Juve, algoritmi in vacanza e scouting al palo: così i Tresoldi e Chiarodia finiscono altrove
La Juventus continua a muoversi sul mercato con una linea che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere moderna: dati, algoritmi, osservazione globale, lettura dei trend. Ma nella pratica, il rischio percepito all’esterno è quello di un sistema che fatica a produrre risultati concreti. Ma a conti fatti
La Juventus di Comolli continua a ignorare profili giovani, italiani e internazionali: Nicolò Tresoldi, centravanti di peso italo-tedesco con 19 gol in 40 partite con la maglia del Club Bruges, Fabio Chiarodia, difensore mancino abile anche a costruire gioco del Borussia Mönchengladbach, e Luca Reggiani, centrale e terzino destro dal Borussia Dortmund. Nomi interessanti, alcuni anche molto promettenti e ancora accessibili. Nulla da dire sul valore potenziale dei profili.
E che dire della nostra serie B? Per anni il club ha costruito parte della propria forza anche attraverso un lavoro profondo di osservazione, intuizione, conoscenza del mercato italiano e capacità di anticipare gli altri. Non soltanto colpi milionari o superstar affermate. Anzi. La Juventus che aprì un ciclo pescava ovunque: all’estero, certo, ma anche nella Serie B, nelle categorie minori, nei campionati meno glamour, dove il talento costa meno e spesso ha più fame. Ed è spesso lì che si vedono giocatori ancora accessibili economicamente, prima che il mercato li trasformi in operazioni da 25 o 30 milioni.
Non serve andare troppo lontano con la memoria: Mauro German Camoranesi arrivò dal Verona, allora non esattamente un salotto europeo. Eppure divenne un pilastro della Juventus e campione del mondo azzurro. Prendiamo Mattia Liberali. Classe 2007, talento offensivo, ex Milan, oggi al Catanzaro. Trequartista, ala, giocatore tecnico, creativo, imprevedibile. Uno di quei profili italiani che meritano almeno attenzione approfondita. Non significa sostenere che Liberali debba essere automaticamente il futuro numero 10 della Juventus. Il punto è un altro: possibile che il calcio italiano non offra più terreno fertile per uno scouting aggressivo e intelligente? E allora viene naturale chiedersi: la Juventus sta guardando abbastanza dentro casa?
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