La proprietà della Juve c'è sempre, ora tocca alla squadra di Spalletti
Un legame sempre più forte, anzi indissolubile, tra la Juve e la Exor del presidente John Elkann. La certificazione nel cda di ieri. Contestualmente all'approvazione del bilancio, con perdita di 66 milioni di euro (7,9 in più rispetto a quello scorso), ha deciso di effettuare l'ennesimo aumento di capitale. Saranno immessi 250 milioni, di cui 60 subito. Il tutto sarà sottoposto all'Assemblea degli azionisti, fissata per il 3 novembre prossimo. La cifra di aiuti della società madre nei confronti della Vecchia Signora, dal 2007 ad oggi, sale così a 1,5 miliardi di euro. Tantissimi. Nella nota si legge "a sostegno del rafforzamento della struttura patrimoniale e della competitività sportiva, valorizzazione del brand, upgrade immobiliari strategici (su tutti lo Stadium, sostenibilità economica finanziaria". In estrema sintesi, si prosegue sulla scia del binomio sostenibilità-competitività.
John Elkann, a dispetto di chi lo attacca sempre e comunque per scarso attaccamento alla Juve, dunque ancora una volta ha dimostrato il contrario. Mettendoci i soldi. Ora Carnevali deve mantenere i conti in equilibrio, riportando per il club a competere e soprattutto vincere. Servirà tempo, ma in casa bianconera non ce n'è mai troppo. Nel suo primo mercato juventino, l'ad è stato costretto ad agire in un perimetro ridotto, con l'ombra della Uefa in chiave Fair Play Finanziario e senza gli introiti della Champions Legaue. Guarda caso, nella passata stagione, i bianconeri incassarono oltre 63 milioni di euro, pur uscendo ai playoff. Più o meno la cifra della perdita registra al 30 giugno 2026. Quindi la qualificazione alla Coppa più prestigiosa deve essere il minimo sindacale, un imperativo. Se poi a marzo la squadra si ritroverà nei primissimi posti, si può puntare anche allo scudetto. Difficile, ma il calcio spesso riserva sorprese. Ora tocca a Spalletti e ai suoi ottenere i risultati sul campo. La proprietà ha dato l'ennesimo segnale. La squadra deve recepirlo.
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