Juve, il mistero Kalulu: cosa c'è dietro l'involuzione del difensore?
Ci sono giocatori che, anche nelle stagioni più complicate, riescono a rappresentare un punto fermo. Alla Juventus, negli ultimi due anni, Pierre Kalulu era diventato uno di questi. Un difensore affidabile, continuo, capace di adattarsi alle esigenze degli allenatori e di garantire un rendimento spesso superiore a quello dei compagni di reparto. Oggi, però, qualcosa sembra essersi inceppato. L'inizio della stagione 2026-27 sta restituendo un giocatore lontano dagli standard ai quali aveva abituato il pubblico bianconero.
La sconfitta contro il Genoa ha reso ancora più evidente questa involuzione. Non si tratta soltanto di una partita sbagliata, perché gli errori commessi a Marassi sembrano inserirsi in un quadro più ampio: meno incisività con il pallone tra i piedi, minore sicurezza nelle letture e una fragilità difensiva che, nelle precedenti stagioni in bianconero, non rappresentava una caratteristica del suo gioco. La domanda, allora, è inevitabile: che fine ha fatto il Kalulu che sembrava una delle poche certezze della Juventus?
Kalulu, da uomo affidabile a protagonista di un'involuzione inattesa
Per capire la portata del cambiamento bisogna tornare alle prime due stagioni in bianconero. Arrivato dal Milan nell'estate del 2024, inizialmente in prestito, Kalulu ha saputo conquistarsi rapidamente spazio e fiducia. Nella stagione 2024-25 ha collezionato 29 presenze in Serie A, diventando una presenza importante per la squadra nonostante i cambiamenti e le difficoltà attraversate dal gruppo.
Il rendimento è stato confermato anche nell'annata successiva. Nel campionato 2025-26 il francese ha giocato tutte le 37 partite di Serie A da titolare, mettendo a referto due gol e quattro assist. Non erano soltanto i numeri a renderlo prezioso: Kalulu garantiva continuità, disponibilità, capacità di coprire più zone della difesa e un contributo importante anche nella costruzione del gioco.
La sua affidabilità aveva resistito a contesti tecnici differenti e a tre allenatori come Thiago Motta, Igor Tudor e Luciano Spalletti. Al netto delle difficoltà collettive della Juventus, il difensore francese era riuscito a mantenere un livello generalmente alto, diventando uno dei giocatori sui quali era più facile fare affidamento. Non sempre il migliore in assoluto, ma spesso tra i più convincenti.
Proprio per questo il calo attuale sorprende. Quando un giocatore abituato a garantire determinate prestazioni attraversa un periodo negativo, la prima spiegazione può essere una semplice flessione di forma. Quando, invece, gli errori si ripetono e coinvolgono aspetti diversi del suo gioco, diventa necessario interrogarsi su qualcosa di più profondo.
Il nuovo Kalulu: meno brillante in possesso e più vulnerabile in difesa
Uno degli aspetti che avevano contraddistinto Kalulu nelle prime due stagioni alla Juventus era la capacità di accompagnare l'azione, sostenere la manovra e offrire soluzioni sulla corsia destra. La sua velocità gli permetteva di coprire le distanze, mentre la qualità tecnica gli consentiva di partecipare alla costruzione senza limitarsi al compitino. Era un difensore moderno, utile sia quando la squadra doveva difendersi sia quando cercava di risalire il campo.
In questo avvio di stagione, invece, quel contributo appare meno evidente. Kalulu sembra avere perso parte della brillantezza e della sicurezza che gli permettevano di giocare con naturalezza. Le iniziative sono meno incisive, le scelte meno pulite e la sensazione è quella di un giocatore che non riesce più a fare la differenza con la stessa continuità.
Il problema più preoccupante, tuttavia, riguarda la fase difensiva. Contro il Genoa sono emerse disattenzioni e incertezze difficili da associare al giocatore visto negli ultimi due campionati. Nell'azione che porta al raddoppio rossoblù, Kalulu non riesce a gestire una situazione che richiedeva maggiore lucidità, finendo per perdere il pallone e contribuendo a spalancare la strada alla conclusione avversaria. Nel finale del primo tempo, inoltre, spreca una buona occasione per riaprire la partita.
Non è corretto attribuire al singolo tutte le responsabilità di una sconfitta maturata all'interno di una prestazione collettiva insufficiente. La Juventus di Marassi ha mostrato problemi in ogni reparto. Ma proprio perché Kalulu era stato uno dei giocatori più continui della squadra, la sua serata negativa assume un significato particolare: non sta venendo meno soltanto un rendimento individuale, ma anche una delle certezze sulle quali la Juventus aveva costruito il proprio equilibrio.
La mancata convocazione al Mondiale può aver lasciato il segno?
C'è poi un elemento che merita una riflessione, pur senza trasformarlo in una certezza: la mancata convocazione per il Mondiale 2026. Per un calciatore che aveva disputato due stagioni di alto livello con la Juventus, l'esclusione dalla competizione più importante per una nazionale può rappresentare una delusione significativa. Kalulu aveva dimostrato di poter essere un elemento affidabile in un club di primo piano, ma non è riuscito a trovare spazio nella selezione francese per la rassegna iridata.
È possibile che quella mancata chiamata abbia avuto un peso sul piano mentale? È una domanda legittima, soprattutto considerando il contrasto tra il giocatore visto nella parte finale della scorsa stagione e quello che sta affrontando questo nuovo campionato. Tuttavia, non ci sono elementi sufficienti per affermare che la delusione internazionale sia la causa del calo. Il rendimento di un calciatore dipende da molte variabili: condizione fisica, fiducia, contesto tattico, serenità personale e dinamiche della squadra.
C'è anche un dettaglio che rende il quadro più interessante. Con l'arrivo di Zinédine Zidane sulla panchina della Francia, Kalulu è tornato a essere preso in considerazione dalla nazionale nel nuovo ciclo. La porta della selezione, dunque, non sembra chiusa. E questo dimostra quanto sia importante non confondere la mancata partecipazione al Mondiale con una bocciatura definitiva del suo valore.
Resta però una coincidenza temporale che invita a riflettere. Dopo due stagioni in cui aveva consolidato la propria posizione alla Juventus, il francese sembra aver perso parte delle sicurezze che lo avevano accompagnato. Non sappiamo se esista un legame diretto con la delusione mondiale, ma è legittimo chiedersi se qualcosa sia cambiato nella sua testa, nella sua condizione o nel modo in cui sta vivendo questa nuova stagione.
Non basta parlare di un momento negativo
Il rischio, davanti a prestazioni come quella contro il Genoa, è limitarsi a definire Kalulu un giocatore in crisi e aspettare che torni tutto alla normalità. Sarebbe una lettura troppo semplicistica. Il francese ha dimostrato nelle ultime due stagioni di possedere qualità e affidabilità, ma proprio per questo deve ritrovare rapidamente il proprio livello.
La Juventus ha bisogno del difensore capace di leggere in anticipo le situazioni, vincere i duelli, accompagnare l'azione e garantire sicurezza ai compagni. Non di un giocatore che si limita a svolgere il compito senza incidere, né tantomeno di un elemento che commette errori banali in situazioni gestibili. Il problema non è pretendere che Kalulu sia sempre perfetto: è capire perché, oggi, sembri così distante dal rendimento che aveva reso quasi scontata la sua presenza tra i migliori della squadra.
Naturalmente, la crisi non riguarda soltanto lui. La sconfitta di Genova ha evidenziato una Juventus fragile, poco intensa e incapace di reagire con convinzione alle difficoltà. In un contesto simile, anche i singoli rischiano di perdere riferimenti e sicurezza. Ma il rendimento collettivo non può diventare una giustificazione automatica per ogni errore individuale. Kalulu deve ritrovare la capacità di leggere le situazioni e di assumersi le proprie responsabilità, proprio come il resto della squadra.
La Juventus aspetta il ritorno del vero Kalulu
La stagione è ancora lunga e sarebbe prematuro emettere sentenze definitive. Due annate positive non possono essere cancellate da poche settimane difficili, così come una storia recente di affidabilità non garantisce che il rendimento torni automaticamente quello di prima. La vera questione è capire se questa flessione sia soltanto una parentesi oppure il segnale di un problema che richiede un intervento più profondo.
Il prossimo passo dovrà arrivare dal campo. Serviranno maggiore attenzione, più convinzione nei contrasti, lucidità nelle scelte e quella personalità che aveva permesso al francese di diventare uno dei punti di riferimento della Juventus. Non è necessario che torni subito a essere il migliore della squadra: è necessario che torni a essere riconoscibile.
Il Kalulu delle prime due stagioni in bianconero non è scomparso per sempre, ma oggi sembra lontano. La mancata convocazione al Mondiale può essere una chiave di lettura, non una spiegazione dimostrata. La certezza, invece, è che la Juventus non può permettersi di perdere anche una delle sue precedenti garanzie. Perché se il calo del francese dovesse diventare strutturale, il problema non sarebbe più soltanto una serie di prestazioni negative: sarebbe un'altra certezza smarrita in una squadra che, in questo momento, di certezze ne ha disperatamente bisogno.
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