Dominati sotto tutti i punti di vista
Non si è trattato di una semplice sconfitta, ma di un’umiliazione in piena regola. L’Allianz Stadium è diventato il teatro del naufragio bianconero di fronte alla Lazio guidata da Gennaro Gattuso, vittoriosa con un netto e inequivocabile 0-3. Un successo mai realmente messo in discussione, che certifica il momento di profonda crisi della Juventus e trasforma i malumori dei tifosi in contestazione aperta.
I segnali d’allarme c’erano già tutti e mi ero permesso di segnalarli da tempo: la Lazio si presentava a Torino in ottima salute, solida e letale nel fare punti soprattutto contro le squadre di medio-bassa classifica, quelle che mettono in difficoltà la Juve da quando c’è Spalletti. Sul campo, la differenza di approccio è apparsa subito evidente: da un lato il solito palleggio lento e orizzontale dei padroni di casa, dall'altro una formazione ospite aggressiva, verticale e spavalda. La Lazio ha dominato la sfida sotto ogni punto di vista — fisico, tecnico, tattico e mentale —, lasciando alla Juventus solo un’inefficace resistenza.
Il vantaggio capitolino è arrivato di testa con Bremer e Lucumi sorpresi nelle marcature, ma è stato l'intero sviluppo della gara ad evidenziare la superiorità laziale. Nel secondo tempo, la panchina bianconera ha tentato di mischiare le carte inserendo Voltemade al posto di Alajbegović per giocare con le due punte, seguite dai vari Conceição, Zhegrova, Boga e Cambiaso. Tuttavia, non c'è mai stata la scintilla in grado di riaprire il match, a parte un paio di folate. La Lazio ha continuato a guidare il ritmo, chiudendo i giochi con altre due reti nate da una totale mancanza di cattiveria difensiva da parte dei torinesi.
Tra le fila bianconere si salva soltanto il portiere Vicario, incolpevole sulle marcature subite e abbandonato dai compagni al suo destino. Il resto del reparto arretrato affonda: Kalulu, Lucumi e Bremer (che post partita ha anche puntato il dito sui compagni troppo fragili mentalmente) sono irriconoscibili; in affanno anche Çelik, apparso privo di brillantezza dopo gli impegni con la nazionale.
A centrocampo e in attacco la situazione non migliora: Douglas Luiz si mostra lento e compassato, Sarr non incide e persino Kolo Muani delude con troppi errori nella gestione delle ripartenze. Insufficiente anche l'impatto dei subentrati con Voltemade e Conceição - esattamente come Alajbegovic e Gonzalez (meno peggio degli altri) - incapaci di dare una svolta a una squadra che sembra essersi assuefatta alla mediocrità generale.
Con appena il 50% di vittorie conquistate dall'inizio della sua gestione, Luciano Spalletti sembra aver toccato il punto di non ritorno. Continuare a parlare di "strada giusta" rischia di trasformarsi nell'ennesima giustificazione astratta di fronte a risultati deludenti. La storia della Juventus insegna che l'unico elemento fondamentale resta la vittoria. Senza una sterzata immediata — a partire dai prossimi impegni tra Europa League contro il Rennes e campionato —, la stagione rischia di trovarsi compromessa già ad ottobre, lasciando la società prigioniera di un pericoloso circolo vizioso di negatività e continui cambi di rotta.
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