Vicario: "La Juventus era il mio sogno più grande, giocare allo Stadium dà emozioni fortissime"

Vicario: "La Juventus era il mio sogno più grande, giocare allo Stadium dà emozioni fortissime"TUTTOmercatoWEB.com
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di Francesco Tringali

Guglielmo Vicario ha raccontato a SkySport le settimane che hanno preceduto il suo trasferimento alla Juventus, soffermandosi anche sull’esperienza vissuta al Tottenham e sui retroscena che hanno accompagnato il suo addio agli Spurs. Il portiere è tornato in Italia con una maggiore consapevolezza dopo l’esperienza all’estero: “Spero di potermi dire più maturo e più consapevole, con un bagaglio di esperienza diverso. Andare all'estero ti apre: conosci culture, lingue, situazioni diverse, spogliatoi diversi, metodologie differenti. Arrivo sicuramente più completo, anche se senza il percorso fatto in precedenza non sarebbe stato possibile. Arrivo in un club enorme per storia, struttura e ambizione, e questa sarà la sfida che mi spinge ogni giorno”.

L’avventura al Tottenham gli ha regalato anche la soddisfazione della vittoria dell’Europa League, ma l’ultima parte del percorso londinese è stata segnata da dinamiche diverse. Vicario ha preferito non entrare nei dettagli: “Non mi piace parlare del passato o di quello che si sarebbe dovuto o potuto fare. Ci sono state delle dinamiche che non si sono allineate, probabilmente per diversi motivi che non ha senso citare adesso. Voglio concentrarmi sul presente e cercare di mantenere l'equilibrio in questa nuova avventura”. Nel passaggio che lo ha portato alla Juventus ha avuto un ruolo importante anche Roberto De Zerbi, con il quale Vicario ha instaurato subito un rapporto positivo: “Che rapporto c'è stato? Fantastico, sin dal primo giorno. Lo ringrazio, l'ho fatto personalmente il giorno in cui ho firmato con la Juventus. Con me è stato una persona vera, diretta e soprattutto un uomo di parola. Mi ha dato l'opportunità di fare questo passo che avevo in mente, mi ha assecondato, e gliene sarò sempre grato”.

L’attesa prima dell’ufficialità, invece, non è stata semplice. Vicario ha raccontato le settimane di incertezza vissute durante la trattativa: “La fiducia l'ho sempre mantenuta, però sono state settimane particolari, con un po' di stress, perché il mio desiderio era venire alla Juventus. Ci sono dinamiche di mercato che non puoi controllare, la società fa le sue valutazioni. Sono contento che abbiano scelto me, perché questo era il mio sogno più grande”.

Poi le prime emozioni vissute allo stadio: “Emozionante. Le emozioni che ho vissuto dal riscaldamento in poi sono state fortissime, è difficile metterle in parole. Sono cose che senti dentro e che ti rimangono indelebilmente impresse per tutta la vita”. Vicario, però, invita a mantenere equilibrio dopo l’esordio positivo: “La barra dell'equilibrio va tenuta in posizione orizzontale: non bisogna fare voli pindarici, né nell'esaltazione positiva né in quella negativa. Il campionato è lungo, a questo livello ogni tre giorni sei sotto scrutinio, bisogna avere la forza mentale per essere equilibrati e concentrarsi su quello che puoi controllare: il lavoro quotidiano, le indicazioni dell'allenatore, la fiducia dei compagni”.

Tra i primi momenti da protagonista in bianconero c’è stata anche una parata importante, quella su Romero nell'ultima partita contro il Parma: “Come è nata la parata? È arrivata da un cross ben messo e lui è stato bravo a girarla di prima. Sono dovuto andare giù in poco tempo, la palla non era forse angolata moltissimo ma era forte, e sono riuscito a tenerla fuori. È risultata importante perché avevamo appena segnato, rimettere in discussione quel risultato avrebbe complicato tutto. Si lavora per questo, a volte riesce, l'obiettivo è farlo il più spesso possibile. Non sarà sempre possibile, ma il mio focus è quello”.

Infine, Vicario ha spiegato il lavoro svolto con Spalletti sulla costruzione dal basso e sul ruolo sempre più centrale del portiere nella fase di possesso: “Il cambiamento più grande è arrivato quando è stata introdotta la possibilità di giocare la palla dentro l'area dal calcio di rinvio: da lì in poi chi allena ha capito che il portiere può essere un uomo in più, con linee di passaggio migliori. Con il mister lavoriamo molto su questo: mi dà diverse soluzioni, sia sul corto che sul medio che sul lungo. Poi la lettura è sempre del giocatore, dei compagni che devono darti linee di passaggio che tu devi saper cogliere al momento giusto. Sono dinamiche che analizziamo insieme, proviamo in allenamento e cerchiamo di replicare in partita”.