Platini, Infantino e il calcio che non abbiamo mai visto: dieci anni dopo resta una domanda
Michel Platini torna all'attacco. Lo fa dieci anni dopo quella che è stata una delle vicende più controverse della storia recente del calcio mondiale. L'ex presidente UEFA ha presentato una nuova denuncia nei confronti di Gianni Infantino e di alcuni ex funzionari svizzeri, sostenendo che dietro l'inchiesta che nel 2015 travolse lui e Sepp Blatter ci sarebbe stato un meccanismo finalizzato a impedirgli di arrivare alla guida della FIFA.
Si tratta di accuse che dovranno essere valutate dalla giustizia e sulle quali è impossibile esprimere giudizi preventivi. Saranno eventualmente i tribunali a stabilire se le ricostruzioni di Platini abbiano un fondamento oppure no. Ma questa vicenda offre anche l'occasione per una riflessione più ampia, che va oltre le aule giudiziarie.
Nel 2015 Platini era il grande favorito per raccogliere l'eredità di Blatter alla presidenza FIFA. Da anni guidava la UEFA ed era considerato l'uomo destinato a governare il calcio mondiale. Al suo fianco lavorava il segretario generale UEFA Gianni Infantino, dirigente svizzero di origini italiane. Curiosamente, quella che sembrava destinata a diventare la futura coppia di vertice del calcio internazionale vedeva da una parte Platini, leggenda della Juventus e tre volte Pallone d'Oro in bianconero, dall'altra Infantino, che negli anni ha più volte dichiarato la propria simpatia per l'Inter.
Poi arrivò l'inchiesta aperta dalla magistratura svizzera sul pagamento ricevuto da Platini da parte di Blatter. Nel giro di poche settimane entrambi uscirono di scena. La candidatura del francese si fermò prima ancora di partire davvero. Nel vuoto che si venne a creare emerse proprio la candidatura di Infantino, che nel febbraio del 2016 venne eletto presidente della FIFA. Nello stesso periodo anche la UEFA cambiò volto con l'arrivo di Aleksander Ceferin. Nel giro di pochi mesi uscirono di scena sia Blatter sia Platini e il calcio internazionale passò nelle mani di una nuova generazione di dirigenti.
La storia successiva è nota. Negli anni Platini e Blatter sono stati assolti dalla giustizia svizzera. Oggi l'ex numero uno UEFA torna all'attacco sostenendo che quella vicenda gli abbia impedito di diventare presidente FIFA. Sarà la giustizia a stabilire se le accuse formulate avranno un seguito oppure no. Qualunque sarà l'esito finale, però, una cosa appare evidente: il calcio che conosciamo oggi è figlio di quanto accadde nel 2015.
Ed è qui che nasce la vera domanda.
Come sarebbe il calcio di oggi se Michel Platini fosse diventato presidente della FIFA?
Nessuno può saperlo. Forse avrebbe commesso errori. Forse avrebbe deluso le aspettative. Forse il calcio avrebbe seguito comunque la stessa strada. Eppure è impossibile non osservare quanto sia cambiato il pallone nell'ultimo decennio.
Da un punto di vista economico il mandato di Infantino è stato un successo. I ricavi della FIFA sono cresciuti enormemente, il Mondiale a 48 squadre è diventato realtà e il nuovo Mondiale per Club rappresenta oggi il simbolo dell'espansione globale del calcio. Una competizione gigantesca, ricchissima e pensata per conquistare nuovi mercati.
Ma a quale prezzo?
Nel 2015 il problema del calcio era come aumentare i ricavi. Nel 2026 il problema sembra diventato come trovare spazio per giocare tutte le partite che quei ricavi hanno generato.
I migliori giocatori del mondo arrivano a disputare sessanta o settanta partite stagionali. Le estati non esistono più. Tra Mondiali, Europei, Nations League, qualificazioni, tournée internazionali e Mondiale per Club, il calendario è diventato una corsa continua. Gli allenatori si lamentano, i preparatori atletici lanciano allarmi sempre più frequenti e gli infortuni aumentano stagione dopo stagione.
Un tempo una partita di Champions League rappresentava l'evento della settimana. Oggi il calcio occupa praticamente ogni giorno del calendario. Anche i campionati nazionali hanno seguito la stessa direzione. Le partite vengono distribuite su più giorni, gli orari cambiano continuamente e lo spezzatino televisivo è diventato la normalità. Un modello che massimizza l'esposizione commerciale ma che, secondo molti tifosi, ha progressivamente ridotto il valore dell'attesa.
Non si tratta di nostalgia. Si tratta di chiedersi se la crescita economica possa essere infinita e se il calcio non stia correndo il rischio di consumare sé stesso. Più partite significano più ricavi, ma anche maggiore saturazione. Più competizioni significano più introiti, ma anche meno esclusività. Se tutto diventa evento, forse nulla lo è davvero.
Da presidente UEFA, Platini aveva costruito gran parte della propria immagine sul Financial Fair Play e sull'idea di un calcio economicamente sostenibile. Non era un romantico fuori dal tempo. Sapeva perfettamente che il calcio fosse un'industria. Tuttavia il suo messaggio sembrava diverso: prima l'equilibrio del sistema, poi l'espansione. Negli anni successivi il dibattito si è invece spostato sempre più sulla crescita dei ricavi e sull'allargamento delle competizioni.
Non sapremo mai se Platini avrebbe mantenuto davvero quella linea una volta arrivato al vertice della FIFA. Non sapremo mai se avrebbe resistito alle stesse pressioni economiche e politiche che accompagnano oggi il calcio mondiale. E forse non sapremo mai nemmeno se il risultato sarebbe stato migliore.
Ma resta un dato di fatto.
Nel 2015 il calcio si trovava davanti a un bivio. Una strada la conosciamo bene. È quella che ha portato all'era Infantino, ai grandi numeri, ai grandi ricavi e a un calendario sempre più affollato. L'altra si è fermata prima ancora di cominciare.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui, dieci anni dopo, la nuova iniziativa giudiziaria di Michel Platini non parla soltanto di accuse, assoluzioni o tribunali. Parla soprattutto di una domanda che nessuno potrà mai risolvere.
Come sarebbe il calcio di oggi se Michel Platini fosse diventato presidente della FIFA?
Iscritta al tribunale di Torino al n.70 del 29/11/2018
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore responsabile Antonio Paolino
Aut. Lega Calcio Serie A 21/22 num. 178

