Juventus, Tacchinardi scuote tutti: “Qui manca fame vera”
Altro che giri di parole: Alessio Tacchinardi entra a gamba tesa nel dibattito sulla Juventus e lo fa con la schiettezza di chi quella maglia l’ha sudata fino all’ultima goccia. Il punto non è tecnico, non è tattico. È più profondo. È quasi viscerale.
Perché, secondo l’ex centrocampista, in questa Juve manca qualcosa che non si compra al supermercato del calciomercato: la fame. Quella vera, quella che ti fa uscire dal campo senza fiato e ti lascia senza parole anche con il tuo compagno se perdi una partitella in allenamento. Tacchinardi non fa sconti. La sua Juve era fatta di uomini prima ancora che di calciatori: Del Piero, Zidane, Deschamps, gente che viveva ogni giorno come una finale. Oggi, invece, il rischio è un altro: una squadra composta da “bravi ragazzi”, sì, ma senza quell’ossessione feroce che trasforma un gruppo in una macchina da guerra.
Il concetto è semplice quanto scomodo: per tornare a vincere, la Juventus deve tornare ad essere antipatica. Perché – ed è qui la stoccata più pesante – quando inizi a dare fastidio a tutti, significa che sei tornato davvero grande. E poi c’è il sottotesto, nemmeno troppo nascosto: questa Juve non ha un “Tacchinardi”. Non ha qualcuno che morda, che sporchi le partite, che alzi il livello emotivo quando le gambe tremano. Un vuoto che pesa più di qualsiasi modulo sbagliato. Il messaggio arriva dritto anche alla dirigenza: il mercato servirà, certo. Ma senza carattere, senza identità, senza quella sana cattiveria sportiva, anche il colpo da copertina rischia di restare solo una bella fotografia. La Juventus, oggi, è davanti a uno specchio. E l’immagine che vede non è ancora quella di una squadra pronta a tornare a dominare. Ma le crepe, a volte, sono il primo passo per ricostruire qualcosa di più solido. E più feroce.
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