Il calcio ostaggio di se stesso. Tra le "grazie" dei potenti e la sfida della Juve

Il calcio ostaggio di se stesso. Tra le "grazie" dei potenti e la sfida della JuveTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:01Editoriale
di Alessandro Santarelli

Se c’era un modo per delegittimare il calcio, che già non gode di ottima salute, il duo Trump Infantino lo ha trovato con la brillante idea di togliere la squalifica per espulsione diretta all’attaccante degli Stati Uniti Balogun. Telefonata del presidente Usa, per il quale il cartellino rosso era eccessivo, e conseguente calcio ad ogni regolamento. Zac, la squalifica come per magia si trasforma in “ grazia” . Ditemi la verità vi ricorda qualcosa vero? Perché, e qui tutti si sono dimenticati, di precedenti uno ne esiste, quanto l’allora presidente della Figc Gravina decise di togliere la penalità a Lukaku, allora attaccante indovinate di quale squadra? Corsi e ricorsi storici di un movimento che sta raschiando il fondo del barile, prigioniero di istituzioni che ormai lavorano sulla base di interessi spesso personali che non collettivi

In questo mare agitato a livello mondiale, il nostro povero movimento si barcamena alla meno peggio. Certo ci siamo liberati di Gravina, con la speranza che Malagò ( anche lui di memoria corta sulla questione grazia) possa far meglio ( oddio peggio è davvero difficile) ma i soldi in giro sono pochi e le ambizioni sono costrette a galleggiare con la realtà. Realtà che vede la Juve ancora ferma al palo eccezion fatta per l’arrivo dal Genoa di Ekhator. Operazione che però non rassicura né i tifosi né Spalletti che lunedi prossimo dovrà far buon viso a cattivo gioco. Si perché quando si riapriranno i cancelli della Continassa sarà costretto a rivedere volti che sparava di poter salutare definitivamente. Qualcuno piano piano andrà via, almeno cosi speriamo vivamente, ma dobbiamo avere la consapevolezza che molti dei reduci dal fallimento saranno ancora lì in prima linea come se nulla fosse accaduto.

Carnevali deve combattere con ingaggi onerosi, procuratori protagonisti, giocatori sopravvalutati e presuntuosi. Capite da soli che la situazione è complessa. Ma una cosa chiedo al direttore: un’inversione di tendenza rispetto alle folli trattative dello scorso anno. Basta con le lunghe storie come Kolo Muani. Il Psg chiede 50 milioni? Bene arrivederci e grazie ce ne faremo una ragione. So che è difficile ma la Juve deve ritrovare un peso anche a livello di società senza farsi portare a spasso da francesi o inglesi. Si fa quello che si può ma qui devono entrare in ballo le famose idee, quelle che spiazzano e che spesso si dimostrano vincenti. In un calcio globale che calpesta i propri regolamenti sull'altare della geopolitica e dell'interesse personale, galleggiare non può più bastare.

Per la Juventus è il momento di invertire la rotta: basta farsi trascinare in trattative estenuanti, basta subire i diktat di emiri o club d'oltremanica. Servono idee, coraggio e la fermezza di chi sa dire di no. Perché se i palazzi del potere sono temporaneamente occupati da personaggi di passaggio, la storia del calcio non si cancella con un colpo di spugna. Le radici della Signora sono solide; ai nuovi dirigenti il compito di dimostrare che il peso della maglia conta ancora più dei milioni del Qatar o delle telefonate di Washington.