La Juve cerca la svolta: le parole di Spalletti nascondono una lezione importante
La conferenza stampa di Luciano Spalletti alla vigilia della sfida contro il NEC offre diversi spunti interessanti, ma uno in particolare merita di essere approfondito. Il tecnico della Juventus, parlando degli errori commessi contro il Sassuolo, ha spostato l'attenzione dalla semplice organizzazione tattica collettiva alla capacità dei singoli giocatori di leggere le situazioni e scegliere la soluzione corretta.
Un concetto che potrebbe sembrare secondario, ma che in realtà tocca uno degli aspetti più importanti del calcio moderno: la velocità del gioco rende sempre più decisiva la capacità di pensare un istante prima degli altri.
La tattica non può prevedere tutto
Spalletti ha spiegato che il problema non si trova sempre nella tattica collettiva. Una squadra può preparare una determinata situazione in allenamento, stabilire come uscire dal pressing, come difendere una transizione o come attaccare uno spazio. Ma quando la partita comincia, il calcio propone continuamente situazioni diverse da quelle immaginate.
L'avversario modifica la propria posizione, accelera, rallenta, crea una superiorità numerica o porta un giocatore in una zona che non era stata prevista.
Ed è in quel momento che entra in gioco la scelta individuale.
Il calciatore deve essere in grado di riconoscere ciò che sta accadendo e decidere rapidamente come comportarsi. Non può limitarsi a eseguire meccanicamente una soluzione preparata in precedenza, perché quella soluzione potrebbe non essere più adatta alla situazione reale.
La tattica prepara il giocatore, ma la lettura del gioco gli permette di adattarsi.
Il giocatore forte vede la situazione prima degli altri
Quando Spalletti parla di ritmo mentale, non si riferisce soltanto alla corsa o alla velocità di esecuzione. Il riferimento è soprattutto alla capacità di essere sempre dentro la partita, di mantenere alta l'attenzione e di anticipare ciò che potrebbe succedere.
Un giocatore deve capire un istante prima che l'avversario sta per attaccare uno spazio. Deve intuire quando un compagno sta per perdere il pallone, quando è necessario accorciare e quando invece bisogna proteggere la profondità.
In fase offensiva, lo stesso principio vale per la scelta del passaggio, del movimento o della conclusione. Non è sufficiente avere la tecnica per effettuare una giocata: bisogna anche riconoscere quale giocata sia necessaria in quel preciso momento.
Il giocatore pensante, quindi, non è semplicemente quello che inventa un assist o realizza un gol spettacolare. È quello che sa leggere il contesto e prendere una decisione utile alla squadra.
Naturalmente, alcune caratteristiche possono essere innate. Ci sono calciatori che sembrano vedere prima degli altri gli spazi, i movimenti e le possibilità di sviluppo dell'azione. Ma questa capacità può essere allenata, migliorata e inserita all'interno di un'organizzazione collettiva.
La qualità tecnica resta fondamentale, ma da sola non basta. La tecnica permette di eseguire una scelta; l'intelligenza calcistica permette di individuare quella giusta.
Il concetto vale anche in fase difensiva
Spesso, quando si parla di giocatori capaci di pensare, il riferimento va immediatamente agli attaccanti e alle loro giocate offensive. Ma il discorso di Spalletti riguarda ogni fase del gioco.
Un difensore deve comprendere se è il momento di uscire sull'avversario o di accompagnarlo. Deve sapere se può accorciare perché ha copertura oppure se, facendo un passo in avanti, rischia di aprire uno spazio alle proprie spalle.
Un centrocampista deve riconoscere quando andare in pressione e quando invece proteggere la zona centrale. Un attaccante deve capire se aggredire il primo portatore di palla oppure chiudere una linea di passaggio.
Sono tutte scelte che dipendono dalla lettura della situazione: superiorità numerica, parità numerica o inferiorità numerica.
Non esiste sempre una risposta valida a prescindere. La soluzione corretta dipende dalla posizione dei compagni, dagli avversari, dallo spazio disponibile e dal momento della partita.
Ed è proprio per questo che la concentrazione non può essere intermittente. Una squadra può essere organizzata, ma se un singolo giocatore legge in ritardo una situazione, l'intero sistema può andare in difficoltà.
Il Sassuolo e gli errori della Juventus
La sconfitta contro il Sassuolo rappresenta un esempio concreto di questo problema.
La Juventus ha creato diverse situazioni offensive e, secondo i dati della partita, ha prodotto più conclusioni e una quantità di gioco importante. Ma nei momenti decisivi non è sempre riuscita a gestire correttamente ciò che stava accadendo.
Il problema non è stato soltanto costruire male o difendere male in senso generale. In alcune circostanze, la squadra non ha riconosciuto per tempo il pericolo o non ha scelto la soluzione più adatta.
Il gol del Sassuolo arrivato dopo il 2-2 è particolarmente significativo. La Juventus voleva vincere, e cercare il gol non è certamente un errore in sé. Ma una squadra deve anche comprendere quando la partita richiede maggiore prudenza, quando è necessario consolidare il possesso e quando non conviene esporre troppi uomini in avanti.
La scelta non riguarda soltanto il desiderio di attaccare, ma anche il modo in cui si decide di farlo.
Dopo il pareggio, la Juventus avrebbe potuto gestire diversamente alcuni momenti. Invece ha continuato a giocare alla ricerca del colpo decisivo, concedendo al Sassuolo la possibilità di ripartire. In una partita ormai aperta e caratterizzata dalla stanchezza, una scelta sbagliata può diventare determinante.
Personalità significa anche saper scegliere
Qui il discorso di Spalletti si collega a un'altra parola importante: personalità.
Avere personalità non significa soltanto chiedere il pallone, provare una giocata difficile o assumersi la responsabilità di calciare. Significa anche avere la lucidità di fare la scelta più utile quando la partita diventa complicata.
A volte la personalità è un passaggio verticale. Altre volte è un pallone giocato all'indietro per evitare di perderlo. Può essere un'uscita aggressiva sul portatore oppure la decisione di non abbandonare la propria posizione.
Il giocatore maturo non sceglie soltanto in base a ciò che vorrebbe fare. Sceglie in base a ciò che la situazione gli sta chiedendo.
Ed è probabilmente questo il tipo di crescita che Spalletti vuole ottenere dalla Juventus. Non una squadra che esegua semplicemente gli schemi, ma una squadra nella quale i giocatori sappiano interpretare autonomamente ciò che succede in campo, mantenendo però un legame con l'organizzazione collettiva.
La Juventus deve diventare una squadra che pensa
Il messaggio dell'allenatore non sembra quindi essere uno scarico di responsabilità sui calciatori. Al contrario, è una richiesta precisa: essere più consapevoli, più attenti e più capaci di leggere le situazioni.
Spalletti sa che questi aspetti devono essere allenati. Il lavoro quotidiano serve a preparare i giocatori a riconoscere determinati scenari, a migliorare i tempi di reazione e a sviluppare automatismi. Ma nessun allenatore può prevedere ogni singola situazione che si presenterà durante una partita.
Alla fine, la decisione appartiene al calciatore.
Ed è qui che si misura la differenza tra una squadra che conosce soltanto il proprio sistema di gioco e una squadra che riesce a interpretarlo in modo intelligente. La Juventus deve imparare a riconoscere quando accelerare, quando attendere, quando rischiare e quando proteggere il risultato.
Non è soltanto una questione di tecnica o di tattica. È una questione di consapevolezza e maturità calcistica.
Il giocatore forte non è quello che fa sempre la giocata più spettacolare. È quello che, nel momento giusto, riesce a capire quale sia la giocata necessaria.
E forse è proprio questo che Spalletti sta chiedendo alla sua Juventus: diventare una squadra capace non soltanto di giocare, ma di pensare la partita un istante prima degli altri.
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