"Goretzka e Bernardo Silva: con questi la Juve è da Scudetto”- parola di Tacchinardi
Non solo critica, ma visione. Alessio Tacchinardi non si limita a fotografare i problemi della Juventus: prova anche a indicare la strada, come farebbe un direttore sportivo con il fuoco dentro e le idee già in tasca.
E parte dai singoli, uno per uno, quasi come un vecchio comandante che passa in rassegna i suoi uomini. A Di Gregorio chiede coraggio, quello vero: sbaglia pure, ma fallo con personalità. Perché a Torino, se tremi, sei già fuori. Thuram invece viene pungolato dove può diventare devastante: ha il fisico, ha il passo, ma deve aggiungere i gol. Sette, otto a stagione. Il salto di qualità passa da lì.
Su Vlahovic il discorso si fa più sottile, quasi psicologico: prima dell’infortunio era un altro, più leggero, più dentro la partita. Il peso della maglia, alla Juve, non si discute: si sopporta o ti schiaccia. E poi c’è Yildiz, il gioiello, il numero 10 che non trema davanti ai fantasmi del passato. Non vive all’ombra di Del Piero, ma nella sua scia. E forse, un giorno, proverà a superarla.
Poi Tacchinardi allarga lo sguardo e costruisce la sua Juve ideale. Niente sogni campati in aria, ma una miscela di concretezza e ambizione: un portiere come Carnesecchi (o Vicario), duttilità e freschezza con Palestra, esperienza internazionale a costo zero con Goretzka e Bernardo Silva. E davanti, il colpo che cambia tutto: Osimhen. Non un attaccante, ma un terremoto. Cinque nomi, cinque scosse. “Con questi la Juve è da Scudetto”, sentenzia. E non è una frase buttata lì: è una provocazione, un invito a osare. Perché il futuro bianconero si gioca tutto adesso, tra qualificazione Champions e scelte che peseranno come macigni.
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