Haaland sfida l'Inghilterra, ma pochi ricordano quanto fu vicino alla Juventus

Haaland sfida l'Inghilterra, ma pochi ricordano quanto fu vicino alla JuventusTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

Tra poco meno di un ora, alle 23:00, gli occhi del Mondiale saranno puntati su Erling Haaland. Il fuoriclasse norvegese guiderà la sua Norvegia nel quarto di finale contro l'Inghilterra, confermandosi ancora una volta uno dei grandi protagonisti della competizione. Oggi parlare di Haaland significa parlare di uno dei centravanti più forti al mondo, un attaccante capace di riscrivere record praticamente ovunque abbia giocato. Eppure c'è stato un momento in cui la Juventus lo aveva davvero tra le mani.

Bisogna tornare alla fine del 2017. La Juventus era ancora una delle grandi potenze del calcio europeo. Pochi mesi prima aveva disputato la finale di Champions League contro il Real Madrid, aveva in rosa campioni del calibro di Gianluigi Buffon, Giorgio Chiellini, Paulo Dybala, Gonzalo Higuaín, Miralem Pjanic e si preparava a vivere uno degli ultimi anni del suo ciclo vincente. In quel contesto la dirigenza composta da Fabio Paratici e Pavel Nedvěd individuò un ragazzo del Molde destinato a diventare uno dei migliori attaccanti della sua generazione: Erling Haaland.

La Juventus si mosse concretamente. Il giovane norvegese arrivò a Torino insieme al padre e al suo procuratore Mino Raiola per conoscere da vicino il progetto bianconero, visitando le strutture del club e assistendo anche a una partita all'Allianz Stadium. L'intesa con il Molde era praticamente raggiunta sulla base di circa 4 milioni di euro, bonus compresi. Una cifra che oggi appare quasi irreale se confrontata con il valore raggiunto dal centravanti del Manchester City.

A far saltare tutto non fu il costo del cartellino, ma il progetto tecnico. La Juventus immaginava un percorso di crescita graduale, con uno o più prestiti prima dell'inserimento definitivo in prima squadra. Una prospettiva che non convinse né Haaland né il suo procuratore Mino Raiola, entrambi orientati verso una destinazione che gli permettesse di confrontarsi immediatamente con il calcio di alto livello. Una scelta che, con il senno di poi, si rivelò vincente. Il norvegese firmò con il Salisburgo, dove esplose definitivamente, prima del trasferimento al Borussia Dortmund e poi al Manchester City, diventando uno degli attaccanti più devastanti del panorama mondiale.

Guardando oggi quella vicenda, però, emerge anche un'altra riflessione. La Juventus di allora era completamente diversa da quella attuale. Era una squadra talmente ricca di campioni da non poter immaginare un diciassettenne come Haaland immediatamente protagonista. Appena pochi mesi più tardi, nell'estate del 2018, avrebbe addirittura realizzato uno dei colpi più clamorosi della storia del calcio acquistando Cristiano Ronaldo. Quella era una Juventus costruita per vincere subito, con una rosa talmente competitiva da rendere quasi inevitabile pensare a un percorso di crescita graduale per un talento così giovane.

Oggi, invece, la filosofia è profondamente cambiata. L'investimento fatto per Ekhator racconta perfettamente questa trasformazione. Un giovane di prospettiva non viene più visto soltanto come un talento da mandare a maturare altrove, ma come un patrimonio tecnico sul quale costruire il futuro della squadra. È il riflesso di una Juventus diversa, chiamata a valorizzare molto di più i propri investimenti e a costruire con pazienza il proprio progetto tecnico.

E c'è un dettaglio che inevitabilmente fa riflettere. Ekhator è arrivato per una cifra vicina ai 15 milioni di euro, mentre Haaland, in quel dicembre del 2017, sarebbe costato appena 4 milioni. Il senno di poi rende tutto più semplice, ma il calcio è pieno di sliding doors. Valutazioni, strategie e momenti storici diversi possono cambiare completamente il destino di un calciatore e di un club. E quella che porta il nome di Erling Haaland resta probabilmente una delle più grandi occasioni sfumate nella storia recente della Juventus.

Questa sera, contro l'Inghilterra, il fuoriclasse norvegese proverà a trascinare la sua nazionale verso la semifinale del Mondiale. A Torino, invece, resterà inevitabilmente il ricordo di quel ragazzo che, per qualche giorno, fu davvero a un passo dal vestire la maglia bianconera e che oggi rappresenta uno dei più grandi rimpianti di mercato del calcio europeo.