Il Brasile rilancia Danilo: quanto manca oggi un leader così alla Juventus?

Il Brasile rilancia Danilo: quanto manca oggi un leader così alla Juventus?TUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

Domani gli occhi della Juventus saranno puntati anche sul Brasile. La Seleção scenderà in campo negli ottavi di finale del Mondiale contro la Norvegia, con una situazione particolare che riguarda da vicino il mondo bianconero. Da una parte c'è Bremer, ancora in attesa del suo esordio nella competizione. Dall'altra, invece, c'è Danilo, che dopo aver iniziato il torneo dalla panchina si è ripreso il posto da titolare, confermando ancora una volta tutto il proprio valore nonostante i suoi 34 anni.

Una storia che inevitabilmente riporta alla mente uno dei capitoli più discussi della recente storia bianconera. Perché vedere ancora oggi Danilo protagonista con una delle nazionali più forti del mondo porta inevitabilmente a una domanda: quanto manca oggi un giocatore come lui alla Juventus?

Una scelta che continua a far discutere

L'addio di Danilo maturò nel mercato di gennaio, dopo mesi complicati vissuti all'interno del nuovo corso bianconero. Il brasiliano aveva comunque trovato spazio nella prima parte della stagione con Thiago Motta, alternando buone prestazioni a qualche errore, fisiologico per un giocatore chiamato anche a guidare una squadra in piena trasformazione. Al di là del rendimento in campo, però, Danilo continuava a rappresentare il capitano e uno dei principali punti di riferimento dello spogliatoio.

Fu proprio a gennaio che maturò la decisione di separare le strade, una scelta fortemente sostenuta da Thiago Motta e avallata dalla dirigenza guidata da Cristiano Giuntoli. Un addio che fece molto discutere e che lo stesso difensore brasiliano commentò con parole destinate a lasciare il segno. Nel suo messaggio di saluto parlò infatti di un "progetto fantasioso", aggiungendo che "certe emozioni non si comprano con nessun progetto fantasioso", parole lette da molti come una critica diretta alla nuova gestione tecnica e societaria.

Col senno di poi, quella decisione continua ad alimentare il dibattito. Thiago Motta venne esonerato pochi mesi dopo, mentre al termine della stagione anche Cristiano Giuntoli lasciò la Juventus nell'ambito della profonda riorganizzazione societaria voluta dalla proprietà. Danilo, invece, ha continuato a dimostrare il proprio valore, tornando a vincere in Sudamerica e ritagliandosi ancora un ruolo da protagonista con la nazionale brasiliana.

Non solo un difensore, ma un leader

Ridurre Danilo alle sue qualità tecniche sarebbe probabilmente l'errore più grande. Il brasiliano rappresentava infatti molto più di un semplice difensore. Era il capitano della Juventus, uno degli ultimi giocatori rimasti della gestione di Andrea Agnelli, cresciuto all'interno di uno spogliatoio che aveva fatto della mentalità vincente uno dei propri punti di forza.

La sua esperienza internazionale, la capacità di parlare ai compagni nei momenti difficili e il modo con cui affrontava ogni partita erano qualità che andavano ben oltre i novanta minuti. In una squadra sempre più giovane, Danilo rappresentava un punto di riferimento, uno di quei leader che spesso incidono più nello spogliatoio che sul terreno di gioco.

I risultati gli hanno dato ragione

Dopo aver lasciato Torino, il difensore brasiliano non ha certo concluso la propria carriera. Al contrario, ha continuato a vincere. Con il suo club ha conquistato anche la Copa Libertadores, risultando decisivo addirittura nella finale, dove ha trovato anche la via del gol.

Successivamente è tornato anche all'Allianz Stadium per salutare il mondo bianconero. L'accoglienza ricevuta dai tifosi, che lo hanno applaudito con grande affetto, ha dimostrato quanto il suo legame con la Juventus sia rimasto forte e quanto il pubblico continui a considerarlo uno dei leader degli ultimi anni.

Il Mondiale riapre il dibattito

Anche questo Mondiale sembra raccontare la stessa storia. Dopo aver iniziato la competizione dalla panchina, Danilo è entrato nel corso della prima partita, convincendo il commissario tecnico a rilanciarlo dal primo minuto nelle successive gare. Un rendimento che, ancora oggi, gli permette di essere uno dei punti fermi della Seleção.

Dall'altra parte c'è invece Bremer, ancora alla ricerca del suo esordio nella competizione. Una situazione particolare che mette fianco a fianco il presente e il passato della difesa bianconera.

A Spalletti sarebbe servito?

È impossibile sapere cosa sarebbe successo se Danilo fosse rimasto a Torino. Quello che però appare evidente è che la Juventus di Luciano Spalletti sta cercando di ricostruire non soltanto una squadra competitiva, ma anche una nuova identità. Ed è proprio sotto questo aspetto che il brasiliano avrebbe probabilmente rappresentato un valore aggiunto.

Più che per le qualità atletiche, oggi Danilo avrebbe potuto aiutare la Juventus nella crescita dei tanti giovani presenti in rosa, trasmettendo quella cultura del lavoro e quella mentalità vincente maturate negli anni vissuti in bianconero. Perché alcune qualità non si misurano con i chilometri percorsi o con i duelli vinti, ma con la capacità di guidare un gruppo nei momenti più delicati.

Domani il Brasile tornerà in campo e Danilo sarà ancora una volta pronto a guidare la propria nazionale. La Juventus seguirà quella partita osservando anche Bremer, ma è difficile non pensare che, guardando il numero 13 verdeoro ancora protagonista a questi livelli, più di un tifoso bianconero possa domandarsi se quell'addio non sia stato, alla luce dei fatti, uno dei rimpianti più grandi degli ultimi anni.