Una Juventus fragile, ma anche troppi episodi: il peso degli arbitri sulla corsa Champions

Una Juventus fragile, ma anche troppi episodi: il peso degli arbitri sulla corsa ChampionsTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

La Juventus è a un passo dal fallimento dell’obiettivo minimo stagionale. Dopo la sconfitta in casa contro la Fiorentina, i bianconeri sono usciti dalla zona Champions League e, a una giornata dalla fine, non dipendono più soltanto da sé stessi.

E sarebbe troppo semplice ridurre tutto agli arbitri. Perché la stagione della Juventus è stata piena di limiti: prestazioni altalenanti, punti persi contro squadre abbordabili, difficoltà tecniche e caratteriali emerse più volte durante l’anno. Anche contro la Fiorentina, soprattutto nel secondo tempo, la squadra avrebbe potuto fare di più.

Ma c’è un altro tema che inevitabilmente pesa. Quel tema che Luciano Spalletti, dopo la gara contro la Fiorentina, ha soltanto sfiorato con una frase molto misurata: “Gli episodi non ci hanno girato a favore”. Nessun attacco diretto agli arbitri, nessuna polemica aperta.

E forse è proprio questo il punto. Perché mentre in Italia esistono società che costruiscono sistematicamente una narrazione arbitrale, la Juventus negli ultimi anni ha scelto quasi sempre il silenzio.

Dopo Calciopoli, e ancora di più dopo l’uscita di scena di Andrea Agnelli e della vecchia dirigenza travolta dal caso plusvalenze, il club ha progressivamente abbassato il livello dello scontro istituzionale e mediatico.

Una scelta che ha probabilmente evitato tensioni, ma che allo stesso tempo sembra aver lasciato la Juventus senza una reale forza politica e comunicativa. E allora gli episodi finiscono per pesare ancora di più.

Perché guardando la stagione della Juventus, la quantità di decisioni arbitrali controverse accumulate è impressionante.

Il primo episodio pesante arriva in Verona-Juventus, terminata 1-1. Rigore assegnato al Verona per un fallo di mano molto generoso, con pallone inatteso e visuale coperta, e soprattutto mancata espulsione di Orban dopo una gomitata ai danni di Gatti. Una gara che, senza quegli episodi, la Juventus avrebbe avuto ottime possibilità di vincere.

Possibili punti persi: +2.

Poi arriva Lazio-Juventus, vinta 1-0 dai biancocelesti. Episodio decisivo: pestone netto di Gila su Conceição in area, VAR che non interviene e calcio di rigore non assegnato. La Juventus avrebbe potuto almeno pareggiarla.

Possibili punti persi: +1.

Altro episodio pesantissimo in Fiorentina-Juventus, terminata 1-1. Vlahovic prende posizione su Pablo Marí, viene atterrato, l’arbitro assegna inizialmente il rigore ma il VAR richiama tutto indietro. Una decisione che ha aperto enormi discussioni anche per la disparità con episodi molto simili valutati diversamente in altre gare del campionato.

Possibili punti persi: +2.

Nel ritorno di Juventus-Lazio, terminata 2-2 dopo che i biancocelesti erano andati avanti 2-0, succede forse uno degli episodi più assurdi dell’anno. Sul punteggio di 0-0, Koopmeiners segna, ma il gol viene annullato per un fuorigioco geografico di Thuram molto discusso. Nella stessa azione, però, c’era anche un netto rigore su Cabal non assegnato. Due episodi nella stessa azione che cambiano completamente la partita.

Possibili punti persi: +2.

Poi c’è l’episodio simbolo della stagione: Inter-Juventus.

Con la partita sull’1-1, Kalulu viene espulso per doppia ammonizione dopo una caduta evidentemente accentuata di Bastoni. L’arbitro non esita un secondo nell’estrarre il cartellino, il VAR non può intervenire sulla seconda ammonizione e la Juventus resta in dieci, perdendo poi 3-2.

Ma è proprio qui che nasce la polemica più grande. Perché la sensazione, guardando le immagini, è che Bastoni simuli il contatto. E considerando che il difensore nerazzurro era già ammonito, a termini regolamentari l’espulsione avrebbe dovuto essere addirittura al contrario: Inter in dieci uomini e Juventus in superiorità numerica.

Invece accade esattamente l’opposto.

Ed è qui che nasce una sensazione sempre più diffusa. Che sbagliare contro la Juventus oggi sia meno “pesante” rispetto ad altri contesti. Non necessariamente per malafede, ma per una questione di gestione psicologica delle partite.

Perché nel calcio moderno ogni episodio viene amplificato, e gli arbitri inevitabilmente convivono anche con il peso mediatico delle decisioni.

Nel caso Kalulu-Bastoni, per esempio, la sensazione è che un arbitro avrebbe potuto avere una gestione più prudente prima di estrarre immediatamente un secondo giallo in un big match così delicato. E i più maligni si chiedono anche se, a parti invertite, il cartellino sarebbe uscito con la stessa velocità.

Possibili punti persi: +3.

Ed è significativo che proprio quella sia stata praticamente l’unica partita in cui la dirigenza juventina si sia fatta sentire apertamente. Già all’intervallo ci furono proteste pesanti nel tunnel degli spogliatoi, con provvedimenti disciplinari successivi nei confronti della dirigenza bianconera. A fine gara, sia Chiellini che Comolli manifestarono apertamente il proprio malcontento per la gestione arbitrale.

Eppure anche lì la narrazione si ribaltò rapidamente.

Tra le parole di Giuseppe Marotta, che tornò a citare il vecchio episodio del rigore assegnato a Cuadrado contro l’Inter in una sfida decisiva per la Champions di qualche stagione fa, e quelle del presidente del Senato Ignazio La Russa, che pubblicamente parlò di una Juventus che “ha sempre rubato” e di un’Inter “in credito”, il dibattito si spostò quasi immediatamente dal singolo episodio alla storia del club, quasi minimizzando quanto accaduto in campo.

Come se anche davanti a una situazione così evidente il focus dovesse comunque tornare sulla Juventus stessa. Poi, da quel momento, il silenzio è tornato totale.

Altro pareggio pesante arriva in Juventus-Verona, terminata 1-1. Gagliardini rischia seriamente il rosso con un intervento molto duro, ma viene soltanto ammonito. Nel finale addirittura il direttore sportivo del Verona, Sogliano, si presenta ai microfoni parlando di mancanza di rispetto verso la propria squadra, nonostante gli episodi più pesanti sembrassero semmai favorire proprio gli ospiti.

Una situazione talmente paradossale che lo stesso Spalletti, nel post partita, rispose con ironia senza nascondere stupore per quelle dichiarazioni.

Possibili punti persi: +2.

Infine, l’episodio contro la Fiorentina.

Sull’1-0 per i viola, nel miglior momento della Juventus, McKennie trova il gol del pareggio. Ma l’arbitro fischia immediatamente fallo in attacco senza aspettare il VAR. Una scelta di campo presa in una situazione molto difficile da valutare, con contatto minimo e Gosens che accentua molto la caduta.

E qui il dettaglio cambia tutto. Perché se il gol fosse stato inizialmente convalidato, probabilmente il VAR non sarebbe intervenuto trattandosi di un contatto leggero e interpretativo.

Possibili punti persi: +1.

E anche qui il peso dell’episodio è enorme. Perché con un pareggio la Juventus sarebbe rimasta comunque fuori dalla zona Champions, ma all’ultima giornata avrebbe avuto bisogno soltanto di un passo falso tra le squadre davanti. Con la sconfitta, invece, i bianconeri sono costretti a sperare in una combinazione molto più complicata di risultati.

Ed è forse questo l’aspetto che pesa di più. Perché molti di questi episodi non hanno semplicemente cambiato una partita. Hanno cambiato il senso dell’intera stagione.

Il totale porta a un dato impressionante: 13 punti potenzialmente sfumati attraverso episodi arbitrali estremamente controversi.

Attenzione: questo non significa automaticamente “13 punti rubati”. Sarebbe un ragionamento semplicistico e scorretto.

Ma il tema resta enorme.

Perché anche dimezzando il peso di questi episodi, la Juventus oggi sarebbe comunque pienamente dentro la zona Champions.

Ed è qui che il discorso si allarga. Perché quasi tutti gli episodi riguardano situazioni interpretative: rigori sì o no, contatti valutati diversamente, gestione dei cartellini, interventi VAR e discrezionalità arbitrale.

Cioè esattamente ciò che il VAR avrebbe dovuto eliminare.

Invece il sistema continua a produrre polemiche, interpretazioni e sensazioni diverse a seconda delle squadre coinvolte.

La sensazione è che oggi sbagliare contro la Juventus venga percepito come meno rischioso dal punto di vista mediatico e arbitrale.

Non per una questione di malafede organizzata, ma per dinamiche psicologiche che inevitabilmente entrano nel calcio moderno.

Lo si vede nella gestione di tanti episodi piccoli durante le partite: falli fischiati subito “nel dubbio”, azioni interrotte preventivamente per evitare proteste, contatti valutati con criteri diversi a seconda del peso della gara o della pressione ambientale.

È una sensazione che emerge anche osservando altre partite del campionato. In gare decisive per la corsa Champions o salvezza, spesso gli arbitri sembrano orientati più a evitare polemiche verso alcune squadre che a mantenere una linea uniforme di giudizio.

E allora il tema non diventa più il singolo errore. Diventa il sistema.

Perché se il VAR doveva servire a eliminare la discrezionalità e le polemiche, oggi sembra invece averle moltiplicate. E la Juventus, nel frattempo, continua quasi sempre a scegliere il silenzio.

Forse troppo.