Le macerie del caso Pirlo seppelliscono la Federazione. Juve, cambia passo sul mercato o sarà troppo tardi!
Alla fine, sul caso Pirlo, resta soprattutto una domanda: era davvero necessario arrivare fino a questo punto? La pessima figura rimediata dalla Federazione è il risultato di una gestione confusa, contraddittoria e incapace di garantire quella credibilità che dovrebbe essere alla base dell'intero sistema calcistico italiano.
Per anni la sensazione è stata fin troppo evidente: l'unico obiettivo sembrava essere colpire la Juventus, indebolirla e trasformarla nel bersaglio ideale sul quale scaricare ogni responsabilità. Non si è cercata chiarezza, non si è tutelata l'immagine del calcio italiano e non si è lavorato per costruire regole solide e uguali per tutti. Si è preferito alimentare un clima da resa dei conti. Vero Gravina? Vero Chine'?
E allora viene spontaneo dirlo: vi sta bene. Perché quando la giustizia sportiva viene percepita come uno strumento da utilizzare contro qualcuno, prima o poi le contraddizioni emergono e il castello rischia di crollare. Il danno, però, non riguarda soltanto chi ha gestito male questa vicenda: coinvolge l'intero movimento, già poco credibile fuori dai confini nazionali. Non vi sfuggirà il fatto che dopo il Mondiale chi doveva agire lo ha già fatto con idee chiare e fermezza. Non ho mai avuto grande simpatia per Maldini, e in radio l'ho sempre detto, men che meno per Leonardo. Ma qui chi deve, anzi dovrebbe rassegnare le dimissioni è Malagò che ha inziato la sua gestione come peggio non poteva.
La Juventus, dal canto suo, non può limitarsi a osservare. Le battaglie istituzionali devono essere affrontate nelle sedi appropriate, con fermezza e senza isterismi, ma adesso la priorità è tornare a essere forte sul campo. La società deve accelerare sul mercato, consegnando all'allenatore una rosa competitiva, equilibrata e all'altezza della maglia.
Non c'è più un solo minuto da perdere: serve un'accelerazione totale e spietata. La rosa va ripulita senza guardare in faccia a nessuno, tagliando quei rami secchi che da troppo tempo bloccano la crescita tecnica ed economica del club.
Arthur, scusami se prendo te come esempio, ma per favore, è arrivato il momento di svuotare l'armadietto e andare via. E insieme a lui, via tutti gli altri esuberi che pesano come macigni sul monte ingaggi senza dare nulla sul campo. La Juve non è casa per per calciatori senza stimoli. Abbiamo bisogno d'altro. Abbiamo bisogno di fame, di qualità assoluta, di facce nuove pronte a sputare sangue per questa maglia.
Prima di chiudere permettemi di mandare un forte abbraccio al nostro tecnico che in queste ore ha subito la perdita della madre.
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