Juventus-Inter, non è solo il 2-1: cosa ha mostrato davvero la squadra di Spalletti
La Juventus perde 2-1 contro l’Inter a Perth e incassa la prima sconfitta del suo precampionato. Un risultato che, preso da solo, dice poco, ma che offre indicazioni importanti sul percorso della squadra di Luciano Spalletti. Dopo le buone sensazioni lasciate nelle precedenti amichevoli, il confronto con una squadra già molto più strutturata ha evidenziato soprattutto ciò che ancora manca ai bianconeri per diventare quella squadra che il nuovo allenatore sta cercando di costruire.
Spalletti lo ha detto senza girarci troppo intorno
«Nel primo tempo l’Inter ha fatto vedere di essere più squadra di noi». Le parole di Spalletti dopo la partita fotografano probabilmente meglio di qualsiasi analisi il momento della Juventus. Non è una bocciatura, soprattutto considerando il periodo della stagione e i tanti giocatori arrivati da poco, ma è la conferma che il lavoro per trovare gli equilibri è ancora lungo.
Contro il Chelsea la Juventus aveva mostrato compattezza, organizzazione e una maggiore identità. A Perth, invece, il confronto con l’Inter ha evidenziato la differenza tra una squadra che sembra già giocare quasi a memoria e una che deve ancora assimilare idee, meccanismi e automatismi del nuovo corso.
L’Inter più squadra, la Juventus ancora da costruire
Il dato più evidente è stato proprio questo. L’Inter ha avuto una gestione della partita più naturale, riuscendo a muovere il pallone e a trovare con maggiore continuità le proprie soluzioni offensive. La Juventus ha faticato soprattutto quando si è trovata davanti una squadra organizzata e capace di occupare bene gli spazi.
I bianconeri hanno avuto difficoltà a creare occasioni nitide e hanno trovato la rete soltanto nel finale, quando Francisco Conceição ha sfruttato una bella giocata costruita anche grazie all’invenzione di Miretti. Un lampo che conferma quanto alla Juventus servano giocatori capaci di creare qualcosa anche quando la partita diventa più complicata.
Di Gregorio, un problema che si ripresenta
La nota più preoccupante, però, arriva ancora una volta dalla porta. Michele Di Gregorio non ha trasmesso sicurezza nelle due occasioni che hanno portato ai gol dell’Inter.
Sul primo gol di Dimarco il tiro non sembrava irresistibile e il portiere bianconero è apparso lento nella discesa. Ancora più evidente l’incertezza sulla conclusione di Diouf, arrivata praticamente addosso al portiere e terminata comunque in rete.
È un tema che rischia di diventare pesante se dovesse ripetersi anche durante la stagione. Una squadra che vuole tornare a competere per obiettivi importanti non può permettersi di non ricevere un contributo decisivo dal proprio portiere nei momenti in cui la partita è equilibrata.
Bremer deve ancora ritrovare il ritmo
Non è stata la serata migliore neppure per Bremer, apparso ancora lontano dalla condizione migliore. Il brasiliano ha sofferto alcuni duelli e non è sembrato ancora al massimo anche nella gestione del pallone.
Nulla di particolarmente preoccupante considerando il momento della preparazione, ma è un altro elemento che dimostra come questa Juventus abbia ancora bisogno di tempo per trovare la propria versione migliore.
Douglas Luiz, qualche passo indietro ma una qualità che serve
Dopo essere cresciuto nelle precedenti uscite, Douglas Luiz ha fatto un piccolo passo indietro contro l’Inter. Eppure, anche in una prestazione meno brillante, il brasiliano ha mostrato una qualità che può diventare fondamentale per la Juventus.
Il pallonetto con cui ha mandato Cambiaso in profondità è esattamente il tipo di giocata che può fare la differenza contro una squadra organizzata. Quando gli spazi sono pochi e l’avversario è schierato bene, servono calciatori capaci di vedere una soluzione che gli altri non vedono.
È anche per questo che, al netto delle difficoltà del passato, la sensazione è che una Juventus ambiziosa abbia bisogno di un giocatore con le caratteristiche di Douglas Luiz.
McKennie e Zhegrova: qualità ancora da trasformare in continuità
Sulla trequarti McKennie, appena rientrato, non ha offerto una prestazione particolarmente brillante. È comprensibile considerando il momento della preparazione e la condizione ancora da ritrovare.
Zhegrova, invece, ha confermato alcune delle qualità già mostrate nelle precedenti amichevoli. Nell’uno contro uno resta un giocatore capace di creare superiorità e di mettere in difficoltà il diretto avversario, ma per diventare davvero un elemento importante della Juventus dovrà aggiungere altre soluzioni al proprio gioco.
Non può bastare sempre la ricerca del dribbling e della giocata individuale. Spalletti gli chiede anche continuità, partecipazione alla manovra e disponibilità senza palla. È proprio questo il passaggio che può trasformare Zhegrova da giocatore di talento a giocatore realmente decisivo.
Yildiz non al livello del Chelsea, ma la condizione conta
Anche Kenan Yildiz non ha ripetuto la brillante prestazione vista contro il Chelsea. Il turco ha provato a muoversi e a cercare spazi, ma è sembrato meno incisivo. Anche in questo caso, però, la condizione fisica e il momento della preparazione rappresentano una variabile da considerare.
David ancora troppo isolato, Kolo Muani dà più peso all’attacco
La questione più delicata resta però quella del centravanti. Jonathan David ha vissuto una partita complicata, praticamente cancellato dalla difesa dell’Inter e incapace di incidere nella manovra offensiva.
Al suo posto, nella ripresa, è entrato Randal Kolo Muani. Il francese non ha trovato il gol e non ha avuto occasioni clamorose, ma la sua presenza fisica ha dato una sensazione diversa all’attacco della Juventus. La squadra sembrava avere davanti un riferimento maggiormente in grado di tenere impegnata la difesa e di occupare gli spazi.
L'investimento fatto per Kolo Muani è sicuramente per avere un riferimento centrale in attacco che possa dare un punto di riferimento alla squadra, ma con David che ancora una volta dimostra di non avere le qualità per fare quel ruolo e Milik con una condizione fisica sempre precaria, Spalletti rischia di ritrovarsi senza alternative valide al centro dell'attacco oltre al francese.
Alajbegovic conferma le buone sensazioni
Tra le note positive della ripresa c’è ancora una volta Kerim Alajbegovic. Il suo ingresso ha dato vivacità alla Juventus e ha confermato le sensazioni positive già raccolte nelle precedenti uscite.
Spalletti lo ha indicato insieme a Kolo Muani come uno dei giocatori arrivati da poco che devono ancora trovare la condizione, ma il giovane bosniaco ha già mostrato personalità e qualità. È uno dei profili che possono rappresentare una soluzione importante nella rosa bianconera.
Miretti e Conceição accendono il finale
Nel finale la Juventus ha avuto una reazione e da lì è arrivato il gol di Conceição. Il passaggio di Miretti ha aperto la giocata e il portoghese ha confermato ancora una volta di avere qualcosa che alla Juventus serve tremendamente: la capacità di creare pericolo anche quando la squadra non riesce a costruire con continuità.
Il gol non cambia il giudizio complessivo sulla partita, ma conferma quanto Conceição sia un giocatore sul quale la Juventus debba fare le proprie valutazioni con estrema attenzione. La sua capacità di saltare l’uomo, creare superiorità e trovare la giocata negli ultimi metri lo rende una risorsa particolarmente preziosa.
Il verdetto di Perth: c’è ancora strada da fare
La sconfitta contro l’Inter non cancella quanto di buono visto nelle precedenti amichevoli. La Juventus di Spalletti sta mostrando segnali di crescita, alcuni giocatori stanno aumentando la propria condizione e diverse soluzioni stanno iniziando a prendere forma.
Ma Perth ha anche mostrato il livello che i bianconeri devono raggiungere. L’Inter è apparsa più squadra, più automatica, più pronta a riconoscersi nei propri meccanismi. La Juventus, invece, deve ancora costruire quella identità.
Ed è proprio qui che si inseriscono le parole di Spalletti: «Dobbiamo fare dei passi in avanti». Non è soltanto una frase di circostanza dopo una sconfitta in amichevole. È probabilmente la fotografia più corretta del momento bianconero.
Se l’obiettivo è riportare la Juventus ai livelli che le competono e tornare a competere per vincere, il punto di partenza non può essere semplicemente quello di avere buoni giocatori. Bisogna trasformarli in una squadra. E contro l’Inter, a Perth, si è visto molto bene quanto lavoro ci sia ancora da fare.
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