JWomen, Girelli: "In America vivo una fase di studio. Del Piero sapeva della mia scelta"

JWomen, Girelli: "In America vivo una fase di studio. Del Piero sapeva della mia scelta"TUTTOmercatoWEB.com

In un'intervista esclusiva concessa a Tuttosport, Cristiana Girelli, attaccante della Juventus Women in prestito in NWSL al Bay FC, ha parlato della sua decisione di andare in America.

"Sicuramente è il più competitivo: ciascuna gara fa storia a sé, si può perdere o vincere con chiunque. Ogni weekend c’è una sorpresa. Noi siamo partite un po’ a rilento, ma i playoff restano l’obiettivo. Il resto, poi, lo fa il contesto, difficile da immaginare senza viverlo.

Adattamento? Sto vivendo una fase di studio: arrivo da un contesto in cui giocavo con amiche, loro conoscevano la mia posizione in campo e viceversa a occhi chiusi. Qui questo ancora non accade, ci vuole tempo in allenamento come in gara. In generale, sicuramente in Europa la tattica ha un ruolo più centrale, qui molto lo fa l’intensità, ma la nostra allenatrice è inglese e quindi sta piano piano portando anche nozioni tattiche.

Zero goal? In questa prima fase ho giocato in una posizione diversa, da falso nueve, quindi mi è stato chiesto un lavoro differente. Adesso, però, proprio a proposito di quella fase di transizione che dicevo, stiamo insistendo molto sul far arrivare più cross e palle in mezzo. Poi ovvio, sono un’attaccante e voglio segnare. E qui mi hanno preso per questo, anche se pure un assist è una bella soddisfazione.

Lasciare la Juve? Ci ho pensato e ci penso spesso. Mia mamma mi disse: “È come un treno che passa adesso e non passa più”. E la risposta che mi sono data è stata “Vai!”. Con tutto quello che comporta, eh. Ma forse per la prima volta nella mia vita ho pensato davvero a me stessa. Quel che è certo è che è stata una scelta molto difficile.

Andar via a metà stagione? Qualcuno non lo ha capito? Sicuramente, ma lo accetto. È normale. Se non avessi avuto 35 anni probabilmente avrei aspettato la fine della stagione.

Arrivederci? La Juve è e sarà per sempre il mio primo e grande amore. Non riesco a pensare a un finale diverso da quello con quella maglia.

Il saluto a Del Piero? Senza dubbio. Lui sapeva, una ventina di giorni prima gli avevo parlato di questa scelta. Mi chiese quando sarebbe stata l’ultima partita in bianconero: “Il 19 febbraio”, ricordo ancora la data. Mi rispose: “Farò di tutto per esserci”. Quella mattina, ma conta che erano passati una ventina di giorni dalla nostra chiacchierata, ricevo un suo messaggio in cui mi conferma la sua presenza. Panico! Da lì è nato quell’incontro e mi è venuto istintivo regalargli la mia maglietta. A proposito: ci siamo sentiti recentemente e quando, ridendo, gli ho chiesto se l’avesse già lavata mi ha risposto 'Ma scherzi?'.

Finale Coppa Italia? Un po’ il copione di questa stagione purtroppo… Siamo partite bene e allora lì ho pensato al caldo, al fatto che servissero due gol per non rischiare poi di subire quel grande dispendio di energie. Come poi è accaduto nel secondo tempo. Mi sembrava che meritassimo di più, ho visto tante occasioni nostre e poi l’avversario che arriva e segna.

Braghin? Ho sentito un vuoto, con lacrime a corredo. Per spiegare alle mie compagne chi fosse Stefano ho detto che è stato colui che ha costruito la Juventus Women. Io, ma tutte noi, dovremo ringraziarlo per sempre per quello che ha creato. A livello personale, poi, è stato lui che mi ha voluto alla Juventus perché il primo anno io non ero nei loro piani: è venuto letteralmente a prendermi a Brescia con la macchina! Ed è stato lui a trasformarmi in un’attaccante: “Tu sei una punta, sei un 9!”, mi disse la prima volta a Vinovo. E anche questo mi ha dato la possibilità di fare un certo tipo di carriera. Ha scritto bene Marti (Rosucci, ndr): forse ci renderemo conto solo un giorno dell’era che abbiamo vissuto grazie a lui".