Vlahovic come Dybala? I numeri sugli infortuni fanno riflettere la Juventus
Il rinnovo di Dusan Vlahovic con la Juventus è ormai ai dettagli. Una scelta chiara, voluta anche da Luciano Spalletti, che vede nel centravanti serbo un punto fermo per il futuro. Ma dietro questa decisione si nasconde una domanda inevitabile: quanto è sostenibile questa scommessa nel tempo?
Dal punto di vista tecnico, il discorso è semplice. Vlahovic, quando è al meglio, è un attaccante completo: fisicità, profondità, capacità di lavorare per la squadra. Uno di quei centravanti che oggi in Europa non sono così facili da trovare.
Il problema, però, è la continuità.
Negli ultimi tre anni, Vlahovic ha saltato 37 partite per infortunio, restando fuori per oltre 230 giorni complessivi. Un dato che, se confrontato con il recente passato bianconero, fa riflettere.
Nelle sue ultime tre stagioni alla Juventus, anche Paulo Dybala aveva saltato 37 partite. Un numero identico, ma con una differenza importante: l’argentino era rimasto fuori per circa 300 giorni complessivi, segno di infortuni più lunghi e pesanti.
Un confronto che va però letto con attenzione. La stagione 2019/20, una delle tre prese in esame per Dybala, è stata condizionata dall’emergenza Covid, con stop forzati e tempi di recupero spesso diversi dal normale. Allo stesso tempo, la stagione di Vlahovic non è ancora finita, e i numeri potrebbero ulteriormente aumentare.
Al di là delle differenze, però, il dato principale resta: la traiettoria è simile. Dybala conviveva con continui problemi muscolari, e Vlahovic oggi si trova in una situazione per certi versi analoga, tra pubalgia, adduttori e stop ripetuti.
È proprio su questo equilibrio che la Juventus ha deciso di fare una scelta diversa rispetto al passato.
Con Dybala, a 28 anni, si era arrivati alla rottura. Con Vlahovic, che oggi ha 26 anni, il club ha deciso invece di proseguire, ma con una formula che racconta prudenza: un rinnovo fino al 2028 che, di fatto, rappresenta una scommessa a medio termine.
Anche sul piano economico il messaggio è chiaro. Vlahovic abbassa l’ingaggio rispetto ai 12 milioni attuali, ma resta su cifre importanti, tra i 6 e i 7 milioni. Un investimento significativo, che la Juventus ha scelto di sostenere proprio perché convinta del valore del giocatore.
Una scelta che richiama inevitabilmente alla memoria l’ultima grande scommessa fatta dal club: il ritorno di Paul Pogba. Un’operazione che, tra continui infortuni e vicende extra campo, non ha mai permesso di rivedere davvero il giocatore in campo con continuità.
Con Vlahovic il discorso è ancora aperto. Ma il confine è sottile.
La Juventus ha deciso di crederci. Ma i numeri raccontano una storia che invita alla cautela: la scommessa è reale, e il rischio anche.
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