Koopmeiners, i numeri ingannano: la Juve aspettava un altro giocatore
Il 7.0 di Koopmeiners potrebbe sembrare, a prima vista, la fotografia di una buona prestazione. E in parte lo è. Il centrocampista della Juventus non ha giocato una partita disastrosa, non ha commesso una serie di errori tecnici e i suoi numeri sono complessivamente puliti. Eppure, guardando la partita e soprattutto ciò che la Juventus aveva bisogno da lui, il giudizio non può essere altrettanto positivo.
Perché il problema di Koopmeiners a Sassuolo non è stato quello di aver fatto male tante cose. È stato quello di non aver fatto abbastanza cose importanti. Ed è una differenza fondamentale quando si parla di un giocatore dal quale la Juventus si aspetta di più, soprattutto in una partita nella quale era chiamato a sostituire Manuel Locatelli.
Il 7 di Koopmeiners nasce dai dati, ma non racconta tutto
Il 7.0 di Koopmeiners non va letto come un giudizio soggettivo sulla sua partita. Il sistema di valutazione utilizza un algoritmo che mette insieme un numero molto elevato di statistiche, alimentate dai dati dettagliati di Opta Stats Perform, considerando anche il ruolo e le diverse funzioni svolte dal giocatore.
E infatti i numeri di Koopmeiners contro il Sassuolo sono tutt'altro che negativi. Ha chiuso con il 92% di precisione nei passaggi, 16 passaggi riusciti su 18 nell'ultimo terzo di campo, 7 passaggi progressivi, 2 lanci lunghi su 2, un dribbling riuscito e quattro palloni recuperati. Sono dati che descrivono un giocatore coinvolto nella manovra, preciso e capace di gestire correttamente il pallone.
Ma qui arriva la differenza tra il dato e la lettura della partita. Koopmeiners ha fatto tante cose bene, ma non ha fatto abbastanza cose importanti. Il sistema può premiare la qualità e la quantità delle azioni eseguite, mentre l'analisi tattica deve chiedersi anche quanto quelle azioni abbiano inciso realmente sulla partita e quanto abbiano risposto alle esigenze della Juventus.
E sotto questo aspetto il quadro cambia. 0.10 di xG, 0.04 di xA, nessun key pass e nessun tocco nell'area avversaria raccontano un centrocampista che ha partecipato alla costruzione, ma senza riuscire a trasformare quella partecipazione in una vera incisività offensiva.
La Juventus aspettava qualcosa in più
Il contesto rende la prestazione ancora più significativa. Koopmeiners era chiamato a prendere il posto di Locatelli, cioè del giocatore che normalmente rappresenta uno dei principali riferimenti della Juventus nella gestione e nell'equilibrio della squadra.
Ma soprattutto, dopo alcune settimane nelle quali sembrava finalmente intravedersi qualche segnale positivo, ci si aspettava di vedere un ulteriore passo avanti. Contro il Parma era arrivato il gol del 2-0 nel finale, mentre contro il Milan aveva fornito l'assist per il gol di Gatti. Due episodi che sembravano poter rappresentare una piccola svolta.
A Reggio Emilia, invece, quella sensazione si è nuovamente fermata. Non è stata una prestazione da bocciare completamente, ma è mancato proprio quel salto di qualità che la Juventus continua ad aspettarsi da lui.
Quell'occasione dal limite pesa
Il momento che meglio fotografa la partita di Koopmeiners arriva nel primo tempo. La Juventus riesce a trovare uno spazio centrale e il pallone arriva al centrocampista al limite dell'area. È una situazione nella quale il Koopmeiners che la Juventus ha acquistato dall'Atalanta dovrebbe poter fare la differenza.
Invece il tiro è troppo debole e soprattutto troppo centrale, permettendo a Muric di intervenire senza particolari difficoltà.
Non è un errore clamoroso e non si può giudicare una partita soltanto da un'occasione. Ma è proprio questo il punto: in una gara nella quale la Juventus fatica a trovare spazi sulle fasce e viene costretta spesso a cercare soluzioni centrali, quelle poche occasioni diventano ancora più importanti.
Koopmeiners aveva la possibilità di trasformare una buona giocata collettiva in un episodio decisivo. Non ci è riuscito.
Il movimento sulla sinistra non basta
Un altro aspetto interessante della sua partita riguarda la posizione. Koopmeiners ha spesso cercato di spostarsi verso la fascia sinistra, anche per provare a costruire dal basso sfruttando il suo piede mancino.
È una soluzione che può avere una logica: allargarsi, creare una linea di passaggio, partecipare alla costruzione e provare a far avanzare la squadra. I suoi numeri nei passaggi confermano infatti una buona qualità nella gestione del pallone.
Il problema è ciò che viene dopo. La sua presenza sulla sinistra non si trasforma abbastanza spesso in una giocata capace di rompere la struttura del Sassuolo. Non c'è quella continuità nell'attaccare gli spazi, nell'arrivare alla conclusione o nel servire l'uomo negli ultimi metri che ci si aspetterebbe da un giocatore con le sue caratteristiche.
La pulizia tecnica c'è, l'incisività molto meno.
Il vero Koopmeiners è ancora lontano
Ed è proprio questo il tema centrale. La Juventus non sta aspettando semplicemente un centrocampista capace di completare il 90% dei passaggi. Per quello esistono altri giocatori.
Sta aspettando il Koopmeiners capace di incidere, quello visto a Bergamo quando riusciva a essere contemporaneamente centrocampista, costruttore e uomo capace di arrivare negli ultimi metri. Un giocatore che poteva cambiare la partita con un inserimento, un tiro dalla distanza, una verticalizzazione o una giocata individuale.
A Sassuolo quella versione del giocatore non si è vista con continuità. E questo spiega perché una prestazione numericamente positiva possa comunque lasciare una sensazione negativa.
Il problema non sono i passaggi sbagliati
È forse il modo più semplice per spiegare la questione: il problema non sono i passaggi sbagliati, ma quelli che non fanno la differenza.
Koopmeiners ha perso pochi palloni, ha giocato con precisione e ha svolto correttamente molte delle sue funzioni. Ma quando una squadra come la Juventus ha bisogno che uno dei suoi centrocampisti più importanti prenda in mano la partita, la semplice correttezza non può essere l'obiettivo finale.
Serve anche la capacità di trasformare quella correttezza in pericolosità.
Un passo indietro proprio nel momento sbagliato
La sostituzione al 71', con circa venti minuti ancora da giocare, è un altro elemento che contribuisce alla lettura della sua partita. Spalletti sceglie di cambiare il centrocampo e di affidarsi ad altre soluzioni nella parte finale della gara.
Non significa che Koopmeiners fosse stato il principale problema della Juventus. La sconfitta di Reggio Emilia nasce da molteplici fattori e da una gestione collettiva del finale che coinvolge tutta la squadra. Ma proprio perché da lui ci si aspettava una prestazione capace di orientare la partita, il suo rendimento finisce inevitabilmente tra le note meno positive.
Il 7 non è sbagliato: è la partita che racconta qualcosa in più
Alla fine, quindi, non bisogna necessariamente mettere in discussione il 7.0. Se guardiamo i dati, è un voto comprensibile. Koopmeiners ha svolto bene molte azioni, ha mantenuto una buona precisione e non ha prodotto una lunga serie di errori.
Ma il calcio non è soltanto la somma delle azioni riuscite. Conta anche quando quelle azioni arrivano, dove arrivano e soprattutto quanto riescono a cambiare la partita.
Ed è qui che il giudizio deve essere più severo. Perché la Juventus, contro il Sassuolo, non aveva bisogno soltanto di un Koopmeiners ordinato. Aveva bisogno del giocatore capace di fare un passo avanti rispetto alle prestazioni precedenti e diventare finalmente un fattore.
A Reggio Emilia questo non è successo. E per un giocatore sul quale la Juventus ha investito tanto e dal quale continua ad aspettarsi un salto di qualità, questa partita rappresenta un nuovo passo indietro.
Non due passi indietro perché abbia giocato male. Ma perché, ancora una volta, il vero Koopmeiners è sembrato più vicino nei numeri che nella sostanza della partita.
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