Analisi Tattica Juventus-Lazio 2-2: preventive imperfette, reazione strutturata e il banco di prova Inter

Analisi Tattica Juventus-Lazio 2-2: preventive imperfette, reazione strutturata e il banco di prova InterTUTTOmercatoWEB.com
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Ieri alle 23:45Primo piano
di Nerino Stravato

Il 2-2 tra Juventus e Lazio è una partita che va letta con equilibrio. Il risultato è figlio di episodi, la prestazione no. La squadra di Spalletti ha prodotto gioco, ha occupato il campo con logica, ha mantenuto pressione territoriale costante e ha sviluppato con continuità sulle corsie laterali. Ma ha pagato due errori individuali pesanti e una gestione non impeccabile delle transizioni difensive.

L’1-0: perdita centrale e transizione aperta

Il vantaggio della Lazio nasce da un erroe evitabile. Locatelli, in zona di costruzione centrale, si fa sottrarre palla da Maldini. È una perdita sanguinosa perché avviene con la squadra aperta e in fase di sviluppo, con i terzini alti e la linea pronta ad accorciare.

Da lì parte una transizione offensiva pulita della Lazio: conduzione centrale, scarico, attacco della profondità e finalizzazione di Pedro. Qui la Juventus paga due fattori: la leggerezza tecnica nella gestione del pallone e una marcatura preventiva non sufficientemente aggressiva sulla prima conduzione di Maldini. Quando perdi palla centralmente, il primo metro di pressione fa tutta la differenza.

Il 2-0 e la difesa in campo aperto

In apertura di ripresa arriva il raddoppio. Situazione diversa ma altrettanto significativa. Cambiaso si trova a difendere in campo aperto contro Isaksen. L’esterno laziale lo supera in velocità, entra in area e calcia forte ma centrale. Anche qui Di Gregorio poteva fare qualcosa in più, ma l’errore nasce dalla gestione del duello: in campo aperto devi orientare l’avversario verso l’esterno, sporcare la linea di corsa, rallentare l’azione per permettere il rientro dei compagni.

È un episodio che evidenzia un rischio chiaro: quando la Juventus alza tanti uomini in fase di possesso, deve essere perfetta nelle preventive. Perché contro squadre tecniche, la profondità viene attaccata immediatamente.

Bremer e la gestione delle ricezioni tra le linee

Questa volta anche Bremer non è stato il difensore dominante che conosciamo. In diverse situazioni ha concesso a Maldini ricezioni troppo pulite tra le linee o spazi per girarsi e condurre palla per 20-30 metri.

Quando il centrale non accorcia in uscita o non anticipa con decisione, costringe tutta la linea a rincorse all’indietro. E la Juventus si è trovata più volte a difendere correndo verso la propria porta, invece di poter attivare quella riaggressione immediata che è uno dei principi fondamentali del lavoro di Spalletti.

La reazione: ampiezza, cross e inserimenti codificati

Nonostante il 2-0, la Juventus non si è disunita. Ha continuato a sviluppare in ampiezza, sfruttando la struttura difensiva a zona della Lazio, che protegge molto il centro e lascia spazi sulle corsie laterali, la cosiddetta “fascia amica”.

Il gol del 2-1 di McKennie nasce proprio da questa lettura: sviluppo laterale, cross attaccato con tempi perfetti e inserimento dell’americano tra le maglie della difesa. È un movimento da incursore puro, studiato, codificato, coerente con le richieste dell’allenatore.

Il pareggio di Kalulu nel finale è figlio della stessa logica: occupazione dell’area con più uomini, attacco dello spazio tra le linee della difesa a zona e lettura perfetta del tempo di inserimento.

Le occasioni della Lazio e l’equilibrio sottile

Va però sottolineato che subito dopo il 2-0, Dele-Bashiru ha avuto l’occasione per il possibile 3-0 ma ha concluso senza precisione. E sul 2-1, Noslin ha avuto un contropiede importante che avrebbe potuto chiudere la gara.

In quelle situazioni, la poca qualità tecnica nella scelta finale della Lazio ha aiutato la Juventus a restare viva. Ma contro squadre con maggiore precisione e freddezza, quegli spazi concessi rischiano di diventare sentenze.

Sabato la prova del nove

Adesso arriva il vero banco di prova: Inter-Juventus sabato alle 20:45 a San Siro. L’Inter di Chivu è squadra cinica, organizzata, devastante nelle transizioni offensive e nella gestione dei momenti della partita.

Contro un avversario così, errori individuali, letture imperfette nelle preventive o duelli persi in campo aperto potrebbero non essere perdonati. Serviranno concentrazione, gestione delle fasi di non possesso e cattiveria sotto porta.

La Juventus sta crescendo sotto il profilo identitario e territoriale. Ma sabato capiremo se è pronta a trasformare la crescita in maturità competitiva.