Spalletti a SKY: «Abbiamo perso l’equilibrio, ma la squadra ha avuto il coraggio di provare a vincere»

Spalletti a SKY: «Abbiamo perso l’equilibrio, ma la squadra ha avuto il coraggio di provare a vincere»TUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

La sconfitta contro il Sassuolo lascia grande amarezza in casa Juventus, soprattutto per il modo in cui è maturata. I bianconeri hanno avuto la forza di reagire e di rimettere in piedi una partita complicata, ma nel finale hanno concesso troppo spazio agli avversari, pagando a caro prezzo la ricerca del gol della vittoria. Luciano Spalletti, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, parte proprio da qui per analizzare il 3-2 del Mapei Stadium.

Spalletti difende la voglia di vincere: «È la cosa più difficile»

Il tecnico bianconero riconosce l'errore commesso dalla squadra, ma allo stesso tempo rivendica l'atteggiamento avuto nella ripresa. La Juventus ha perso equilibrio e lasciato troppo campo aperto, ma lo ha fatto nel tentativo di ribaltare una gara che sembrava ormai compromessa.

«Quei due gol subiti sono venuti perché abbiamo perso un equilibrio, dove abbiamo lasciato troppo campo aperto. Però c’è stata una voglia di andare a ribaltare questa partita, che si era messa in una situazione difficilissima, e secondo me questo la squadra l’aveva meritato».

Spalletti non nasconde dunque il problema, ma invita a guardare anche all'altro lato della medaglia. Perché per lui limitarsi a proteggere il risultato sarebbe stato molto più semplice rispetto a cercare fino all'ultimo di vincere.

«La Juventus non può lasciare campo aperto così, è chiaro che non può. E lo ha fatto, però, per il tentativo di vincere la partita. La possibilità di vincerla ce l’aveva avuta e quella è la cosa più difficile da fare. Tra dire: “Rimani lì, questa partita non va persa”, è vero, ma quella è la cosa più facile. Riuscire a tentare di vincerla, a scavare la possibilità di vincerla, come ha fatto la squadra, perché secondo me se l’era scavata, è la cosa più difficile. E questo, per me, è una cosa che io apprezzo della mia squadra».

Il problema dell'equilibrio: «Eravamo otto contro sette»

Il tecnico entra poi nel dettaglio dell'azione che ha portato al gol decisivo del Sassuolo. La Juventus si è trovata scoperta a centrocampo, ma secondo Spalletti il problema non può essere ridotto solamente al numero di giocatori rimasti dietro la linea della palla. In quel momento, infatti, i bianconeri avevano una netta superiorità numerica nella zona offensiva.

«Siccome tutti mi dicono: “Ma si può rimanere in due contro tre a metà campo?”. No, non si può rimanere. Ma laggiù, al limite dell’area, siamo otto contro sette, o no? Se qui siamo due contro tre, là siamo otto contro sette. Si può perdere una palla infilandosi in un vicolo cieco in quella maniera lì, invece di farla girare e tirare in porta?».

È proprio la gestione dell'ultimo possesso a lasciare il rammarico maggiore all'allenatore. La squadra aveva portato tanti uomini nell'area del Sassuolo, ma non è riuscita a trasformare quella superiorità in una conclusione efficace.

«Perché si tira in porta, otto contro sette, con una squadra che è dentro l’area di rigore, ammucchiata a fare fase difensiva, perché loro ora stavano facendo questo: loro stavano pensando a difendersi. Abbiamo quella palla lì, siamo due contro tre, non riusciamo a finire quell’azione, a portarla a termine. E perché non riusciamo a portarla a termine, perdiamo la partita».

«È una partita sanguinosa»

Spalletti non nasconde il peso della sconfitta. Il ko di Reggio Emilia arriva in un momento in cui la Juventus avrebbe voluto dare continuità al proprio percorso e inevitabilmente incide sia sul morale sia sulla classifica.

«È una partita sanguinosa, perché ci costa molto sia a livello di entusiasmo, sia a livello di classifica, sia a qualsiasi livello. Però io ero quello che gli chiedevo e loro hanno tentato di metterlo in pratica, magari esagerando, perché hanno esagerato. Ma questa cosa di voler ribaltare questo risultato, a noi della squadra è piaciuta».

Spalletti: «Nel secondo tempo hanno tentato di fare di più»

Alla domanda sulla capacità dei suoi giocatori di interpretare il pensiero dell'allenatore e trovare soluzioni autonomamente, Spalletti rivela di aver chiesto un cambio di atteggiamento già durante l'intervallo. La Juventus, pur creando situazioni pericolose, non lo aveva convinto abbastanza nella prima parte della gara.

«Stasera hanno tentato di fare quello che io gli ho chiesto alla fine del primo tempo, perché non mi bastava quello che si stava facendo. Nonostante fossimo arrivati a mettere palla a cinque metri dal portiere, sulla linea di fondo, a scegliere su chi far tirare in porta, con quattro o cinque palloni passati dentro l’area piccola, abbiamo tirato due volte dal limite dell’area, una volta con Koop e una volta con un altro, totalmente liberi. Non ci siamo imbucati due o tre palloni dove ci eravamo ritagliati gli spazi e a me non è bastato. Gli ho chiesto di più».

La risposta della squadra, almeno sul piano offensivo, è arrivata nella ripresa.

«Nel secondo tempo hanno tentato di fare di più e, secondo me, l’hanno fatto. Poi, che ci sia da avere un equilibrio e che ci sia da avere una testa sempre lucida, che ragiona in determinate situazioni e in qualsiasi momento, questo è vero. E lì bisognava essere più bravi».

Dal secondo gol alla punizione: dove la Juve ha perso la partita

Spalletti individua però più di un momento nel quale la Juventus ha smarrito il necessario equilibrio. Non soltanto l'azione finale, ma anche il primo gol del Sassuolo nasce da una gestione difensiva che il tecnico considera migliorabile.

«Manca tutta la difesa da ultimo, ma siccome c’è una punizione laterale, noi andiamo per andare a saltare. Mancano 30 secondi, si va per andare a saltare, poi invece di essere battuta dentro, la punizione viene mossa e viene portata a sinistra, dove un calciatore prova a fare un dribbling invece di metterla dentro. Ma tutti pensavano che questa palla lì finisse dentro l’area di rigore per il colpo di testa, per il duello finale. Poi bisogna anche ragionare, perché non è solo quella la situazione dove abbiamo perso l’equilibrio».

Il primo gol, secondo Spalletti, racconta lo stesso problema da un'altra prospettiva: dopo l'uno-due sulla fascia, la linea difensiva non è riuscita ad abbassarsi in tempo.

«Abbiamo perso l’equilibrio anche, per esempio, sul primo gol: perdiamo equilibrio e la linea difensiva non scappa dopo che abbiamo subito l’uno-due in fascia e si lasciano degli spazi dove basta mettere una palla dietro le spalle. Poi Esposito è stato bravo a fare gol».

Spalletti non molla Kolo Muani: «Io sto lì fino in fondo»

Infine, il tecnico torna sul tema Kolo Muani. Dopo aver dichiarato la scorsa settimana di non voler «scendere dal carro» dell'attaccante francese, Spalletti ribadisce la propria fiducia e indica anche una soluzione tattica per coinvolgerlo maggiormente.

«No, bisogna dargli più palloni addosso. Gli abbiamo dato anche qualche pallone addosso. Perché quando non si trova uno sbocco, quando è tutto chiuso, ogni tanto va giocato addosso alla prima punta, che la tiene via al limite dell’area e che ribalta il senso dell’intenzione della squadra avversaria».

Secondo l'allenatore, servire maggiormente Kolo Muani direttamente può permettere alla Juventus di risalire e di creare nuove condizioni offensive quando gli spazi sono chiusi.

«Perché poi non si va a giocargli sull’appoggio dietro e diventa più difficoltoso ricomporre dietro la linea il blocco squadra per gli altri. Noi ci abbiamo giocato poco, ci dobbiamo giocare di più. Quando non troviamo sbocco, si va a giocare la palla, gliela si dà addosso. Si va a perdere, l’abbiamo persa perché l’abbiamo data e l’ha anche persa, però poche. Le dobbiamo giocare di più e noi dobbiamo stimolarlo di più. E io sto lì fino in fondo».

Il messaggio di Spalletti, dunque, è duplice: la Juventus deve correggere gli errori di equilibrio e gestione, ma senza rinunciare alla mentalità offensiva. Il 3-2 di Sassuolo fa male, ma per l'allenatore bianconero la strada non è quella di avere paura di perdere: è imparare a cercare la vittoria mantenendo lucidità e struttura fino all'ultimo pallone.