Marotta sull'addio alla Juve: "Le strade si sono divise con grande stima. Colpa di Ronaldo? Leggenda metropolitana"
In un'intervista fiume concessa a DAZN, il presidente dell'Inter Giuseppe Marotta ha ricordato il suo passato alla Juventus, ripercorrendo le motivazioni che lo hanno portato a lasciare il club bianconero. Questo è un estratto delle sue parole:
"Se ci sono analogie tra l'esperienza alla Juventus e quella all'Inter? La Juventus aveva una proprietà che si sussegue nel tempo, nell'Inter purtroppo questo non è accaduto e questo comporta avere più difficoltà. Entrambe sono grandi società e sono la storia vera del calcio italiano, sono molto, molto orgoglioso di essere nell'Inter.
Cosa c'è dietro il mio addio alla Juventus? Il fatto e la consapevolezza che la proprietà e il presidente avevano giustamente voglia di fare un cambiamento nella struttura manageriale, ringiovanendola. Lo stesso Andrea Agnelli, che ha acquisito esperienza che non aveva nel 2010 quando arrivai io, voleva recitare un ruolo da protagonista ed è legittimo. Quando la proprietà rivendica un ruolo importante, il manager fa un passo indietro. Con grande stima, le nostre strade si sono divise.
Se è stata colpa di Ronaldo? È una leggenda metropolitana. Certamente non era un'operazione che io condividevo al massimo, ma in un modo spontaneo di confronto con il presidente e la proprietà, non era una cosa di litigiosità. Ritenevo che Cristiano Ronaldo, che è un grandissimo campione, magari era un'operazione troppo grande per noi in quel momento. Però c'è il rispetto dei ruoli, io mi sono accodato al presidente.
Se ho provato dolore nel perdere la Juventus? Mi ricordo benissimo quel sabato in cui ho annunciato che non si sarebbe più rinnovato il rapporto tra di noi. Era un giorno di tristezza, vedevi gli 8 anni… Da un lato sono fortunato, da un lato sono coraggioso e ho detto che ero sicuro che quando si chiude una porta, si sarebbe aperto un portone. In effetti, l'incredibile è che è successo in 24 ore, talmente in modo strano… Siccome non avevo il numero di Zhang, non ero sicuro fosse lui, pensavo fosse uno scherzo e così chiesi a Cairo se il cellulare fosse il suo. Quando ho ricevuto la conferma, l'ho richiamato e ci siamo visti il lunedì.
Che rapporto ho con Paratici oggi? È un caro ragazzo, una persona che come me ha grande passione verso questo mondo e questo calcio. Ognuno dai propri amici e dai propri collaboratori ha delle aspettative, probabilmente ero io che avevo messo aspettative diverse su di lui, non si sono realizzate, ma non ho niente da rimproverargli. Ha deciso di prendere la sua strada, va bene, non ho assolutamente astio, spero che possa con l'esperienza vissuta dare un contributo a questo movimento, soprattutto al mondo italiano, che ne ha molto bisogno.
Quanto Paratici deve della sua carriera a me? In chiaro che per Paratici la circostanza favorevole di avermi incontrato è stata fondamentale. Quando lo presi a fare l'osservatore della Sampdoria era un giocatore del Brindisi, non è che arrivava da un'esperienza… E lo presi dopo che avevamo già vinto la Serie B, poi è cresciuto perché è appassionato, competente e molto bravo.
Se avrei difeso Bastoni nel caso Kalulu anche se non fosse stato un giocatore dell'Inter? Sì, assolutamente, lo farei sempre. Va giudicato dalle persone che lo conoscono, quando non si conosce qualcuno non si può esprimere un giudizio. Siccome io lo conosco bene, ritengo che non sia solo un bravo calciatore, ma anche un bravissimo ragazzo. Cosa ha commesso? Niente di grave. Un gesto che nella mia storia calcistica ho visto 40 anni fa e l'ho rivisto oggi. L'enfasi mediatica è incredibile, prima non c'era. Ha commesso un errore, ma dettato più dall'istinto che dalla razionalità. Davanti a un errore uno deve dirgli di non farlo più, cerca di crescere, lui per primo lo ha capito… Ma non può essere messo alla berlina dalla gente, questo linciaggio morale che lo ha accompagnato, disconoscendo quello che lui rappresenta, ovvero un patrimonio dell'Inter, ma soprattutto del calcio italiano. Perché fare questa forma di autolesionismo, quando abbiamo a che fare con un giocatore che degnamente indossa la maglia azzurra".
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