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Caso Malagò, Miele a RBN: “La Procura Federale doveva intervenire d'ufficio e non lo ha fatto”

Caso Malagò, Miele a RBN: “La Procura Federale doveva intervenire d'ufficio e non lo ha fatto”TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 22:20Podcast
di Lucio Marinucci

Fra i passaggi più interessanti che l'avvocato Renato Miele ha toccato nel corso del suo intervento a Radio Bianconera f



"Qual è il problema? Per me c'è una cosciente volontà di far passare questa mancanza senza un effettivo intervento per recuperare questa situazione. Nessuno lo sa, non è che qualcuno volesse fare fuori Malagò. Io il 19 maggio, un mese prima delle elezioni, presento un ricorso contro la mia espressione, adducendo che gli altri due candidato hanno problemi con i requisiti. Dovevano essere esclusi anche gli altri due. Abete aveva un conflitto d'interessi e Malagò non era tesserato. E lo dicevo un mese prima delle elezioni, notificandolo a Federcalcio, Malagò ed Abete. Loro si leggono il ricorso, il 20 viene depositato, non si costituiscono nel giudizio e non vedono che Malagò non è tesserato e anche lui non lo vede? E' una consapevolezza dell'errore da parte di tutti, che non ne hanno voluto prendere atto. Il Tribunale Federale non ha trasmesso nulla, poi ho fatto io due esposti a Chinè, uno l'11 giugno e uno il 18 giugno. E in quel momento speravo si aprisse almeno un fascicolo. Almeno mi rispondesse a me, invece silenzio assoluto. La Procura Federale doveva intervenire d'ufficio e non lo ha fatto, i giudici sportivi hanno fatto di tutto per non entrare in merito della vicenda. Tutti erano consapevoli all'interno della federazione, non solo gli organi di controllo ma tutti. C'è una consapevole posizione di voler omettere un intervento sulla situazione. Dovevano bloccare le elezioni per far tesserare Malagò. Io adesso sollevo un altro problema: è stato nominato un commissario e ci sarebbe già un conflitto d'interessi e di immagine. Ma come, uno che ha violato la norma, una violazione consapevole, anche da parte di Malagò, perché come ho detto non è un disguido, perché gli è stato notificato a casa quanto avevo detto, che non era tesserato, lui poi dà la colpa a Brunelli? E' inutile che ora vengano a dire al mondo intero che è un disguido. Non lo è, è una cosa voluta, portata avanti con la presupponenza di chi ha il potere in mano e pensa che non verrà mai controllato. I primi che dovrebbero saltare sono i componenti dell'ufficio legale, e non c'era solo Viglione, e tutti i giudici sportivi che hanno avallato questa situazione, senza entrare nel merito. Potevano anche loro bloccare tutto. Dovrebbero mandare a casa Chinè, che dopo due denunce mie non è intervenuto, la commissione di controllo, quella di garanzia. Sono tutti gli organi direttivi che sono complici, e Malagò è il primo complice di tutti".