Un fallimento che vede tutti responsabili. E ora la proprietà è davanti ad un bivio

Un fallimento che vede tutti responsabili. E ora la proprietà è davanti ad un bivioTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:01Editoriale
di Alessandro Santarelli

Questa volta è dura da digerire. Non per il quarto posto, prima o poi doveva succedere visto l’andazzo degli ultimi anni, ma per come è avvenuto. Umiliati davanti al pubblico in quello che una volta era il nostro fortino e che oggi è divenuto un colabrodo dove Verona e Fiorentina possono fare i loro comodi. Con una squadra priva di mordente cattiveria e fatemi dire dignità, a tratti in balia di sé stessa e con un “ufficio facce” specchio della stagione. Guardate amici bianconeri, non è la mancata qualificazione alla Champions, per quanto grave, che ci crea questo senso di rabbia e sconforto, ma per come si è arrivati a vivere questo scempio.

Non bastava il teatrino della settimana tra Lega e Istituzioni, non bastava l’esser venuti a sapere soltanto il giovedi sera quando si sarebbe giocata la partita, no, ci voleva anche lo schiaffo finale quello dato dalla squadra ai suoi tifosi. Umiliati in campo e fuori, con le parole che risuonano ancora nella mente di tutti, quelle di Spalletti “ Abbiamo giocato una grande stagione e in fondo siamo in Europa League” e quelle di Locatelli “ Non siamo riusciti a reggere la pressione”.  Pressione per un quarto posto, rispetto ad una squadra e una società che nella sua storia ne ha vissute di pressioni per ben altri traguardi. Ma diciamoci la verità, oggi di quella Juventus non è rimasto nulla, spazzata via da scelte folli, da dirigenti inadeguati, da giocatori pallidi e strapagati, da un valzer di allenatori che neppure il miglior Zamparini si, sarebbe sognato di fare.Luciano Spalletti oggi sembra l'unica garanzia, ma dobbiamo capire, in primis lo deve capire lui stesso, se le parole del post partita sono uno sfogo venuto male o un pericoloso segnale di resa. Cosi come abbiamo bisogno di risposte da parte del dott. Comolli, che sarà abilissimo nel gestire i bilanci ma che al momento ha fallito la gestione del mercato traghettando per la prima volta la Juventus fuori dalla Champions League     

Per arrivare puntualmente ogni anno a ricominciare da capo, azzerando senza aver costruito nulla. Abbiamo visto arrivare alla Continassa allenatori giovani, promettenti, con il Dna juventino, o navigati, ma la sostanza non è cambiata. Abbiamo visto direttori mettere a parole il Noi davanti all’Io, salvo poi distruggere tutto, abbiamo visto amministratori raccontarci di non dormire per le sconfitte senza però comprendere fino in fondo cosa voglia dire la Juventus, ci siamo illusi, e qui chiedo scusa, per aver raccontato con enfasi vittorie sporadiche cercando di cogliere segnali di speranza senza però capire che dietro c’erano fondamenta di cartone.

E ora siamo al momento della verità, quello in cui la proprietà dovrà, dovrebbe, dare un segnale forte al suo popolo, quello che ama senza condizioni, quello che piange di rabbia e di delusione ma che al contempo è stanco di vedere una squadra senza dignità e senza un minimo di dna bianconero. Le parole adesso sono superflue, occorrono i fatti. E occorre gente da Juve. Esattamente il contrario dello spettacolo indecente visto domenica pomeriggio, e non solo.