Chivu predica bene e razzola male senza chiedere scusa
Tutte le squadre hanno vinto almeno una volta per decisioni arbitrali vantaggiose, ma il fine non giustifica mai il modo con cui ci si appropria di quel successo conquistato ingiustamente. E soprattutto non autorizza nessun tifoso - di nessuna squadra - a sprofondare nel trash dell'idiozia. Vantarsi di aver “rubato” una vittoria dopo aver condizionato in negativo una decisione arbitrale avrebbe di per sé motivo per un accurato approfondimento psichiatrico. E quegli interisti convinti di essere perennemente in credito con la mala-giustizia di calciopoli dimostrano una volta di più di volersi nascondere dietro gli stessi alibi di un ventennio fa. Inter-Juve è stata a larghi tratti una partita combattuta e temuta dalle storiche rivali di tante battaglie anche extra campo. Forse addirittura la più bella degli ultimi tempi perché giocata a viso aperto e senza troppi tatticismi. Una partita però viziata da una doppia ammonizione costata cara a Kalulu, reo per due volte di non aver commesso fallo e caduto nella rete di due “meschine” simulazioni da parte di Barella e bastoni. E qui si va poi ad aggiungere anche la poca freddezza del direttore di gara nel prendere la decisone più giusta se non la meno sbagliata, a patto di aver letto bene l'accaduto e dalla migliore posizione possibile. E anche oltre ogni ragionevole dubbio. Magari con un aiuto in cuffia in stile “testata” di Zidane al Mondiale 2006.
Chivu – Alla vigilia della partita Locatelli aveva smorzato le polemiche con le carezze che il giorno dopo sono finite in rissa, costringendo finalmente la società bianconera ad uscire dal letargo del silenzio sempre poco produttivo in questo mondo di... furbi. Buona la replica, fin tropo buoni i toni - se non quelli più “accesi” - uditi nel sottopassaggio dello stadio da parte dei dirigenti bianconeri. Strumentali invece le parole di mister Chivu bravo a catechizzare i suoi colleghi, meno nel chiedere scusa pubblicamente. Le cose più semplici nel calcio sono sempre le più difficili e lente ad essere modificate. Come ad esempio il protocollo che dimentica che un'espulsione, diretta o per doppio giallo, sarebbe meritevole del medesimo controllo al Var. E che la simulazione, aggravata da un'esultanza di compiacimento, andrebbe pesantemente punita con i medesimi controlli. Come andrà a finire? Arriverà il commissariamento dell'Aia (associazione arbitri) che spingerà sempre più ai margini Rocchi, fino alla sua caduta. Kalulu verrà squalificato e con il danno ecco la beffa: Chinè aprirà l'ennesimo fascicolo e dispenserà, secondo regolamento, inibizioni per Chiellini e Comolli. Ecco perché resta il campo il luogo dove far sentire, a voce alta, la propria forza. E il proprio disappunto. Adesso trasformiamo la rabbia in energia per poter affrontare senza freniu la trasferta di Istanbul.
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