Da Guardiola a Pirlo: perché adesso Maldini e Leonardo non possono più sbagliare

Da Guardiola a Pirlo: perché adesso Maldini e Leonardo non possono più sbagliareTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

La nuova FIGC sembra aver scelto la propria strada. Dopo l'elezione di Giovanni Malagò alla presidenza federale e la nomina di Paolo Maldini come direttore tecnico e di Leonardo nel ruolo di advisor, il primo vero messaggio è arrivato nella loro prima uscita pubblica congiunta, a margine dell'Assemblea della Lega Serie A. In quell'occasione Maldini ha confermato senza esitazioni che i primi contatti della Federazione erano stati con Carlo Ancelotti e successivamente con Pep Guardiola. Malagò, invece, ha ribadito che il nuovo corso federale non si limiterà alla scelta del commissario tecnico, ma punterà a una riforma più ampia del calcio italiano. È proprio da quelle dichiarazioni che nasce la riflessione.

Perché passare dall'idea di affidare la Nazionale italiana ad Ancelotti o Guardiola a quella di scegliere Andrea Pirlo significa compiere un salto enorme. Non è un giudizio sulle qualità dell'ex centrocampista, ma una semplice constatazione legata ai percorsi dei protagonisti.

Il progetto Pirlo è una scommessa, non una bocciatura

La carriera da allenatore di Andrea Pirlo è ancora giovane. L'esordio arrivò quasi all'improvviso nell'estate del 2020, quando la Juventus lo aveva inizialmente scelto per guidare l'Under 23. Dopo l'esonero di Maurizio Sarri, Andrea Agnelli cambiò improvvisamente i piani affidandogli la prima squadra.

Fu una stagione dai due volti. Da una parte la Juventus conquistò una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e la qualificazione alla Champions League. Dall'altra rimase la sensazione di un allenatore ancora in fase di crescita, chiamato troppo presto a guidare uno dei club più esigenti d'Europa.

Dopo Torino arrivò l'esperienza al Fatih Karagümrük, in Turchia, conclusa con un positivo settimo posto. Successivamente Pirlo accettò la sfida della Sampdoria, conducendola fino ai playoff di Serie B nella prima stagione, prima dell'esonero arrivato all'inizio di quella successiva. L'ultima esperienza è stata negli Emirati Arabi, sulla panchina dello United FC Dubai, dove ha conquistato la storica promozione nella UAE Pro League, regalando al club il primo approdo nella massima serie della propria storia.

Un percorso che racconta di un allenatore ancora in costruzione, inevitabilmente distante, per esperienza internazionale e palmarès, dai nomi che la Federazione aveva individuato come prime scelte.

Eppure sarebbe un errore fermarsi qui.

La storia del calcio insegna infatti che il miglior commissario tecnico non coincide necessariamente con il miglior allenatore di club. Joachim Löw ha costruito la parte più importante della propria carriera alla guida della Germania, dimostrando come la panchina di una nazionale richieda qualità diverse rispetto a quelle di un club. Per questo motivo sarebbe ingeneroso giudicare Andrea Pirlo ancora prima del suo esordio.

La responsabilità, però, è soprattutto di Maldini e Leonardo

Se la scelta di Andrea Pirlo sarà confermata, il giudizio non ricadrà soltanto sul nuovo commissario tecnico.

Ricadrà soprattutto su Paolo Maldini e Leonardo.

Sono stati loro a individuare il profilo del nuovo allenatore dopo i rifiuti di Carlo Ancelotti e Pep Guardiola. Avrebbero potuto percorrere anche la strada del ritorno di commissari tecnici che conoscevano già la Nazionale italiana, come Roberto Mancini o Antonio Conte, oppure orientarsi su profili di grande esperienza internazionale. Hanno invece deciso di seguire una strada diversa, puntando su un tecnico ancora giovane e su un progetto di medio-lungo periodo.

È una scelta coraggiosa.

Ed è anche una scelta che comporta una responsabilità enorme.

Paolo Maldini, da dirigente del Milan, ha già dimostrato di saper costruire un progetto vincente, riportando i rossoneri alla conquista dello Scudetto dopo anni difficili. Oggi, però, la sfida è completamente diversa. La Nazionale italiana non è un club e scegliere il commissario tecnico significa assumersi una responsabilità destinata ad accompagnare l'intero nuovo corso federale.

Se Pirlo riuscirà a riportare entusiasmo e risultati, sarà inevitabilmente anche una vittoria di Maldini e Leonardo. Se invece il progetto dovesse fallire, nessuno potrà parlare di semplice ripiego. Sarà una scelta tecnica che porterà inevitabilmente anche la loro firma.

La partita si giocherà anche fuori dal campo

La sensazione è che la firma sul contratto rappresenti soltanto il primo passo.

Il vero lavoro inizierà subito dopo.

Perché un allenatore ancora in fase di crescita dovrà essere accompagnato da una struttura all'altezza della sfida. La costruzione dello staff sarà probabilmente importante quanto la scelta del commissario tecnico. Serviranno collaboratori esperti, figure capaci di completare le caratteristiche di Pirlo senza oscurarne la leadership, persone che sappiano consigliarlo senza sostituirsi a lui.

In una nazionale dove il tempo per lavorare è ridottissimo, ogni dettaglio farà la differenza. Dalla scelta dei collaboratori fino all'organizzazione dell'intera area tecnica, tutto dovrà seguire la stessa linea: creare un ambiente moderno, competente e capace di mettere il commissario tecnico nelle condizioni migliori per lavorare.

Parallelamente, Maldini e Leonardo saranno chiamati a dare concretezza a quel progetto di rinnovamento del calcio italiano annunciato fin dal loro insediamento. La crescita dei giovani, l'evoluzione dei settori giovanili e una nuova identità tecnica rappresenteranno probabilmente la vera eredità che questa nuova FIGC proverà a lasciare.

Da Guardiola a Pirlo: la vera scommessa è il progetto

Passare da Pep Guardiola ad Andrea Pirlo significa inevitabilmente accettare una scommessa.

Ma le scommesse, nel calcio, non si vincono semplicemente scegliendo un allenatore.

Si vincono costruendo un progetto.

Ed è proprio questo il punto. Oggi il giudizio non può essere soltanto su Pirlo. Sarebbe troppo semplice e, probabilmente, anche ingiusto. Il vero esame comincia adesso per la nuova FIGC, per Giovanni Malagò, per Paolo Maldini e per Leonardo, chiamati a dimostrare che quella dell'ex tecnico della Juventus non è stata una scelta di ripiego, ma il primo tassello di una visione più ampia.

Perché se davvero la Nazionale italiana vuole tornare ai vertici del calcio mondiale, non basterà aver trovato un commissario tecnico. Bisognerà dimostrare di aver costruito, attorno a lui, il progetto giusto. E sarà proprio su questo progetto, ancora prima che sui risultati di Andrea Pirlo, che verranno giudicati Maldini e Leonardo.