La dirigenza cominci a proteggere la squadra, soprattutto dopo i mancati rinforzi. Altrimenti si fa dura
Sapete che, per quanto possibile, non amo parlare di arbitri poi, però, continuano ad accadere cose oltre il surreale e allora diventa molto complicato mantenere una linea e, soprattutto, continuare a credere che quello che accade sia solo figlio di qualità bassa della classe arbitrale e di pressapochismo dei vertici AIA. Lungi da me fare la lista degli incredibili torti arbitrali subiti dalla Juventus come un qualsiasi tifoso da bar, ma un giornalista non può neanche deontologicamente chiudere gli occhi. Rigori assegnati dall'arbitro (incredibilmente) alla Juve in campo e tolti dal VAR anche se da protocollo non dovrebbe intervenire. Pestoni da rigore su tutti i campi che diventano ininfluenti se il piede calpestato è quello di un giocatore con la maglietta bianconera. Fuorigioco passivo suscettibile di interpretazione su molti campi e invece mai in discussione se il gol lo fa la Juventus. Rigori fischiati dopo un minuto e mezzo dal fatto, quando il fatto è un fallo di polpastrello di un difensore bianconero che si stava affrettando a mettere le braccia nella posizione più congrua possibile. Arbitri che chiedono ai designatori di non voler arbitrare il Napoli per evitare di mettere a rischio l'incolumintà delle proprie famiglie, mandati, poi, ad arbitrare la Juventus a meno uno dal Napoli. E siccome il diavolo ci mette sempre la coda, in Juventus-Lazio arriva il gol annullato senza esitazioni e Koopmeiners e il fallo da rigore clamoroso su Cabal non visto. Potrei proseguire e forse riempire tutto l'editoriale, ma mi fermo qui. Basta però che almeno la si smetta di parlare di "brand da salvaguardare" e della "solita Juve che rubba" perché altrimenti qualcuno rischia di sfociare nel ridicolo prima degli arbitri e dei designatori.
E il club Juventus? Come si pone davanti a tutto ciò? Pare che qualcuno con i vertiti AIA si sia fatto finalmente sentire, ma non sono molto fiducioso da questo punto di vista. I tempi sono cambiati e il silenzio non paga, e il vecchio stile Juventus non esiste più da un pezzo e non sarebbe neanche applicabile a tempi in cui sembra che la Juventus sia presa di mira sempre di più in quanto vittima sacrificale perennemente silenziosa. Facile penalizzare un club che non si difende e che mezza Italia odia, altro che "brand da proteggere". Chi ha pagato nel 2006? Chi ha pagato nel 2022? Contro quale club si è sempre applicato il "due pesi e due misure"? E chi è che non si lamenta mai al cospetto di prese di posizioni continue da altri club? Dunque, di grazia, vorrei la Juventus mi spiegasse a cosa serve subire sempre in silenzio.
Se a tutto questo aggiungiamo anche il supporto che il club non ha fornito a tecnico e squadra nel mercato invernale ecco che il quadro rischia di complicarsi. Perché la qualificazione alla prossima Champions League, propedeutica ad una crescita che deve passare attraverso un pareggio di bilancio difficile da centrare fuori dalla competizione europea più importante e remunerativa, si giocherà punto su punto contro squadre come Napoli e Roma che sanno difendersi davanti a torti subiti, con allenatori che sanno pretendere e ottenere i giusti rinforzi, che fanno di tutto per proteggere i propri interessi. E allora è venuto il momento che lo faccia anche la Juventus. Basta silenzio, basta stringere mani e abbassare la testa. Basta scelte sbagliate sul mercato o programmazioni deficitarie. Per andare in Champions, e a pareggio di bilancio, e tornare vincenti, bisogna che in campo scenda anche la società.
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