Elkann incorona Spalletti: fiducia totale e Juve nelle sue mani

Elkann incorona Spalletti: fiducia totale e Juve nelle sue maniTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 09:30Primo piano
di Massimo Reina
fonte Corriere dello Sport
La lettera agli azionisti segna una svolta: il tecnico è il centro del progetto bianconero. Ora la sfida è chiara, tra Champions e rilancio europeo.

Ci sono firme che arrivano su carta. E poi ce ne sono altre, invisibili, ma molto più pesanti. Quella di John Elkann su Luciano Spalletti appartiene alla seconda categoria, come riporta oggi il Corriere dello Sport.

Nella lettera agli azionisti di Exor, il numero uno della holding non si è limitato a un elogio formale: ha consegnato pubblicamente la Juventus al suo allenatore. Un’investitura vera, netta, senza ambiguità. Energia nuova nello spogliatoio, fame ritrovata, crescita evidente: parole che non riempiono solo righe, ma disegnano una direzione.

Tradotto: la Juve riparte da Spalletti. E questa volta sul serio. Il rinnovo, ormai imminente, diventa quasi un dettaglio burocratico. Perché la sostanza è già stata scritta: fiducia totale, progetto condiviso, orizzonte chiaro. In un club che negli ultimi anni ha cambiato pelle troppe volte, questa è già una rivoluzione silenziosa. Ma il calcio, si sa, non vive di dichiarazioni. Vive di classifiche.

E allora tutto si stringe attorno a quei novanta minuti ripetuti nove volte, alla corsa Champions che non ammette più passi falsi. Il Como lì davanti, la Roma alle spalle: una linea sottile, tesa come un filo d’acciaio. Dentro ci passa una stagione intera, ma anche il futuro economico e tecnico del club. Spalletti lo sa. Per questo ha scelto la concretezza allo spettacolo, i punti alla bellezza. Prima tornare, poi dominare.

L’investitura di Elkann è un atto di fede, ma anche una richiesta implicita: trasformare le promesse in risultati. Perché alla Juventus la pazienza è un lusso che dura poco, e la memoria lunga pesa come una montagna. Eppure, stavolta, qualcosa è diverso. Non c’è più l’illusione del colpo isolato, ma la costruzione di un percorso. Non il rumore del cambiamento, ma il suono più profondo della continuità.