Juve, il salto di qualità non è sostituire Bremer ma affiancargli giocatori come Kim
Non vendere Bremer per prendere Kim, ma semmai provare a prendere Kim per farlo giocare accanto a Bremer. È una differenza enorme, di filosofia prima ancora che di mercato. Ed è quello che dovrebbe fare la Juventus. Le grandi squadre non crescono impoverendo i propri punti di forza per tappare buchi altrove. Crescono aumentando il livello medio della rosa.
Se hai uno dei difensori più forti della Serie A come Bremer, l’idea dovrebbe essere tenerlo e costruirgli attorno una difesa ancora più forte, magari cogliendo un’occasione di mercato come Kim, anche attraverso formule creative: prestito, prestito con diritto, formule dilazionate, accordi sostenibili. Immaginare una coppia Bremer-Kim significherebbe alzare immediatamente fisicità, esperienza internazionale, aggressività difensiva e personalità. Sarebbe un messaggio chiaro: non sopravvivere, ma tornare ad avere ambizioni.
E il discorso vale per tutto il resto della squadra. A centrocampo, ad esempio, il senso non dovrebbe essere cedere Thuram per finanziare un sostituto. Dovrebbe essere tenere Thuram e aggiungergli un regista di livello o un centrocampista complementare capace di migliorare la qualità della manovra. Sugli esterni, non privarsi di Cambiaso per fare cassa, ma aggiungere concorrenza vera, alternative credibili, profondità di rosa.
In attacco, non inseguire l’ennesima rivoluzione totale, ma costruire finalmente un reparto con gerarchie chiare, gol garantiti, talento emergente e magari un profilo esperto capace di fare la differenza nei momenti pesanti. Naturalmente esiste la realtà dei conti. Nessuno ignora bilanci, monte ingaggi e limiti economici. Ma proprio qui entra in gioco la competenza dirigenziale: scouting, parametri zero, occasioni internazionali, prestiti intelligenti, giocatori in uscita dai top club.
Perché se ogni estate il piano diventa “vendo il migliore per comprarne uno forse equivalente”, la squadra resta ferma o arretra. Le squadre vincenti fanno un altro percorso: mantengono il nucleo forte e aggiungono tasselli mirati. La Juventus del passato, quella capace di aprire cicli, spesso ragionava così: non sostituiva una colonna con un’altra sperando di non perdere troppo terreno; provava ad accumulare qualità, esperienza, alternative. Se l’obiettivo è tornare stabilmente in Champions e a competere per lo scudetto, la strada probabilmente passa da lì: Kim con Bremer, non Kim al posto di Bremer. E lo stesso principio applicato agli altri reparti.
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