Balzarini: “La Juve deve chiudere per Kolo Muani. Pirlo può essere una buona scelta per l'Italia"
La Juventus accelera, ma il tempo stringe. Questo è il messaggio lanciato da Gianni Balzarini sul suo canale YouTube, dove il giornalista Mediaset ha fatto il punto sul momento bianconero, concentrandosi soprattutto sulle necessità di Luciano Spalletti in vista della nuova stagione. Il tema più caldo resta quello dell’attaccante. La sensazione è che alla Continassa si stia lavorando per riportare a Torino Randal Kolo Muani, una pista che nelle ultime ore avrebbe ripreso quota dopo una fase di stallo.
Secondo Balzarini, la Juventus avrebbe nuovamente intensificato i contatti per il francese, mentre starebbe definitivamente raffreddandosi la pista che porta a Emiliano Martínez per la porta. L’idea sarebbe quella di chiudere l’operazione Kolo Muani prima della partenza della squadra per la tournée del 2 agosto, così da consegnare a Spalletti almeno un rinforzo offensivo di peso.
“La Juve si è riavvicinata a Kolo Muani. Sarebbe il caso di portare tutto a compimento prima della partenza, perché Spalletti aspetta un attaccante e potrebbe iniziare a manifestare qualche segnale di nervosismo”. Il tecnico toscano, infatti, si trova ancora con una rosa incompleta e con diversi nodi da sciogliere. La nuova Juventus dovrà essere costruita rispettando i paletti economici, ma anche evitando di lasciare l’allenatore senza gli strumenti necessari per competere.
Ampio spazio anche alla questione Nazionale. Balzarini ha commentato la probabile scelta di Andrea Pirlo come nuovo commissario tecnico, sottolineando però quello che considera un errore comunicativo: aver alimentato le aspettative su nomi come Pep Guardiola e Carlo Ancelotti. Secondo il giornalista, il problema non sarebbe la scelta Pirlo, ma il percorso che ha portato alla decisione finale. “Pirlo può essere una buona scelta. Ha idee, conosce il calcio e con una squadra valida può lasciare un’impronta. L’errore è stato far pensare ai tifosi che sarebbe arrivato Guardiola”.
Una riflessione che apre un tema più ampio: il calcio italiano deve tornare a investire sulle idee, sulla formazione e sulla qualità degli allenatori, senza rimanere prigioniero di logiche di appartenenza e vecchi equilibri.
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