Icardi alla Juventus, il vecchio vizio del gol e il dubbio Spalletti
Mauro Icardi è uno di quei centravanti che non hanno bisogno di presentazioni. Bisogna solo decidere se averlo davanti o contro. Sta in area come certi vecchi mobili nelle case di famiglia: occupa spazio, non si sposta facilmente e, quando serve, sa ancora farsi notare. Il gol, del resto, non è una specialità che si dimentica come il codice del bancomat.
La Juventus cerca una prima punta vera. Non un altro giocatore da accompagnare fino al limite dell’area per poi augurargli buona fortuna. Cerca uno che ci stia dentro, che senta l’odore della porta, che trasformi un cross in qualcosa di più di un esercizio ginnico. Icardi, a parametro zero, è una tentazione concreta: ha esperienza, conosce la Serie A e sa fare il mestiere più antico del calcio, quello di buttare la palla dentro. Si parla di almeno quindici gol possibili: una previsione, non una cambiale, ma il curriculum autorizza almeno ad ascoltarla.
Naturalmente non è tutto rose e reti. Icardi non ha vent'anni, né è un attaccante da mandare a caccia per tutto il campo. Va servito, va messo nelle condizioni di colpire. Se la Juventus continua a costruire lentamente, con il pallone che fa il giro del quartiere prima di arrivare in area, anche un centravanti di mestiere rischia di invecchiare aspettando. E poi c’è il carattere, con il suo corredo di storie, attenzioni e inevitabili discussioni. Icardi porta gol, ma porta anche un personaggio. Non sempre le due cose viaggiano separate.
Il capitolo più delicato è Spalletti. I rapporti tra i due hanno un passato e non si può fingere che basti una stretta di mano per trasformarlo in un dettaglio. Eppure il calcio, ogni tanto, dovrebbe concedersi il lusso di essere pratico: se un allenatore ha bisogno di gol, può permettersi di ignorare un attaccante che vive per farli? La domanda non è romantica, ma neppure peregrina. A gennaio Icardi potrebbe essere un’occasione: non costa il cartellino, non deve imparare il campionato e non va spiegato dove si trova la porta.
Ma la Juventus dovrebbe sapere cosa compra: non un centravanti moderno da copertina, né un giocatore universale, bensì un uomo d’area con un mestiere preciso, e a tempo, ovvero in attesa a giugno di prendere una punta giovane e forte per il futuro. A volte basta questo. Anzi, a una squadra che segna col contagocce potrebbe essere già parecchio. Resta da capire se a Torino vogliano davvero un centravanti o se preferiscano continuare a cercarlo nei cataloghi del mercato. Perché Icardi, piaccia o no, una cosa la sa fare: segnare. E nel calcio, prima di inventarsi troppe filosofie, converrebbe ricordarselo.
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