Juventus-Genoa 2-0, analisi tattica: primo tempo dominante, poi il solito calo che Spalletti non si spiega
La Juventus batte 2-0 il Genoa nel giorno di Pasquetta e porta a casa tre punti fondamentali nella corsa Champions. Una vittoria costruita in un primo tempo di alto livello, ma che lascia ancora interrogativi sulla gestione dei 90 minuti.
I bianconeri partono con il consolidato 4-2-3-1, con McKennie nel ruolo di incursore, spesso libero di allargarsi per creare superiorità. Sugli esterni Yildiz e Conceição, mentre davanti viene scelto Jonathan David, preferito a Boga.
Il primo tempo è di grande qualità. La Juventus sviluppa il gioco sulle sue caratteristiche: ampiezza, inserimenti senza palla e continui movimenti per disordinare la difesa del Genoa. Gli esterni creano superiorità, mentre McKennie attacca costantemente l’area.
Il vantaggio nasce da una situazione da palla inattiva: una palla alta in area viene lavorata da Kelly di testa, il pallone arriva a Bremer che, sempre di testa, trova la deviazione vincente anche grazie a un tocco di un difensore del Genoa. Un gol che conferma la pericolosità della Juventus sulle seconde palle e sui duelli aerei. 0
Il raddoppio è invece la fotografia perfetta della Juventus di Spalletti. L’azione nasce da una costruzione pulita, sviluppata rapidamente verso l’esterno: è Cambiaso ad avviare l’azione, Conceição rifinisce sulla corsia e mette in mezzo un pallone preciso per McKennie, che attacca l’area e di piatto finalizza. Un’azione in velocità, a ritmi alti, esattamente come vuole l’allenatore. 1
In questo contesto si inserisce anche la prova di David, che interpreta il ruolo in maniera più associativa. Lavora da riferimento centrale, viene incontro, gioca spalle alla porta e lega il gioco, ma nel primo tempo non riesce a rendersi incisivo sotto porta. Solo nella ripresa colpisce un palo prima di uscire: una prestazione nel complesso sufficiente.
La partita cambia nella ripresa. La Juventus abbassa il ritmo e perde intensità, permettendo al Genoa di crescere. È un copione già visto: dopo un primo tempo dominante, la squadra fatica a mantenere lo stesso livello nei secondi 45 minuti.
L’ingresso di Baldanzi tra le linee cambia l’inerzia. Il Genoa trova più spazi, la Juventus fatica a uscire dalla pressione e perde palloni in zone pericolose, concedendo campo e fiducia agli avversari.
L’episodio che può riaprire la partita arriva a un quarto d’ora dalla fine: calcio di rigore concesso per un intervento di Bremer. È qui che cambia la gara. Di Gregorio, entrato al posto di Perin a fine primo tempo, diventa decisivo con una doppia parata: prima sul rigore, poi sulla ribattuta, evitando un finale che sarebbe stato molto più complicato. 2
Nel complesso, la Juventus porta a casa una vittoria meritata, ma ancora una volta a due facce. Il primo tempo mostra il potenziale della squadra, il secondo evidenzia limiti di continuità che lo stesso Spalletti ha sottolineato.
Perché per fare il salto definitivo nella corsa Champions non basta dominare per 45 minuti. Serve farlo per tutta la partita.
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