Analisi tattica, Frosinone-Juventus: Spalletti trova le soluzioni, la Juve deve trovare la personalità
La Juventus comincia la Serie A con una vittoria per 1-0 sul campo del Frosinone, ma il risultato, da solo, racconta soltanto una parte della partita. Perché dietro il gol di Bremer c'è una prestazione che nel primo tempo ha mostrato una squadra capace di imporre il proprio gioco, mentre nella seconda parte ha evidenziato alcuni limiti ancora da superare. È proprio in questa differenza tra i due tempi che si trova il materiale più interessante per analizzare la Juventus di Luciano Spalletti.
Un primo tempo da chiudere con due gol
La prima indicazione è positiva: la Juventus ha dominato buona parte del primo tempo, costruendo diverse situazioni pericolose e dando la sensazione di poter indirizzare rapidamente la partita. Il problema è stato soprattutto nella finalizzazione. Le occasioni per andare all'intervallo sul 2-0 ci sono state, ma la squadra non è riuscita a trasformare la superiorità mostrata in campo in un vantaggio più consistente.
Ed è un dettaglio che diventa importante osservando ciò che è successo dopo. Perché una partita che poteva essere praticamente indirizzata all'intervallo è rimasta aperta, permettendo al Frosinone di rientrare progressivamente nel match.
La soluzione di Spalletti: Çelik dentro al campo
Una delle soluzioni tattiche più interessanti è stata quella di Çelik schierato a sinistra da terzino a piede invertito. È una soluzione già provata durante il precampionato e che Spalletti ha riproposto anche in questa occasione. Il turco, invece di rimanere stabilmente largo, ha avuto la possibilità di stringere verso il centro, arrivando in alcuni momenti quasi sulla trequarti.
Il vantaggio è evidente: la Juventus può creare un uomo in più dentro al campo e modificare la propria struttura offensiva senza dover necessariamente cambiare modulo. L'esempio migliore arriva al 51': Çelik riceve proprio in posizione interna, quasi da attaccante aggiunto, e serve perfettamente Conceição, che si presenta davanti al portiere. Il portoghese prova a piazzarla di piatto verso l'angolo alto, ma alza troppo la conclusione.
È una grande occasione, ma anche una dimostrazione concreta della validità della soluzione studiata da Spalletti. Naturalmente esiste anche un rovescio della medaglia: quando Çelik entra dentro e la Juventus perde palla, quella zona può diventare vulnerabile. Kelly può essere costretto ad allargarsi e Locatelli ad abbassarsi per coprire, con il rischio di lasciare situazioni di transizione anche pericolose. Contro avversari di maggiore qualità, sarà una soluzione da utilizzare con grande attenzione.
Resta però la sensazione positiva su Çelik, che oltre alla corsa ha mostrato una buona pulizia tecnica e la capacità di interpretare un ruolo diverso da quello tradizionale.
Douglas Luiz e Locatelli, il centrocampo costruisce e dà equilibrio
I numeri confermano la qualità della costruzione juventina. Kelly ha completato 55 passaggi su 66, Locatelli 51 su 61 e Douglas Luiz addirittura 42 su 44, con una precisione del 95%. Ma il dato più interessante riguarda proprio il brasiliano: 25 passaggi riusciti nel terzo finale su 26 tentati, pari al 96%.
È un numero che racconta un Douglas Luiz non limitato al semplice palleggio orizzontale, ma coinvolto anche nella progressione della manovra verso le zone più avanzate. I suoi 7 cross sono inoltre il dato più alto della Juventus.
Locatelli, invece, ha dato equilibrio alla squadra anche attraverso un lavoro meno appariscente. I 6 palloni intercettati, gli 8 contrasti vinti su 12 e i 3 duelli aerei vinti su 4 fotografano una partita completa, che gli è valsa un rating di 8,2. Non soltanto regia, quindi, ma anche capacità di leggere e interrompere le azioni avversarie.
Conceição è il più pericoloso, ma il problema del gol rimane
Tra gli uomini offensivi, Francisco Conceição è probabilmente quello che ha lasciato maggiormente il segno. Ha fornito l'assist per il gol di Bremer, ha creato 3 grandi occasioni e ha realizzato 3 cross su 4, con una percentuale del 75%. È stato coinvolto continuamente nella produzione offensiva e ha rappresentato una delle principali fonti di pericolo.
Ma anche qui rimane un piccolo rimpianto: l'enorme occasione del 51' avrebbe potuto cambiare ulteriormente la partita. La Juventus ha creato, ma non sempre ha finalizzato.
Ed è proprio questo il discorso che coinvolge anche Kenan Yildiz. Il turco è apparso meno brillante e meno presente rispetto a Conceição, quasi come se non fosse ancora al massimo della condizione. E la notizia dell'infortunio al piede di oggi, che potrebbe tenerlo lontano anche 2 mesi, potrebbe essere una spiegazione, viste anche le smorfie in campo che davano segni di sofferenza. Per Spalletti recuperare il miglior Yildiz sarà fondamentale, perché con il turco al massimo la Juventus ritrova un giocatore totale, capace di creare, associarsi, attaccare gli spazi e determinare tra le linee.
La partita cambia: la Juventus perde il controllo
Il passaggio più delicato arriva nella parte finale della partita. Il Frosinone aumenta la componente fisica, alza l'intensità e comincia a sporcare maggiormente la partita. La Juventus non viene travolta e, numeri alla mano, non concede una quantità enorme di occasioni: la grande opportunità del Frosinone arriva praticamente nel finale con la traversa.
Eppure la sensazione è quella di una squadra che ha progressivamente perso il controllo del pallone e della partita. Cominciano i palloni buttati in avanti, diminuisce la qualità nelle uscite e diventa difficile risalire il campo attraverso il palleggio. E soprattutto la Juventus non riesce a sfruttare come potrebbe gli spazi lasciati dal Frosinone, che inevitabilmente si espone alla ricerca del pareggio.
È qui che emerge un aspetto che non riguarda tanto la tecnica quanto la personalità. Una squadra con giocatori di qualità deve riuscire, proprio quando l'avversario aumenta la pressione fisica, a trovare comunque il modo di servire i propri uomini tecnici, superare la prima pressione e trasformare l'aggressività avversaria in una ripartenza.
La Juventus ci riesce soltanto a sprazzi. E questo rappresenta probabilmente uno dei principali margini di crescita: la personalità necessaria per continuare a giocare a calcio anche quando la partita diventa sporca. È quella caratteristica che permette ai giocatori tecnici di diventare davvero grandi e di annichilire l'avversario proprio nel momento in cui quest'ultimo si scopre.
I cambi danno qualcosa, ma non la svolta
Anche i cambi offensivi non riescono completamente a risolvere il problema. Zhegrova entra abbastanza bene, Boga dà il proprio contributo, ma nessuno riesce a produrre quella giocata decisiva che consenta alla Juventus di chiudere la partita in contropiede.
Non è necessariamente una bocciatura dei singoli. È piuttosto la conferma di un problema collettivo: con il Frosinone proiettato in avanti, la Juventus avrebbe dovuto riuscire a trovare almeno una o due ripartenze realmente pericolose. Non ci è riuscita con la continuità che ci si aspetterebbe da una squadra con questa qualità.
Kolo Muani lavora tanto, ma deve ritrovare la cattiveria
Discorso simile per Kolo Muani, che ha lavorato molto per la squadra, ha dato sostegno ai compagni e si è sacrificato. Ma a un attaccante del suo livello manca ancora quella cattiveria necessaria per trasformare il lavoro in gol.
Il concetto espresso da Spalletti nel post partita è significativo: se un giocatore ha giocato poco negli ultimi due anni, evidentemente c'è un motivo e deve ritrovare continuità, fiducia e soprattutto quella ferocia sotto porta che fa la differenza. Il prossimo passo per Kolo Muani è quindi molto semplice da individuare: trasformare il lavoro che fa per la squadra in concretezza.
Bremer, il volto della personalità juventina
Se c'è un giocatore che invece ha mostrato immediatamente carattere, quello è Bremer. Il gol decisivo è soltanto una parte della sua partita. Il brasiliano chiude con un rating di 8,7, 8 respinte difensive, 2 tackle vinti su 2, 5 contrasti aerei e 3 passaggi chiave.
Ma soprattutto è sembrato dentro la partita con la testa e con il fisico. Ha provato anche a sganciarsi dalla linea difensiva e a proporsi in avanti con la palla, non soltanto sui calci piazzati. È un atteggiamento che Spalletti gli aveva già chiesto in passato e che rappresenta un segnale importante: Bremer può essere non soltanto un difensore che protegge l'area, ma anche un giocatore capace di rompere la prima linea e accompagnare l'azione.
Una difesa solida, anche quando la Juventus smette di dominare
È importante, infine, non confondere la perdita di controllo del gioco con una fase difensiva completamente negativa. I numeri raccontano una Juventus che, pur soffrendo nel finale sul piano della gestione, ha concesso comunque pochissimo in termini di pericolosità reale.
Vicario ha effettuato 2 parate e ha affrontato appena 0,18 xGOT. Kalulu ha vinto 5 contrasti su 5, Bremer ha realizzato 2 tackle su 2 e 8 respinte difensive, mentre Locatelli ha chiuso la partita con 6 palloni intercettati. La traversa del Frosinone è quindi un campanello d'allarme sulla gestione del finale, ma non fotografa una Juventus incapace di difendere.
La distinzione è importante: la Juventus ha perso controllo del gioco più che controllo difensivo della partita.
La prima indicazione di Spalletti: la strada è quella giusta, ma serve un salto di personalità
Frosinone-Juventus lascia quindi una sensazione positiva, ma anche una domanda. La squadra ha mostrato idee, costruzione, qualità tecnica, soluzioni tattiche e solidità. Nel primo tempo avrebbe potuto chiudere la partita e alcuni giocatori hanno fornito segnali molto importanti, da Bremer a Douglas Luiz, passando per Locatelli e Conceição.
Ma quando il Frosinone ha trasformato la partita in una battaglia fisica, la Juventus ha fatto più fatica a imporre la propria qualità. È probabilmente questo il punto sul quale Spalletti dovrà lavorare maggiormente: non soltanto costruire una squadra capace di giocare bene quando ha il controllo, ma una squadra capace di continuare a giocare bene anche quando il controllo lo perde.
Perché è proprio lì che si misura la crescita di una squadra. E la prima giornata, nonostante lo 0-1, ha già fornito a Spalletti parecchie risposte: alcune molto positive, altre sulle quali lavorare. Ma soprattutto ha mostrato una Juventus con delle idee precise. Adesso dovrà imparare a trasformarle in continuità, controllo e, soprattutto, personalità.
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