A Lecce è 0-2 Juve: dopo oltre un mese torna la parola vittoria
Se vincere è l’unica cosa che conta, la trasferta di Lecce è un passaggio che contribuirà alla storia dei numeri di questo campionato: tre punti pesanti, due gol fatti, zero subiti.
Con nove indisponibili e una sequenza fittissima di partite ravvicinate alle spalle, la Juve si presenta al Lecce abbottonata come si compete ai primi freddi: tre dietro che si muovono poco da lì, due esterni molto difensivi, un trequartista molto difensivo, due giocatori davanti e due in mezzo al campo.
Un po’ per stanchezza, un po’ per caratteristiche, questa compassatissima muscolarità al trotto dei ragazzi di Spalletti, senza neanche Zhegrova e Alajbegovic per scelta tecnica, lascia tutto l’estro nei piedi di Douglas Luiz. Per un tempo il brasiliano domina la scena, anche perché Maleh lo tiene sempre ad almeno una decina di metri sul radar. Suo è l’assist su punizione centrale per il gol di McKennie, che trova la difesa giallorossa aperta come non si vedeva dalle acque dei tempi di Mosè.
Suo è il gol, su entrata dal limite e successiva stoccata all’angolo basso opposto. Obiettivamente, tutta la Juve è poco più. Alle strette, pragmatica oltremodo nella difesa del fortino in un secondo tempo dedicato totalmente a raggiungere il triplice fischio senza troppi affanni.
Dopo un mese di astinenza, ritrovare la parola “vittoria” è comunque un risultato importante. Anzi fondamentale, quando è l’unica cosa che conta.
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