Juve, senza Champions via i migliori? Lo scenario da incubo secondo Il Giornale
La mancata qualificazione alla prossima Champions League rischia di incidere profondamente sulle strategie della Juventus. Senza i ricavi della massima competizione europea, il club bianconero potrebbe essere costretto a finanziare il prossimo mercato attraverso alcune cessioni importanti.
Secondo Il Giornale, tra i profili maggiormente esposti c’è Gleison Bremer, uno degli uomini di maggior valore tecnico ed economico della rosa. Il difensore brasiliano resta un asset di primo piano e un’eventuale partenza passerebbe da offerte in linea con la clausola rescissoria da 54 milioni di euro.
Ma Bremer non sarebbe l’unico nome sotto osservazione. Anche Andrea Cambiaso e Khéphren Thuram rientrerebbero tra i possibili sacrificabili in caso di proposte considerate congrue dalla società. Lo scenario apre però una riflessione inevitabile: per ripartire davvero, la Juventus può permettersi di privarsi proprio dei giocatori che, per rendimento, prospettiva o identità tecnica, rappresentano alcune delle basi più solide della rosa?
Bremer garantisce leadership difensiva, Thuram ha mostrato dinamismo e personalità in mezzo al campo, mentre Cambiaso è uno dei pochi elementi in grado di offrire qualità, corsa e versatilità. Rinunciare a uno o più di questi profili significherebbe sì generare liquidità, ma anche aumentare il rischio di dover ricostruire nuovamente pezzi fondamentali della squadra.
La priorità, secondo la linea che emerge, resta quella di riequilibrare i conti: alleggerire il monte ingaggi, incassare dalle uscite e solo successivamente investire in entrata. Una logica economica comprensibile, ma che potrebbe rendere ancora più complesso il percorso verso una Juventus immediatamente competitiva.
Nel frattempo, alcune piste accostate ai bianconeri sembrano raffreddarsi: Alisson dovrebbe restare al Liverpool, Bernardo Silva appare vicino al Barcellona e Rüdiger sarebbe orientato a proseguire con il Real Madrid. Si profila dunque un’estate delicata, fatta di equilibri sottili tra sostenibilità e ambizioni. Ma il nodo resta aperto: per tornare in alto, la Juventus deve vendere i suoi pezzi migliori o trovare il modo di costruire senza smontare ciò che ancora funziona?
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