Spalletti a Sky: «Devo farmi delle domande e trovare delle risposte. I tifosi non possono essere orgogliosi»
La Juventus crolla contro la Lazio, perdendo 0-3 all'Allianz Stadium, e Luciano Spalletti non nasconde la propria delusione. Nel postpartita, ai microfoni di Sky Sport, l'allenatore bianconero ha analizzato la prestazione della squadra, riconoscendo le fragilità emerse in campo e mettendo in discussione anche il proprio modo di gestire il gruppo. Dopo le parole di Bremer, che aveva parlato di compagni che tendono a nascondersi nei momenti difficili, il tecnico ha ribadito che le responsabilità devono essere condivise da tutti.
Spalletti ha ammesso di essere rimasto sorpreso dalla prestazione, soprattutto per quello che è riuscito a vedere dalla tribuna: «Sì, un po' di sorpresa ce l'ho. Perché poi, essendo stato costretto a vederla da sopra, che si vede molto di più, cioè si riesce a coprire un po' come si ragiona anche distante dalla palla, mentre a volte la prospettiva dalla panchina te la toglie. Ed effettivamente stasera abbiamo evidenziato delle fragilità. E poi lì che nascono poi i primi problemi, perché fai una scelta in ritardo, poi non vedi quella cosa che è facile da vedere, porti un po' più la palla perché la vuoi risolvere. Siamo andati a fare degli errori sopra già delle difficoltà oggettive fin dall'inizio».
Le parole di Bremer: «Prima bisogna parlare di noi stessi»
Interpellato sulle dichiarazioni di Gleison Bremer, che aveva sottolineato come non tutti i giocatori riescano a reagire allo stesso modo davanti alle difficoltà, Spalletti ha invitato a partire dall'autocritica individuale.
«Bremer deve rispondere. È bene che faccia delle analisi, però lui è dentro la partita di stasera, come ci sono io, pur essendo stato in tribuna, pur essendo stato in campo, io sono dentro e lui è dentro. Per cui prima individualmente bisogna parlare di noi stessi, prima di parlare della squadra. Nella mia analisi è chiaro che io, per quello che è stato il rapporto, per quello che è stata la conduzione di tutto ciò che riguarda poi il percorso che ci ha portato a fare la prestazione di stasera, devo andare ad analizzarmi, devo farmi delle domande, devo trovare delle risposte, perché poi sennò sarebbe troppo facile andare a incolpare altre cose».
Il rapporto con i giocatori: «Devo analizzare anche questo»
Un altro tema centrale dell'intervista riguarda il rapporto tra l'allenatore e i calciatori, con la domanda se i giocatori comprendano davvero ciò che Spalletti chiede loro in campo. Il tecnico ha spiegato di aver sempre puntato sul dialogo e sul coinvolgimento, ma ora vuole interrogarsi anche sull'efficacia di questo approccio.
«Non lo so, secondo me sì, perché poi, come dicevo ieri in conferenza stampa, io non mi riesco a fare diversamente. Io passo dalla relazione, un buon rapporto con tutti. Quando ieri dicevo mi piacerebbe avere un carattere peggiore, è la verità. L'ho sempre desiderato. Io quando l'ho fatto, quello lì, devo andare a mettere mani dentro me stesso, perché non sono poi quello lì, perché è chiaro che poi quando uno ti sfida, quando uno ti viene contro, quando uno ti vuol mettere sotto i piedi, allora è un altro tipo di ragionamento. Ma sennò quando c'è disponibilità, quando c'è serietà, quando c'è professionalità, è chiaro che io vado con il ragionamento».
Spalletti ha quindi approfondito il modo in cui comunica quotidianamente con i suoi giocatori: «E si instaura un rapporto, si instaura un rapporto e poi io ti incontro durante il giorno e ti posso parlare, perché c'è il rapporto, ti posso dire quello che mi pare, perché non ci sono vuoti tra di noi che mi mettono dei limiti su quella che è la comunicazione che ti debbo fare, o su quello che è l'analisi spicciola, oh ma che passaggio hai fatto l'altro giorno, ma che contrasto hai perso, lo posso dire perché io ho un buonissimo rapporto con tutti qui dentro e sono sempre passato attraverso quello lì».
Il tecnico ha riconosciuto di dover valutare se questa modalità sia ancora quella giusta: «Per cui devo fare anche questa analisi qui, se è corretto avere questo buon rapporto qui, perché penso sia la strada migliore per il coinvolgimento e per riuscire poi ad avere una squadra che è responsabile. Ecco, un gruppo di giocatori che è responsabile».
La confusione in campo e la mancanza di lucidità
Nel corso dell'intervista, Spalletti è stato interrogato anche sulla sensazione che alcuni giocatori si perdano nel tentativo di eseguire cose che poi non riescono a riprodurre in partita. L'allenatore ha ricordato il rendimento della squadra nelle gare precedenti, ma ha ammesso che contro la Lazio qualcosa si è inceppato.
«Noi si è giocata una partita due giorni fa, cioè due giorni fa ti dava l'impressione di questa cosa qui, ti ha dato l'impressione di questa cosa qui. Fino a un certo punto, francamente sì. Fino a un certo punto in avanti no, fino a un certo punto sì. Nel primo tempo, poi nel secondo assolutamente no. Nel primo tempo qualche cosa abbiamo concesso, però poi ci eravamo anche ritagliati delle possibilità».
Spalletti ha poi spiegato che la Juventus non è una squadra vincolata a un unico sistema di gioco, ma che proprio la capacità di adattarsi alle diverse situazioni non si è vista come avrebbe dovuto: «Noi siamo sempre stati una squadra che poi deve giocare abbastanza libera, perché è sempre di questo si è detto, non siamo vincolati a un sistema solo, perché abbiamo fatto vedere che la nostra qualità è quella di esplorare anche situazioni nuove, posizioni nuove in campo. Ormai quello che è il sistema di gioco non si riconosce quasi più nemmeno negli svolgimenti delle partite».
Il problema, secondo l'allenatore, è stato soprattutto nella reazione e nella lucidità: «E secondo me è un tema fondamentale questo fatto che ho detto prima, che abbiamo abbandonato un po', da un punto di vista di reazione, di modo di fare, o perlomeno dove non abbiamo fatto anche mettendoci un po' di energia in più non siamo stati nelle condizioni di essere lucidi, perché non siamo stati lucidi».
Il tecnico ha anche descritto alcune difficoltà nell'organizzazione difensiva: «Perché dopo quando c'erano tutti quei piccoletti che saltano l'uomo c'era da fare il blocco squadra che difende o che fa più lo zoccolo duro della squadra e poi si lascia un po' a loro, alla loro qualità, nell'uno contro uno a fare. Invece anche lì siamo andati più avanti con i giocatori che dovevano fare più i guardiani che non gli incursori. Si è fatto anche un po' di confusione».
«Le responsabilità sono di tutti»
Quando gli è stato chiesto se le parole di Bremer potessero scuotere lo spogliatoio, Spalletti ha ribadito che nessuno può chiamarsi fuori dalla prestazione negativa, compreso il difensore brasiliano.
«Sì, per l'amor di Dio. Anch'io posso dire... prima mi devo tirar dentro quella che è la situazione. Tutti qui, Bremer non è escluso da quello che è la prestazione di stasera, è dentro la prestazione di stasera. Come lo è anche lui. Questa è la volontà di andare a guardare un gruppo. Naturalmente è responsabilità da parte di tutti».
Infine, a Spalletti è stato chiesto quale tra collaborazione, fiducia e condivisione manchi maggiormente alla Juventus in questo momento. La risposta dell'allenatore è stata un invito a ritrovare dentro se stessi la voglia di reagire e di rendere orgogliosi i tifosi.
«Collaborazione, fiducia, sono tutte un po', fanno tutte un po' parte del buon rapporto che si ha. Ora c'è da andare a trovare qualche cosa di differente, perché queste cose le abbiamo fatte vedere, ce le siamo dette, le abbiamo coltivate, abbiamo avuto occhi disponibili per queste qualità. Ora c'è da andare a frugarsi dentro individualmente e a tirar fuori qualcosa da quella che è la tua fame, la tua voglia di reagire. Perché poi tutti qui dobbiamo avere il primo obiettivo, quello di rendere orgogliosi i nostri tifosi di quello che facciamo sul campo. E oggi, siccome ero fra i tifosi, posso parlare anch'io, con una vista da sopra, non possono essere orgogliosi di questo».
Una presa di posizione forte da parte di Spalletti dopo il pesante 0-3 contro la Lazio. L'allenatore bianconero non cerca alibi e si mette in discussione insieme alla squadra: serviranno una reazione immediata, maggiore lucidità e un ritrovato senso di responsabilità per superare il momento negativo.
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