Elkann pensi bene alla sua decisione: programmare con diversità di vedute è già una sconfitta

Elkann pensi bene alla sua decisione: programmare con diversità di vedute è già una sconfittaTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:04Editoriale
di Vincenzo Marangio

Dopo due programmazioni fallimentari è chiaro che Elkann non può più sbagliare. Soldi bruciati per giocatori da svendere e allentatori inadatti, poi la scelta (saggia) di prolungare Spalletti e l'opportunità di cambiare davvero le cose. Cambiare significa alterare lo status quo, uscire dalla gestione Comolli quanto prima e affidare la Juventus in mani più sicure possibili (per la sicurezza totale al momento non esiste) ma, soprattutto, eliminare quei conflitti interni per colpa dei quali la Juve è finita in Champions league e, sempre per colpa dei quali, rischierebbe di veder naufragare in anticipo un nuovo (ennesimo) progetto. Del resto la storia della Roma di quest'anno potrebbe generare una traccia da seguire: risolto il conflitto Ranieri-Gasperini, e acquistato il giocatore (Malen) che il tecnico giallorosso cheideva, la Roma è andata in Champions completando la controrimonta su una Juventus che nel frattempo imbarcava acqua fino ad affondare. 

Se, come pare, si dovesse cercare la strada della tregua tra Spalletti e Comolli, sarebbe un pessimo punto di partenza. Spalletti è già deluso dal lavoro del direttore generale che non sembra dare l'idea di volersi far guidare nella scelta dei giocatori ma che sia più che altro determinato riscattarsi proseguendo nel suo lavoro per poter dimostrare che non era lui a sbagliarsi ma chi non si fidava. Spero vivamente di sbagliarmi, perché significherebbe assistere ad un declino sempre più surreale del mondo Juve, un qualcosa di molto distante dal concetto di dirigenza competente e affiatata tra le parti, in sintonia con l'allenatore. Quello è il dna bianconero, non un'accozzaglia di rischi imprenditoriali costantemente finiti male.

Sia chiaro, l'idea di voler provare a dare una sorta di continuità aziendale non è sbagliata ma sono sbagliate le persone (Comolli) a cui si è scelto di affidarsi: un dirigente abituato a prendere decisioni, ad imporle, ad avere un ruolo attivo e idee tutte sue su cui non ama si metta bocca. La tregua, eventualmente "firmata", sarebbe per forza di cose temporanea, le persone non cambiano e due caratteri forti, Comolli e Spalletti, con diversità di vedute sono destinati a non incontrarsi mai, come due rette parallele che seguono percorsi diversi. E se personalmente devo scegliere un percorso, scelgo quello della qualità, e personalità sopra ogni cosa. Il percorso scelto da Spalletti. E rinnego con forza quello della statistica e dell'intuizione fine a se stessa, quella di Comolli.