Analisi tattica Juventus tra Inter e Galatasaray: identità, errori e il tema della maturità
Le trasferte contro Inter e Galatasaray hanno lasciato in eredità due sconfitte pesanti nel risultato ma molto diverse nella lettura della prestazione. In entrambe le gare la Juventus di Spalletti ha confermato di avere ormai un’identità precisa nelle due fasi, nella costruzione dal basso e nell’occupazione degli spazi, ma è stata tradita dagli episodi, dalla gestione dei momenti della partita e da alcune disattenzioni individuali che a questi livelli diventano determinanti.
A San Siro, al netto della polemica sull’arbitraggio, la squadra aveva interpretato la gara con personalità e con una struttura tattica chiarissima, riuscendo a costruire con qualità e a creare superiorità nella zona centrale del campo. L’episodio dell’espulsione di Kalulu, arrivato su una seconda ammonizione viziata dalla simulazione di Bastoni, ha cambiato completamente l’inerzia della partita, ma anche in inferiorità numerica la Juventus ha avuto una reazione da squadra vera. Sotto 2-1 è riuscita a trovare il pareggio con il gol di Locatelli, restando dentro la partita con ordine e coraggio, prima di subire il 3-2 nei minuti di recupero. È un dettaglio che pesa nella valutazione complessiva, perché racconta di una squadra che mentalmente non si era disunita nemmeno nel momento più complicato. Dentro quella gara resta però l’errore tecnico di Di Gregorio sul primo gol, una scelta sbagliata nel tempo e nel piede d’intervento che per una squadra che concede pochissimo diventa un macigno.
La notte di Istanbul ha avuto uno sviluppo completamente diverso. Per quasi un tempo la Juventus aveva tenuto il campo con personalità, mostrando ancora una volta la propria organizzazione nella fase di possesso e nelle marcature preventive. L’uscita per infortunio di Bremer poco prima dell’intervallo ha però cambiato gli equilibri della linea difensiva, togliendo leadership, letture e capacità di gestione della profondità. Senza il brasiliano la squadra ha perso sicurezza e proprio in quel momento sono arrivati gli errori che hanno spostato definitivamente la partita.
La scelta di inserire Cabal al posto di Cambiaso, già ammonito, nasceva da una logica precisa di gestione del rischio, ma non ha pagato perché il difensore è entrato in una gara emotivamente e tatticamente complicata, soffrendo l’uno contro uno e arrivando all’espulsione che ha lasciato la Juventus in dieci. Anche in questa partita la prestazione del portiere non è stata risolutiva, con interventi sui gol in cui una risposta diversa avrebbe potuto cambiare il peso specifico della gara.
Il punto centrale, più ancora dell’aspetto tecnico, resta la gestione dei momenti della partita. Sul 2-1 a inizio secondo tempo a Istanbul la Juventus avrebbe dovuto abbassare il ritmo, consolidare il possesso e togliere entusiasmo agli avversari, mentre la scelta è stata quella di continuare a giocare con frenesia, concedendo campo. Ancora più evidente l’azione del 4-2, nata da un palleggio rischioso dentro l’area quando il risultato in inferiorità numerica andava difeso con una giocata semplice. Non è un limite strutturale del sistema di gioco, ma un passaggio di maturità mentale e di lettura delle situazioni, quello che separa una squadra organizzata da una squadra pronta a vincere.
Dentro queste due partite si leggono anche le risposte della panchina. Alcuni cambi non hanno inciso come ci si aspettava e questo diventa un tema nella rotazione degli uomini, soprattutto quando l’intensità della stagione obbliga a distribuire energie e responsabilità.
Adesso il lavoro più importante per Spalletti non è tanto sulla struttura tattica, che continua a produrre gioco e riconoscibilità, quanto sul recupero emotivo della squadra. Le parole sui “tre passi indietro” raccontano proprio questa esigenza: ritrovare le certezze costruite fino alla gara di Milano e trasformare la delusione di Istanbul in una risposta immediata.
Il calendario non concede pause e mette subito la Juventus davanti alla verità. La sfida con il Como deve ridare punti e fiducia, il ritorno contro il Galatasaray allo Stadium rappresenta un’impresa complicatissima ma anche una questione di orgoglio europeo, mentre la trasferta contro la Roma sarà uno snodo diretto nella corsa al quarto posto. È in queste partite che si misurerà la reale crescita della Juventus, perché l’identità tattica ormai è evidente: il salto definitivo passa dalla capacità di restare lucidi nei momenti chiave e di trasformare gli episodi da limite a punto di forza.
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