La Juve è con Spalletti: il messaggio di Kalulu tra identità ritrovata e nodo Champions
Le parole di Pierre Kalulu in conferenza stampa non sono state una semplice risposta di circostanza, ma un messaggio che racconta molto del momento che sta vivendo la Juventus. “Siamo felici, ma non dipende da noi”: una frase breve che però certifica un concetto chiaro, ovvero che lo spogliatoio è dalla parte di Luciano Spalletti e che il gruppo crede nel percorso tecnico intrapreso.
Detta da uno dei giocatori che, per rendimento e personalità, è diventato un vero leader difensivo, questa presa di posizione assume un peso specifico importante. Perché arriva dopo settimane complicate, tra risultati altalenanti, l’eliminazione europea contro il Galatasaray nonostante una prestazione definita da tutti come eroica e una classifica che oggi rende la corsa al quarto posto tutt’altro che semplice.
La squadra, però, ha dato segnali evidenti: segue l’allenatore, ne interpreta i principi di gioco e, soprattutto, si riconosce nella sua idea di calcio. Lo si è visto proprio nella notte dello Stadium contro i turchi, dove la Juventus, anche in inferiorità numerica, ha giocato con identità, aggressività, occupazione degli spazi e coraggio. Elementi che non nascono per caso, ma che sono il frutto del lavoro quotidiano di Spalletti.
Il messaggio di Kalulu si inserisce in un quadro più ampio. La società, attraverso le parole di Comolli e di Giorgio Chiellini, ha già fatto capire quale sia la direzione: dare continuità al progetto tecnico e non ripartire ancora una volta da zero. Una linea chiara dopo anni di cambi in panchina che hanno impedito alla Juventus di costruire un’identità stabile.
Resta però un fattore che inevitabilmente pesa su tutto: la qualificazione alla Champions League. Con Roma e Napoli in grande forma, il Como davanti anche se con una partita in più e un’Atalanta rilanciata dall’entusiasmo europeo, l’obiettivo minimo è diventato complicato. E la Champions non è solo una questione sportiva, ma incide direttamente sulle strategie di mercato, sugli investimenti e sulla possibilità di trattenere o meno determinati giocatori.
È proprio qui che il discorso si allarga. Perché Spalletti, fin dall’inizio, ha sempre parlato in maniera chiara: concentrazione totale fino all’ultima partita, poi ci si siederà per valutare tutto. Non ha mai chiuso alla permanenza, ma non ha nemmeno pronunciato quel “resto al 100%” che avrebbe tolto ogni dubbio. Non è una presa di distanza, ma il segnale di un allenatore che vuole capire quali saranno le prospettive tecniche ed economiche del progetto.
La mancata qualificazione in Champions, senza un intervento diretto della proprietà per compensare i ricavi persi, potrebbe portare a scelte dolorose sul piano tecnico. Ed è proprio questo lo scenario che la Juventus deve evitare se vuole convincere il proprio allenatore a proseguire il lavoro iniziato.
Perché oggi il punto non è solo il risultato immediato, ma la direzione intrapresa. La squadra ha un’identità, ha principi riconoscibili, ha aumentato la propria competitività anche contro avversari di livello superiore. E il fatto che uno dei leader del gruppo come Kalulu abbia parlato in questi termini è la dimostrazione più forte di quanto il rapporto tra Spalletti e lo spogliatoio sia solido.
Adesso la palla passa alla società e ai risultati delle prossime settimane. La Champions può cambiare gli equilibri, ma la sensazione è che la Juventus abbia finalmente trovato una guida tecnica capace di tracciare una strada. E il messaggio arrivato dalla conferenza stampa non lascia spazio a interpretazioni: la squadra vuole continuare con Spalletti. Il resto dipenderà da ciò che verrà costruito attorno a lui.
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