Juventus, il giorno dopo il disastro: accuse, tensioni e quel dubbio sugli allenamenti dopo Vigo

Juventus, il giorno dopo il disastro: accuse, tensioni e quel dubbio sugli allenamenti dopo VigoTUTTOmercatoWEB.com
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Ieri alle 22:20Primo piano
di Nerino Stravato

A ventiquattr'ore dal disastro contro la Lazio, in casa Juventus non c'è soltanto da fare i conti con uno 0-3 difficile da digerire. Le dichiarazioni del post-partita hanno aperto una frattura pubblica, portando alla luce interrogativi che accompagnano da tempo la squadra: la mancanza di personalità, le responsabilità dei singoli e la capacità di reagire nei momenti difficili. Prima Guglielmo Vicario davanti ai microfoni di DAZN, poi Gleison Bremer a Sky Sport con parole molto più dure. Infine, la risposta di Luciano Spalletti, che non ha nascosto il proprio disaccordo con il difensore. Il risultato è un quadro preoccupante, nel quale la crisi di gioco rischia di trasformarsi anche in un problema di rapporti e leadership.

Vicario ci mette la faccia, poi Bremer alza il livello dello scontro

Il primo a presentarsi davanti alle telecamere dopo la sconfitta è stato Guglielmo Vicario. Il portiere bianconero, che aveva già parlato pubblicamente dopo la precedente battuta d'arresto contro il Sassuolo, ha ribadito la necessità di assumersi le responsabilità senza cercare alibi. Ha definito la prestazione al di sotto del livello richiesto dalla Juventus, sottolineando che il calendario è impegnativo per tutti e che la squadra deve trovare una strada per tornare competitiva.

Un messaggio di responsabilità collettiva, senza puntare il dito contro nessuno. Poco dopo, però, è arrivato l'intervento di Gleison Bremer, capitano in assenza di Manuel Locatelli, e il tono è cambiato sensibilmente.

«Io non posso prendere in braccio tutti», ha dichiarato il difensore brasiliano a Sky Sport. Bremer ha spiegato che l'allenatore può dare indicazioni, ma alla fine sono i giocatori a scendere in campo. Poi il passaggio più pesante: c'è chi ha più carattere e chi meno, chi davanti ai fischi si nasconde perché ha paura e chi, invece, prova a reagire. Interpellato sulla mancanza di personalità di alcuni compagni, ha confermato il concetto, pur precisando di non voler indicare singoli giocatori.

Parole che vanno oltre la semplice delusione per una sconfitta. Il capitano ha descritto pubblicamente un gruppo nel quale, nei momenti difficili, non tutti reagirebbero allo stesso modo. E ha aggiunto che questa Juventus è diversa da quella di qualche anno fa, chiamata a convivere con tanti nuovi giocatori e con equilibri ancora da costruire.

Bremer denuncia la mancanza di carattere, ma la prestazione lo riguarda

Il tema della personalità è centrale e non nasce certo dopo una sola partita. La Juventus ha mostrato più volte difficoltà nel reagire agli episodi negativi, perdendo sicurezza quando il risultato si mette male. In questo senso, le parole di Bremer hanno il merito di portare apertamente il problema all'attenzione di tutti.

Ma c'è una questione che non può essere ignorata: chi denuncia la mancanza di carattere dei compagni deve essere disposto a mettere in discussione anche sé stesso. Contro la Lazio, Bremer non è stato esente da responsabilità. Sul primo gol, Provstgaard è riuscito ad anticiparlo sul colpo di testa; nell'azione del terzo, Dele-Bashiru lo ha superato prima di battere Vicario.

Questo non significa che le sue dichiarazioni siano automaticamente sbagliate. Significa, però, che il discorso sulla leadership deve partire anche dall'autocritica. Un capitano può chiedere una reazione ai compagni, ma deve anche riconoscere il proprio contributo a una prestazione collettiva disastrosa. Altrimenti il rischio è che un messaggio potenzialmente utile si trasformi in uno scaricabarile, proprio mentre la squadra avrebbe bisogno di compattezza.

La risposta di Spalletti: «Prima bisogna parlare di noi stessi»

Luciano Spalletti non ha lasciato cadere le parole del difensore. Intervenendo a Sky Sport, ha richiamato Bremer alle proprie responsabilità, ricordandogli che anche lui fa parte della prestazione contro la Lazio e che, prima di parlare della squadra, ognuno deve analizzare sé stesso.

Il concetto espresso dal tecnico è stato chiaro: «Bremer non è escluso da quella che è la prestazione di stasera, ci è dentro come tutti». Spalletti ha aggiunto che anche lui deve interrogarsi sul proprio operato, farsi domande e trovare risposte, perché sarebbe troppo facile attribuire le colpe ad altri.

Non è una semplice puntualizzazione. È una risposta diretta al capitano, che aveva appena denunciato la fragilità caratteriale di alcuni compagni. Il tecnico non ha negato che nella squadra possano esserci problemi, ma ha contestato il modo di affrontarli pubblicamente, riportando il discorso sulle responsabilità individuali.

Il confronto diventa ancora più significativo se si considera il momento della Juventus. Dopo una sconfitta per 3-0 in casa, la squadra avrebbe bisogno di ritrovare fiducia e unità. Invece, nel giro di pochi minuti, sono emerse due letture differenti della crisi: da una parte chi individua nella personalità dei giocatori il problema principale, dall'altra chi chiede che ciascuno cominci dalla propria prestazione.

Il mancato allenamento dopo Vigo: una scelta da interrogare

Tra gli aspetti che meritano un approfondimento c'è anche la gestione dei giorni successivi alla partita europea contro il Celta Vigo. Spalletti ha spiegato a DAZN che la Juventus non ha svolto allenamenti dopo giovedì perché la squadra è rientrata alle 4:30 del mattino ed è stata lasciata recuperare. Il tecnico ha poi ammesso che contro la Lazio i bianconeri sono stati lenti sia nelle gambe sia nella testa.

La scelta di privilegiare il recupero fisico, dopo un rientro notturno, può avere una spiegazione legata alla gestione delle energie. Non ci sono però elementi sufficienti per affermare che Spalletti fosse contrario alla decisione o che abbia subito un'imposizione da parte dello staff medico. Il punto da approfondire è un altro: quanto lavoro era già stato svolto durante la settimana e quanto sarebbe stato possibile dedicare, nel giorno precedente alla partita, alla preparazione tattica dell'impegno contro la Lazio?

Non si trattava necessariamente di sottoporre i giocatori a un allenamento pesante. Una seduta mirata, anche breve, avrebbe potuto essere utile per ripassare le distanze tra i reparti, le situazioni sulle palle inattive e i meccanismi necessari per affrontare una squadra organizzata. Naturalmente non sappiamo se questi aspetti fossero già stati affrontati in precedenza, ma la prestazione dell'Allianz Stadium impone di interrogarsi anche sulla preparazione della gara.

Spalletti ha parlato di una Juventus inferiore alla Lazio, priva di idee su come indirizzare la partita e incapace di imporre il proprio gioco. La stanchezza può essere una componente della spiegazione, ma non basta da sola a chiarire tutte le difficoltà emerse. Ed è proprio qui che si apre un interrogativo legittimo sulla gestione complessiva della settimana, senza trasformare un dubbio in una certezza.

Una crisi che va oltre il campo

Il problema della Juventus, a questo punto, non riguarda soltanto il modulo o le scelte dei singoli. La sconfitta contro la Lazio ha mostrato una squadra incapace di reagire, ma il post-partita ha fatto emergere qualcosa di altrettanto delicato: la necessità di capire se all'interno del gruppo esista una leadership condivisa e se i giocatori siano pronti ad assumersi le responsabilità senza cercare colpevoli.

Vicario ha scelto la strada della responsabilità collettiva e dell'assenza di alibi. Bremer ha lanciato un'accusa molto più esplicita, parlando di compagni che si nascondono quando arrivano i fischi. Spalletti gli ha risposto chiedendo autocritica e ricordando che nessuno può considerarsi estraneo al disastro.

Tre posizioni che, pur partendo dalla stessa delusione, raccontano sfumature differenti di una situazione difficile. Non è possibile dedurre da queste dichiarazioni che lo spogliatoio sia definitivamente spaccato, ma è evidente che il confronto sulla personalità e sulle responsabilità è ormai diventato pubblico.

La Juventus è davanti a un bivio: basta parole, servono risposte

A ventiquattr'ore dalla sconfitta, gli stracci sono volati e il vaso di Pandora è stato aperto. Bremer ha messo in discussione il carattere di una parte della squadra, Spalletti ha richiamato il capitano alle proprie responsabilità e il tema della preparazione della partita è diventato un altro punto da chiarire.

Adesso, però, nessuna dichiarazione potrà sostituire una reazione sul campo. Il rischio è che il confronto pubblico si trasformi in una divisione tra chi accusa e chi si sente accusato, quando la Juventus avrebbe bisogno esattamente del contrario: riconoscere gli errori, affrontare i problemi senza nascondersi e ricostruire un'identità comune.

La vera domanda è se questa Juventus abbia ancora la capacità di reagire come un gruppo oppure se la crisi di risultati stia facendo emergere una fragilità più profonda. La sconfitta contro la Lazio ha acceso la miccia. Le parole di Bremer e la risposta di Spalletti hanno fatto il resto. Ora toccherà ai giocatori dimostrare che il confronto può servire a cambiare qualcosa, invece di diventare l'ennesimo episodio di una crisi che sembra sempre più difficile da contenere.