gol beccati, racimolando una prestazione penosa, fischiata aspramente dallo Stadium, più che giustamente. Una squadra, quella di Mister Spalletti, incapace di essere almeno sufficiente in ogni reparto, in ogni momento della gara, inabile a fronteggiare ogni tipologia di situazione di campo. Una sensazione orrida con una squadra inerme, con l’unica reazione in 90 minuti da ritrovarsi nel gol clamorosamente sbagliato da Woltemade ad inizio ripresa; per il resto notte buia, profonda, angosciosa, di quelle che ti ricordi per tutta l’esistenza. Una Juventus incapace di opporsi, di parare i colpi, di essere propositiva al cospetto di una Lazio fluida nella manovra, ficcante in avanti e padrona del terreno di gioco, risultato? Una figura oscena che continua a seguire il fil rouge della scorsa annata, totalmente fallimentare. Qui non si tratta di una partita nata male e finita peggio, qui si osservano lucidi fantasmi che proiettano sinistri presagi su una stagione che, appena dopo la metà di ottobre, presenta un conto in classifica intollerabile. Due sconfitte in sette gare, Madama mollemente adagiata all’ottavo posto con 3 punti in meno del Como, 4 sotto al Milan, 6 lunghezze di distanza dalla Roma, per non parlare della vetta che vede Inter e Lazio a più 8 sui bianconeri, insomma una catastrofe vera e propria senza ombra di smentite, con i tifosi ampiamente sul piede di guerra. Sdegnati e furenti per prestazioni, risultati e prospettive sulla corta e media distanza, estremamente negative. Amarissimo constatare che la parabola evolutiva che tutti auspicavano pare essersi interrotta, o più probabilmente mai nata, con una prova che ha sottolineato violentemente un’inversione di rotta pericolosissima che porta aspetti fortemente peggiorativi: una rischiosa degenerazione che potrebbe già aver segnato questa stagione appena agli albori. Da Spalletti ci si attendeva di più, ed è giustissimo aspettarsi notevolmente di più da un allenatore navigato e con immensa esperienza, e invece anche Luciano da Certaldo sembra averci capito poco, sin qui, dei limiti strutturali di una squadra che ha necessità assoluta di svoltare. Come? Beh difficile dirlo, perché in questo momento il panorama appare nerissimo e con lo stesso allenatore che si è detto preoccupato perché la squadra appare in avanzata fase di peggioramento.
Anche i segnali pervenuti dai giocatori presentatisi davanti ai microfoni nel post partita allarmano e non poco. Incredibile che uno degli ultimi arrivati come Vicario, abbia avuto il coraggio di metterci la faccia subito dopo la debacle, con i “senatori” letteralmente spariti e con il capitano Bremer arrivato molto tempo dopo a rilasciare dichiarazioni. Il che la dice lunga sull’integrità e la forza dello spogliatoio, una situazione che deve far riflettere molto su questo gruppo. Il portiere friulano, con un viso scurissimo, che raccontava tutto, ha tagliato corto ma le sue parole hanno lasciato il segno:” Le responsabilità vanno condivise con tutte le componenti dello spogliatoio. Bisogna trovare una linea per essere competitivi, se giochiamo così bisogna metterci la faccia senza cercare alibi. Dobbiamo prendere coscienza delle cose da mettere a posto seguendo il Mister”. Quindi qualcuno non segue in maniera costante i dettami dell’allenatore? Una domanda legittima che apre scenari e considerazioni molteplici e inquietanti, cosiccome le susseguenti parole di Bremer hanno scoperto un vaso che pare già colmo a metà ottobre. Il difensore brasiliano, artefice di una prestazione altamente deficitaria, come tutta la squadra d’altronde, la lanciato pietre aguzze su ciò che dovrebbe rappresentare la robustezza di un gruppo squadra:” Non posso prendere in braccio tutti. Nel gruppo ci sono tanti giocatori nuovi e qualcuno si nasconde quando arrivano i fischi”. Una bomba che prima di essere sganciata pubblicamente, avrebbe dovuto essere discussa, anche con confronti dai toni duri, nel sancta sanctorum dello spogliatoio tra i vari compagni. E invece no, è andata così. Dimostrando per l’ennesima volta che questa Juve non ha leader reali, non possiede individualità di riferimento, non è dotata di pedine e uomini-spogliatoio che sappiano compattare, indirizzare, tenere le redini e soprattutto mantenere alta la tradizione della storia bianconera. Un disastro vero, un particolare importante che certifica uno scollamento pericolosissimo per il prosieguo della stagione. Con Spalletti che in conferenza post gara ha richiamato all’ordine il suo capitano, ricordando che lo stesso Bremer era in campo, con un rendimento estremamente scarso. Abbagliano negativamente le esternazioni di un capitano che dovrebbe, in primis, mettersi sulla graticola, prendendosi incombenze e responsabilità, invece di attaccare pubblicamente i compagni: le regole di spogliatoio impongono ciò, l’assunzione di colpe, a maggior ragione se indossi una fascia gloriosa come quella della Juve.
Insomma, una situazione interna esplosiva e difficile da dirimere, con i classici difetti atavici che già si conoscono. Che la Juventus degli ultimi anni sfoderi limiti tecnici, caratteriali e incapacità di fornire risultati all’altezza delle aspettative, ormai lo sanno tutti, purtroppo anche gli avversari, e gli esiti carenti sono lì a dimostrarlo. Un altro aspetto estremamente doloroso e inquietante è rappresentato dalla scelta dell’undici iniziale da parte del Mister. Contro la Lazio ne Zhegrova, ne Conceicao sono stati schierati dall’inizio dopo tante parole spese dallo stesso Luciano nei giorni precedenti, una cosa che deve far molto pensare tutti, e in prima battuta l’allenatore, che non è nuovo a schieramenti iniziali cervellotici e inefficaci, quindi sbagliati. Da un demiurgo esperto come lui, oltre ad attendersi migliorie nel gioco e nell’identità, di cui oggi la Juventus è priva, è doveroso aspettarsi molto di più nella scelta degli uomini da schierare. Una situazione caotica, avvilente, una china pericolosa che vede una Vecchia Signora nel bel mezzo di un guado, senza saper bene dove girarsi per uscire dalle difficoltà.
Il confronto con Gattuso è stato impietoso, una Lazio con fame e identità calcistica acclarata dopo pochi mesi di reggenza dell’allenatore, mentre la Juve di Spalletti, dopo alcuni segnali positivi mostrati al suo arrivo, continua ad apparire squadra asfittica, spenta, senza gonadi e carattere: per un quadro molto umiliante e demoralizzante. Inutile negare che il peso specifico degli infortunati lungodegenti influisce, e per non farsi mancare nulla anche Conceicao per una lussazione alla spalla starà fuori un mesetto, ma questa Juve non ha necessità di scuse o richiami agli assenti per tentare di arrampicarsi sulle pareti viscide degli alibi. Proprio come detto da Vicario nel post match. Facile pensare ad un avvicendamento in panchina, come molti vorrebbero, ma la storia recente della Vecchia Signora ha dimostrato che cambiare allenatori dopo pochi mesi, come fossero fazzoletti di carta usati, serve a pochissimo, e non rappresenta la panacea di tutti i mali. La rosa, migliorata o no dal mercato, appare tristemente questa, zeppa di difetti e limiti caratteriali, uno spogliatoio mestamente privo di leadership, senza giocatori con attributi zigrinati in acciaio pressofuso, senza punti di riferimento reali, concreti. Giovedì arriva il Rennes in Europa League e serve sterzare subito: inutile dirlo, tutti i riflettori saranno puntati sull’allenatore e sulle sue scelte. Sta a Mister Spalletti tentare d’imprimere una svolta immediata, cercando di correre ai ripari per mezzo di contromisure fulminee e urgenti. Non c’è più tempo da perdere, servono fatti concreti sul campo e non filosofie sbandierate.
Iscritta al tribunale di Torino al n.70 del 29/11/2018
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore responsabile Antonio Paolino
Aut. Lega Calcio Serie A 21/22 num. 178


