Pedullà: "Il mostro non esiste: David ingiustamente sotto processo"
C’è un vizio antico, nel calcio italiano: creare il mostro. Serve poco, basta un rigore calciato male, una partita storta, qualche silenzio di troppo. Jonathan David, oggi, è diventato questo. O meglio: è stato fatto diventare questo. A dirlo, senza giri di parole, è Alfredo Pedullà, nel suo ultimo intervento sul canale YouTube, con il tono di chi è stanco delle sentenze sommarie.
Pedullà parte da un fastidio dichiarato, quasi fisico. "David non sta rendendo come ci si aspettava? Vero. Il rigore poteva essere calciato meglio? Certo. Ma da qui a trasformarlo nel “mostro di Firenze” mediatico, ce ne passa". Anche perché – ricorda Pedullà – grandi campioni hanno sbagliato rigori che pesavano come macigni, in finali di Champions e Mondiali. Senza finire sul banco degli imputati.
Il punto, però, non è assolvere David a prescindere. È contestualizzare. Arriva a parametro zero, scelta di Comolli. Allenatore diverso, Tudor, che spingeva per Kolo Muani e non lo considerava centrale. Parte bene, segna subito contro il Parma, poi finisce in un imbuto: entra, esce, gioca a spezzoni, sente addosso una pressione sproporzionata. Così non cresce nessuno, figuriamoci un attaccante.
Pedullà è netto: non si giudica un calciatore da cinque o sei mesi storti, ma dalla carriera. David non può essere diventato improvvisamente un brocco. E soprattutto, attenzione all’incoerenza: chi oggi lo massacra, domani sarà pronto a saltare sul carro al primo gol. Peggio di chi, sbagliando o no, difende la propria idea fino in fondo. "Con Spalletti, ora, la Juventus sta provando un’operazione semplice e complicatissima insieme: ripristinare la normalità. Vale per David, vale per altri. Senza isterie".
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