Spalletti e la Juventus: un matrimonio che rischia di durare una stagione
Luciano Spalletti sta facendo molto più di quanto racconti la classifica. Sta tenendo insieme una Juventus che non ha costruito, lavorando su una rosa ereditata, adattata, spesso rattoppata. E lo sta facendo con serietà, metodo e una pazienza che non è infinita per definizione. Il punto, però, è tutto qui: fino a quando ha senso andare avanti così?
Se a fine stagione la dirigenza e la proprietà continueranno a ignorare – o rimandare – le sue richieste di mercato, che non sono mai state capricci né spese folli, l’ipotesi di un addio non è affatto campata in aria. Perché un allenatore può anche accettare di arrangiarsi, ma non di lavorare senza prospettiva. Senza la possibilità di costruire una squadra, scegliere i profili giusti, pianificare una strategia tecnica coerente.
Spalletti si è ritrovato giocatori non scelti da lui. Ha dovuto adattare idee e uomini. Gli sono arrivati rinforzi marginali, come Boga e Holm, utili ma lontani dall’idea di ossatura che un tecnico del suo livello pretende. E allora la domanda diventa inevitabile: chi sta davvero progettando il futuro della Juventus? Come filtra dall’ambiente, non è detto che alla fine sia solo la Juve a decidere su Spalletti. Potrebbe essere anche il contrario. Il tecnico farà le sue richieste, indicherà i giocatori funzionali al suo calcio, poi valuterà. Se ci sarà apertura, si continuerà. Se troverà muri, rinvii e silenzi, allora ognuno per la sua strada.
Perché allenare una squadra che non puoi modellare è come dirigere un’orchestra senza scegliere gli strumenti. Puoi anche fare musica, per un po’. Ma prima o poi, il rumore prende il sopravvento.
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