Juve,un cantiere aperto con ancora poche certezze
Era la fine di maggio, quindi poco più di un mese fa, e la Juve chiudeva la stagione con l'amaro in bocca per aver buttato la qualificazione in Champions nelle ultime due partite di campionato con Fiorentina e Torino. Dal terzo posto, sudato grazie anche alle frenate di chi la precedeva, scivolava sulle proprie disgrazie nel momento in cui sembrava filare tutto liscio: Spalletti aveva rinnovato sulla fiducia di una dirigenza troppo acerba per non credere che non ce l'avrebbe fatta, il tanto decantato attaccante – Vlahovic – era tornato e aveva ricominciato anche segnare e la squadra sembrava almeno in grado di portare a termine l'impresa di non bruciare la qualificazione e la bellezza di circa 60 milioni in un solo colpo. Tutto invece si è sbriciolato tra le mani di chi quel pensiero se l'era fatto. Un fallimento sportivo costato però la testa del solo staff dirigenziale, reo di politiche astratte e improduttive e di un rapporto mal costruito con l'allenatore a cui però gran parte delle responsabilità sono state depenalizzate. È anche vero che non si poteva resettare nuovamente tutto dopo l'azzeramento di Giuntoli e Thiago Motta, che ad onor di cronaca almeno i soldi della qualificazione li avevano portati a casa. Due pesi e due misure e un vincitore, Spalletti, a cui però adesso non verranno fatti più sconti.
Richieste – Chiellini ha agito da ago della bilancia giocando di sponda sulla necessità di riconfermare almeno l'allenatore e di rinforzare, per quanto possibile, la squadra. Certo che non potendoli cambiare tutti, risultava già abbastanza impegnativo fare richiesta di sostituirne almeno sei-sette: due per ruolo, dovendo passare al setaccio lo stesso numero di giocatori in uscita. La dimostrazione della difficoltà di agire la si registra nei mancati movimenti concretizzati, seppur con poco tempo a disposizione, dal nuovo uomo al comando – Carnevali -, anche lui inchiodato sulle “classiche” operazioni che hanno contraddistinto sogni e possibilità del mercato bianconero delle ultime campagne. Il motivo è molto semplice: soldi da buttare non ce ne sono più e a imporlo sono anche i paletti finanziari imposti dall'Uefa, dopo aver sforato gli ultimi tre bilanci per tentare di vincere subito.
Ripresa – Oggi riaprono i cancelli della Continassa e immaginiamo quale possa essere l'umore dei tifosi e quello di Spalletti che sperava di poter mostrare tutto il suo apprezzamento per qualche nuovo “buon” giocatore. E invece ritroverà gran parte di quelli che ha depennato dalla lista ma non sono stati ancora ceduti, tipo Di Gregorio, Gatti, Zhegrova, Miretti e Openda, ritrovando quelli di cui potrebbe doversi poi accontentare come Douglas Luiz, Cambiaso e Kelly, prima del ritorno dai mondiali di David e Koopmeiners e con la sola certezza – se non viene girato in prestito – di Ekhator. Tutto attorno nomi e trattative aperte, ma anche richieste ritenute eccessive per le possibilità societarie. Insomma, un mercato tutto in salita dove servirà il colpo ad effetto e coraggioso. Attenti ai nomi di Vicario, Lucumì e Pellegrino e ai capricci di Zaniolo alla corte dell'Udinese.
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