Il valore della sconfitta

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© foto di Gianfranco Irlanda
domenica 9 ottobre 2022, 21:21Editoriale
di Roberto De Frede
“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.” (Ernesto Guevara)

Chi ha paura d'essere battuto sia certo che la sconfitta è già dietro l’angolo. La Juventus ha perso, ma in parte l’onore è salvo: ha giocato con ardore e senza paura una partita contro i campioni d’Italia, o meglio 46 minuti… e soltanto un gol rocambolesco pochi secondi prima dell’intervallo ha cambiato un incontro che fino a quel momento era bellissimo e giocato a viso aperto dalle due squadre.

Dopo quel famoso Inter-Juve (fallo di Pianic ecc.) davano Orsato bianconero. Non credo lo sia mai stato, né ieri sera è diventato rossonero. È un arbitro, un uomo, che corre e può sbagliare. La tecnologia dovrebbe venire in ausilio dell’uomo, ma il Var non può intervenire sul fallaccio di Theo su Cuadrado, e sappiamo l'azione come è proseguita. No, dicono che non può intervenire... altrimenti forse ci sarebbe troppa imparzialità, e molti si troverebbero a disagio con un regolamento che rasenterebbe la giustizia. Non cadiamo però nella banalità, errori arbitrali, errori di formazione o altro. Vero è che la Juventus sino ad oggi, con le tante sconfitte, non ha tratto profitto alcuno su come raddrizzare la prua. La stagione è ancora lunga, ma i punti da recuperare sono tantissimi, e non so se, parlando di recuperi, quelli di Pogba e Chiesa possano portare tanti punti in classifica.

Per molti tifosi l’immagine del risultato negativo è quella del disgelo che provoca un’alluvione, come letteralmente il termine francese débâcle ricorda: un disastro clamoroso, una grave sconfitta, come il titolo del romanzo di Zola, La débâcle, che narra della sconfitta di Sedan. Che la Juventus almeno tragga da questo ennesimo passo falso stagionale qualche frutto.    

La cultura della sconfitta, bisogna ritrovarla nel mondo dello sport, fa bene a tutti, sia quando questa arriva per sfortuna, per errori o per meriti dell’avversario. Dobbiamo rammentare che per vincere, prima di tutto, bisogna saper perdere. Al Palazzo Massimo in Roma esposta vi è una statua, attribuita alla scuola dello scultore Lisippo: il "Pugile in riposo". La più straordinaria rappresentazione della sconfitta, un capolavoro forgiato nel bronzo, nel IV secolo a.C., che ci ricorda come, anche nel mondo dell'antichità classica, fosse chiaro che lo sport racconta due storie. Quella della vittoria e quella della sconfitta: è un pugile che ha perso davanti ai suoi tifosi. È rappresentato seduto, devastato dalla sconfitta. Ne porta i segni sul volto, le cicatrici, il sangue, ha i denti e il naso rotti e le orecchie gonfie per le botte subite. Tuttavia un semplice gesto, quel voltare il viso e lo sguardo in alto alla sua destra, ci fa immaginare che sia come se sentisse la voce di qualcuno che lo sta invitando a rialzarsi, a preparare l'incontro successivo. Un’opera d’arte senza prezzo, come le lezioni che certe sconfitte ci regalano, a patto di voler imparare.

P.S. A proposito quelle voci sono dei milioni di bianconeri nel mondo, una forza senza fine, fino alla fine.