Juve, il summit cambia il mercato: servono leader, esperienza e uomini di carattere

Juve, il summit cambia il mercato: servono leader, esperienza e uomini di carattereTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

Il summit andato in scena oggi tra Luciano Spalletti, la proprietà e il management bianconero è stato il primo vero passo verso la costruzione della nuova Juventus. Dopo la delusione per la mancata qualificazione alla prossima Champions League, la società ha voluto confrontarsi con l’allenatore per capire come ripartire e soprattutto quali caratteristiche dovrà avere la rosa della prossima stagione.

Non sono filtrati dettagli precisi sugli argomenti affrontati, ma è evidente che il confronto abbia toccato soprattutto il tema della costruzione tecnica e caratteriale della squadra. Perché questa Juventus, al netto dei limiti tattici e tecnici emersi durante l’anno, ha mostrato soprattutto una fragilità di personalità nei momenti decisivi.

Ed è proprio da qui che vuole ripartire Spalletti.

L’allenatore bianconero, anche nelle ultime conferenze stampa, ha insistito molto sul concetto del carattere. La Juventus di quest’anno troppo spesso si è sciolta al primo episodio negativo, senza riuscire a reagire, a ribaltare l’inerzia delle partite o semplicemente a trasmettere all’avversario la sensazione di essere ancora viva.

Per questo motivo il summit di oggi è servito anche a individuare i profili giusti da inserire all’interno della rosa. Non soltanto giocatori forti tecnicamente, ma uomini con esperienza internazionale, leadership e abitudine a giocare partite pesanti.

Il sogno di Spalletti per la porta resta Alisson. Un portiere che l’allenatore conosce benissimo dai tempi della Roma e che rappresenterebbe esattamente il tipo di figura che oggi manca alla Juventus: personalità, leadership, esperienza internazionale e capacità di portare punti nei momenti decisivi.

Il problema è che l’operazione è estremamente complicata, soprattutto senza gli introiti della Champions League. Tra costo del cartellino e ingaggio, arrivare al brasiliano del Liverpool appare molto difficile.

Ecco perché nelle riflessioni bianconere stanno prendendo quota anche alternative differenti ma comunque di grande esperienza. Una di queste è David De Gea, che conosce bene il calcio ad altissima pressione e che potrebbe rappresentare una soluzione più sostenibile economicamente.

Ma il tema non riguarda soltanto il portiere.

Uno dei nomi che Spalletti avrebbe indicato come profilo ideale per qualità tecnica ed esperienza internazionale è quello di Bernardo Silva. Il portoghese del Manchester City è uno dei giocatori più intelligenti e completi del calcio europeo, capace di giocare tra le linee, accelerare il palleggio e soprattutto gestire emotivamente i momenti delle partite.

Anche in questo caso, però, l’operazione appare estremamente complicata senza la Champions League.

Ed è qui che entra in gioco il vero lavoro che la Juventus dovrà fare nei prossimi mesi.

Perché il mercato bianconero non potrà essere soltanto una questione economica. Dovrà diventare soprattutto una questione di idee, intuizioni e scouting.

La Juventus dovrà essere brava a trovare quei profili che magari oggi non sono ancora superstar assolute, ma che possano diventarlo dentro un contesto vincente. Un po’ come accadde anni fa con Vidal, arrivato quasi da scommessa e diventato poi uno dei simboli del ciclo di Antonio Conte.

Oppure come successo con McKennie, che in alcuni momenti sembrava ai margini del progetto e che invece oggi è diventato uno dei giocatori più importanti della Juventus di Spalletti, soprattutto dal punto di vista mentale e caratteriale.

Tra i nomi monitorati c’è anche Goretzka, profilo differente rispetto al classico regista di palleggio ma giocatore di enorme esperienza internazionale, leadership e intensità, caratteristiche che alla Juventus di quest’anno sono mancate tantissimo.

La sensazione è che il summit di oggi abbia segnato un punto importante: la Juventus ha capito che il problema non è soltanto tecnico.

Serve certamente più qualità, serve un regista capace di velocizzare il gioco e servono giocatori in grado di creare superiorità tecnica negli ultimi metri, ma soprattutto servono uomini capaci di reggere il peso della maglia della Juventus nei momenti difficili.

Perché senza Champions League il lavoro diventa ancora più complicato. E proprio per questo serviranno intuizioni giuste, idee forti e una costruzione molto più lucida rispetto a quella vista nelle ultime stagioni.

La nuova Juventus ripartirà da qui.