Petrone, lo storico agente di Baggio: "Il suo dossier attuale ancora oggi"

Petrone, lo storico agente di Baggio: "Il suo dossier attuale ancora oggi"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 06:48Altre notizie
di Daniele Petroselli

A Cronache di Spogliatoio lo storico agente di Roberto BaggioVittorio Petrone, ha parlato del dossier sul calcio italiano preparato anni fa dall'ex Juve e poi messo da parte dai vertici federali: "Avevamo stimato una spesa di 10 milioni in tre anni e avevamo chiesto che fossero coperti in parte anche con un contributi da 40/50mila euro da parte di tutte le squadre professionistiche. Proprio a dimostrare che quei soldi fossero un gettone alla fiducia in questo progetto. Altre federazioni, quella svizzera, quella francese, quella spagnola, danno un contributo importantissimo per questi lavori. Noi chiedevamo 3 milioni all'anno, ma non riuscimmo ad avere lo stanziamento. Roberto quando vide che non si riusciva a realizzare il progetto diede le proprie dimissioni a cui seguirono le mie".

E ha continuato: "Per noi la diffusione su tutto il territorio nazionale di attività di base orientate all'individuazione e lo sviluppo di giovani talenti era la premessa iniziale. Abbiamo una grandissima dispersione nel territorio di talenti: sappiamo dove sono? Sappiamo se sono bravi? Noi volevamo dar vita a cento 'Centri di Formazione Federali' all'interno dei quali poteva esistere l'istruzione di un modello metodologico uniforme e omogeneo, attraverso innanzitutto la formazione di maestri di calcio che potessero usare tecnologie all'avanguardia e lavorare sulle varie fasce di età di bambini e ragazzi. Avevamo bisogno di maestri di calcio, non di allenatori che spingessero sui risultati. Su questo Baggio era chiaro: voleva che la tecnica tornasse protagonista, che la palla - e non il tatticismo - fosse protagonista negli allenamenti. Per questo volevamo anche togliere il risultato fino ad alcune età". 

Un progetto ancora attuale: "L'update tecnologico consentirebbe addirittura un innalzamento delle performance di analisi. Però bisogna guardare la realtà per quello che è: quando esistono a oltranza difese di casta - e vi invito a vedere la composizione del Consiglio Federale - come si può convergere in un progetto che obbliga tutte le componenti a lasciare qualcosa dei propri interessi? Se questa volontà c'è allora si possono programmare i prossimi 10 anni e tornare protagonisti. E questo lavoro non lo si fa cambiando un presidente, bisogna pensare di fare una rivoluzione profonda, perché spesso questi progetti vengono anestetizzati dagli statuti".