Nesti: "Che ricordi quel finale di campionato del '67 tra Inter e Juventus..."

Nesti: "Che ricordi quel finale di campionato del '67 tra Inter e Juventus..."TUTTOmercatoWEB.com
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di Daniele Petroselli

Il giornalista Carlo Nesti a Tuttomercatoweb ha ricordato una sfida tra Inter e Juve particolare: "E' il primo giugno 1967. È l'ultima giornata di campionato, e la Juve di Herrera ha un solo punto di distacco, rispetto all'Inter di Helenio Herrera. Ci si gioca tutto all'ultima giornata, come accadrà spesso nella storia della Juve. Nel 1973, come nel 1977, come nel 1982, come nel 2000, e come nel 2002 .I bianconeri affrontano la Lazio, allo Stadio Comunale di Torino, e si battono contro una squadra, che lotta per non retrocedere. L'Inter, invece, reduce dalla sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni, contro il Celtic, affronta il Mantova in trasferta".

E ammette: "Dovete sapere che quello è il giorno, nel quale mi lego di più alla Vecchia Signora, perché come mi è capitato di spiegare, tante volte, mi sento molto più Paperino, che non Topolino. Alludo al fatto, che mi appassiono per chi cade e si rialza, e cioè per i perdenti, piuttosto che per chi vince sempre. E quel giorno si verifica proprio la contrapposizione fra una formazione fantastica, l'Inter di Moratti e Allodi, e una squadra, che sa di non essere la 'più forte', ma è consapevole anche del fatto che vince spesso chi è "più bravo". La notizia del gol del Mantova contro i nerazzurri, che consegna lo scudetto alla Juve, in vantaggio per 1-0 sulla Lazio, arriva per telefono. Tutto il calcio minuto per minuto incredibile ma vero, non va in onda, per non alterare l'andamento delle partite. Pensate che differenza rispetto al bombardamento televisivo di oggi! Io ho 12 anni, sono in parterre, e sento il boato del pubblico propagarsi di settore in settore, con la sola comunicazione del passaparola. 'Perde l'Inter! Perde l'Inter!'. È un ricordo speciale, che mi porterò sempre dietro nella vita, perché, nell'intervallo di quell'incontro, mentre la Juve pareggia 0-0, e dell'Inter non si sa nulla, passo 15 minuti a piangere sotto la mia bandiera, con il solito pessimismo cosmico, che spesso mi caratterizzerà. È la convinzione che la Juve non ce la può fare, come accadrà in tante finali di Champions League. Vengo consolato da mio padre, e dagli amici di mio padre, per un quarto d'ora, riaccendendo la speranza, che qualcosa possa cambiare".