Daffara, la Juve punta ancora su di lui: c'è una curiosa coincidenza che porta a Biella
La Juventus ha deciso di non perdere il controllo su Giovanni Daffara. L'esercizio del diritto di controopzione nei confronti dell'Avellino rappresenta infatti un segnale importante sul futuro del giovane portiere bianconero, reduce da una stagione molto positiva in Serie B e considerato ancora un patrimonio tecnico sul quale continuare a investire.
Dopo l'ottima annata vissuta in Campania, la Juventus avrebbe potuto scegliere una strada diversa, magari monetizzando immediatamente la crescita del ragazzo. Invece la decisione è stata quella di riportarlo sotto il proprio controllo e programmare un ulteriore step nel suo percorso di crescita. Un percorso che potrebbe portarlo al Parma, dove avrebbe la possibilità di confrontarsi con la Serie A dopo aver già superato gli esami della Next Gen e della Serie B.
È proprio questo l'aspetto più significativo della vicenda. Daffara non sembra essere considerato un semplice prospetto da valorizzare economicamente, ma un giocatore sul quale la Juventus vuole continuare a credere. Dopo le 83 presenze accumulate con la Next Gen e la stagione positiva con l'Avellino, il salto nella massima serie rappresenterebbe infatti il banco di prova ideale per capire se possa diventare un giorno un portiere da Juventus.
Nato a Biella il 5 dicembre 2004, Daffara è uno dei prodotti più interessanti usciti negli ultimi anni dal progetto bianconero. Arrivato giovanissimo nel settore giovanile della Juventus, ha scalato tutte le categorie fino a conquistarsi il posto da titolare tra i professionisti, diventando un punto di riferimento della seconda squadra e confermando poi il proprio valore anche nel campionato cadetto.
Ed è qui che emerge una curiosità che racconta meglio di tante altre cose il lavoro svolto dalla Juventus sui giovani portieri. Se Daffara dovesse davvero approdare al Parma e trovare spazio in Serie A, potrebbe seguire una strada molto simile a quella di Edoardo Motta, altro estremo difensore cresciuto nel progetto bianconero e oggi pronto a ritagliarsi il proprio spazio nel massimo campionato.
La coincidenza è sorprendente. Giovanni Daffara è nato a Biella il 5 dicembre 2004, mentre Edoardo Motta è nato sempre a Biella il 13 gennaio 2005. Poco più di un mese di differenza tra due ragazzi che hanno condiviso la stessa città di origine e che oggi potrebbero ritrovarsi entrambi in Serie A dopo essere passati dal percorso di crescita costruito dalla Juventus.
Un dettaglio che assume ancora più valore se si considera che Biella conta poco più di 40 mila abitanti. Da una realtà relativamente piccola del Piemonte sono usciti due portieri della stessa generazione, entrambi arrivati nel calcio professionistico e passati dall'universo bianconero.
La storia diventa ancora più curiosa se si guarda ai loro primi passi nel calcio. Daffara è cresciuto nella Biellese prima di approdare alla Juventus, mentre Motta ha mosso i primi passi nella SD Soccer Spartera di Casale Monferrato. Due percorsi differenti, sviluppatisi a poco più di settanta chilometri di distanza, nel cuore del Piemonte.
In un'epoca in cui il calcio sembra sempre più concentrato nei grandi centri, la possibile presenza in Serie A di due portieri della stessa generazione provenienti da realtà così vicine rappresenta un segnale importante. È la dimostrazione di come anche territori lontani dai riflettori possano continuare a produrre talenti e di come il lavoro dei club dilettantistici e dei settori giovanili locali resti fondamentale nella crescita dei futuri professionisti.
Poi è stata la Juventus a raccogliere quel talento e a svilupparlo attraverso il proprio percorso di crescita. Prima Motta, poi Daffara: due storie diverse, nate a pochi chilometri di distanza, che oggi potrebbero ritrovarsi a condividere lo stesso traguardo, quello della Serie A.
Naturalmente la risposta definitiva arriverà soltanto dal campo. La Serie C con la Next Gen è stata superata, la Serie B con l'Avellino anche. Adesso potrebbe arrivare la Serie A, l'esame più difficile e affascinante. E il fatto che la Juventus abbia scelto di esercitare la controopzione prima di mandarlo eventualmente a giocare altrove è probabilmente il segnale più importante di tutti: a Torino credono che il meglio debba ancora arrivare.
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